Nun je dà retta Roma che t’hanno cojonato …….

14 giugno 1800.E’ il giorno della battaglia di Marengo che oppone le truppe napoleoniche a quelle austriache e a Roma il papa-re Pio VII , l’algida regina Maria Carolina d’Austria , sorella della decollata Maria Antonietta, e le rispettive corti sono con il fiato sospeso. Solo poco tempo prima le orde dei francesi, giacobini senza Iddio, hanno umiliato lo Stato Pontificio, hanno sostenuto la breve stagione della Repubblica romana (1798-99) e hanno fatto morire in prigionia il predecessore Pio VI.
Ora la feroce polizia pontificia, guidata dal bieco e psicotico barone Scarpìa sta procedendo alla bonifica dai giacobini ancora presenti in città, ma uno dei tribuni della defunta Repubblica, Cesare Angelotti, riesce ad evadere dal carcere di Castel Sant’Angelo.
Gli dà rifugio il pittore Mario Cavaradossi, simpatizzante della causa rivoluzionaria.
Il barone Scarpìa si mette alla ricerca del fuggiasco servendosi della cantante Floria Tosca ,amante di Cavaradossi, e facendole credere che il suo uomo la tradisca.
La donna, seguita di nascosto da Scarpìa, giunge all’abitazione di Cavaradossi per coglierlo in flagrante, ma lo trova in compagnia di Angelotti. Capito l’inganno in cui è caduta, Tosca cerca a questo punto di aiutare l’amante, ma è ormai troppo tardi.
Scarpìa giunge alla casa e scopre Angelotti, che per non essere catturato si suicida. Arresta dunque il pittore per alto tradimento condannandolo alla forca.
Il barone, invaghito di Tosca, le propone di liberare Cavaradossi a patto che lei gli si conceda. Tosca accetta in cambio del permesso per Cavaradossi di uscire dallo Stato Pontificio. Egli acconsente e ordina allora ai suoi sgherri, in presenza di Tosca, di eseguire una fucilazione simulata.
Dopo aver scritto il salvacondotto, Scarpìa viene pugnalato alla schiena da Tosca, che corre subito dal suo amante, prigioniero a Castel Sant’Angelo.

The_Castel_Sant'Angelo_from_the_South
Cavaradossi viene però ucciso davvero e Floria Tosca si uccide a sua volta per la disperazione, gettandosi dagli spalti della fortezza.

(questi si che erano amori…)

Nun je da’ retta Roma che t’hanno cojonato
‘Sto morto a pennolone è morto suicidato
Se invece poi te dicheno che un morto s’è ammazzato
Allora è segno certo che l’hanno assassinato

Vojo cantà così, fior de prato…

Che fai, nun me risponni?

Me canti ‘no stornello?
Lo vedi chi è er padrone, insorgi, pia er cortello!

Vojo canta così, fiorin fiorello…

Annamo, daje Roma!

Chi se fa pecorone
Er lupo se lo magna… Abbasta uno scossone!

Vojo cantà – vabbè – fior de limone…

E’ inutile che provochi, a me nun me ce freghi
La gatta presciolosa fece li fiji ciechi
Sei troppo sbarajone, co’ te nun me ce metto
Io batto n’artra strada, io c’ho pazienza, aspetto…

Vojo canta così, fior de rughetto…

 La canzone è stata scritta dal regista Luigi Magni,musica di Trovajoli.Colonna sonora del film dello stesso Magni

“LA TOSCA”

Tratto dall’opera di Puccini

Cosa vordì  d’avé scritto sur blog stà canzone romanesca e la sua storia ??

Vordì che a Roma e in Italia :

“Nun manca mai chi comanna dicennoce sempre le bucie ,insomma un despota bojaccia nun se lo semo fatti mai mancà.

Un Palazzo der potere  i romani nun l’hanno mai distrutto come fecero li francesi co la Bastija…. 

Se so fatti sempre impicca o da la corda del Boja  .

O co le tasse… der Boiaccia come stò momento..