NON LE HANNO DATO NEMMENO IL RISPETTO E L’ONORE DELLA LORO MORTE.

finestra-1-1Chi lotta per la libertà e la giustizia sociale,può anche perdere.Basta che lo fa con dignità  e coraggio (G.S.).censura-1

MORTE  di MUSSOLINI e la PETACCI

Non le hanno dato nemmeno l’onore e il rispetto della morte……

Sono trascorsi più di 71 anni.

( Fa parte della nostra storia italiana da non dimenticare.Leggete il libro di Giorgio Pisanò ,se volete la verità dei fatti.”Gli ultimi cinque secondi  di Mussolini”.Un inchiesta durata 40 anni.Da italiano,è questo che mi fa indignare:Uccisi senza nessun appello e senza nessun verdetto di un  giudice.Uccisi a tradimento e issati su quella pensilina di un distributore di Minano ,come se fossero agnelli sacrificali .Senza nessuna dignità umana e cristiana.Poi parlano di Apologia di reato Fascista. All’ora a quando il Reato di apologia di reato Comunista a Togliatti & Compagni ?? Non parlo da fascista perché non lo sono e all’epoca  ero piccolissimo in italia il fascismo è morto e sepolto con  Mussolini il 28 Maggio del 45.Ma le mattanze Comuniste Partigiane  terminarono nel 47 (leggete le cronache dell’epoca) Ma da Uomo Libero che non sono al soldo di nessun partito. Quella mattanza del 45 ,così truce e plateale: Dovrebbe ancora far inorridire l’opinione pubblica e la gente di cultura,sia essa pro o contro Mussolini.La nostra Repubblica Italiana  incominciò a camminare  in un lago di sangue fratricida e piena di compromessi e bugie:Ed’ecco come siamo .Una Nazione dipendente dall’Europa della Merkel  e in casa pieni di africani che arrivando 3mila al giorno ,nel 2018  ci riempirà anche le strade e piazze talmente arrogantemente che forse dovremo “fuggire” dalla nostra Patria,abbandonando tutto ,per non essere aggrediti e uccisi sul pianerottolo delle nostre case.

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Claretta Petacci è stata issata in un primo momento senza fermargli la gonna,siccome era senza mutandine.(Non  ho capito se prima è stata stuprata dal piccolo branco comunista la notte prima di spararle o perché ne era senza!!!) Una signora  visto quello scempio  che la gonna le era arrivata alla braccia lasciando scoperto  tutto…..Si  è mossa da pietà  cristiana , le ha messo tra le gambe un pezzo di cordino da pacchi , fermato da uno spillone da balia  sulla gonna  per darle almeno  la  dignità  di donna, nell’averla appesa come  un agnello sacrificale. 

Benito-Mussolini

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cimitero-monumentale

Predappio – Benito Mussolini

Giustiziato senza processo  all’età di  62 anni.

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Roma /Cimitero del Verano – Claretta Petacci

Giustiziata senza processo  all’età di 33 anni,per aver amato un uomo chiamato Benito.-

LE MOLTE STORIE: PIU’ OMBRE (tantissime) E LUCI (pochissime)DI COME ,DOVE E QUANDO HANNO (barbaramente) UCCISO e poi (massacrato) MUSSOLINI E LA PETACCI.

images1KBQ4PCFimages4UHEBM77LA CADUTA E L’ARRESTO

 

L’Italia è stata da poco invasa dalle truppe alleate e Mussolini decide di scrivere a Hitler per manifestare all’alleato l’impossibilità per l’Italia di continuare il conflitto. Ma il Führer lo prende in contropiede annunciandogli la sua venuta in Italia per incontrarlo di personaIl vertice è previsto dal 19 luglio al 21 luglio 1943 nei pressi di Feltre (BL), nella villa del senatore Achille Gaggia. L’intenzione di Mussolini è dire a Hitler che l’Italia è «costretta a cercare una via d’uscita dall’alleanza e dalla guerra». Tuttavia, di fronte al Führer, che mette chiaramente le carte in tavola e lo inchioda alle sue responsabilità, rimane in silenzio. Il vertice, che doveva durare tre giorni, si risolve in tre ore e mezzo.Mussolini spiega così il suo stato d’animo dopo il fallimento del vertice di Villa Gaggia, replicando alle voci che lo sollecitavano a portare l’Italia fuori dal conflitto:

« Credete forse che questo problema io non lo senta agitarsi da tempo nel mio spirito travagliato? Ammetto l’ipotesi di sganciarsi dalla Germania: la cosa è semplice, si lancia un [messaggio via] radio al nemico. Quali saranno le conseguenze? Eppoi, si fa presto a dire sganciarsi dalla Germania. Credete forse che Hitler ci lascerebbe libertà d’azione? »

Di ritorno dall’incontro con Hitler, è sconvolto dal bombardamento su Roma, avvenuto proprio durante l’incontro e di cui è stato informato immediatamente assieme ad Hitler. La capitale è stata attaccata da una flotta di circa 200 aeroplani, che ha colpito soprattutto la zona di San Lorenzo.Il 21 luglio Mussolini concede la convocazione del Gran Consiglio per sabato 24, e ordina di non divulgare la notizia agli organi di stampa. Il 22 (giovedì) si reca in mattinata dal Re per il consueto colloquio,durante il quale gli riferisce dell’incontro con Hitler e della convocazione del G.C. Si esaminano i pro e i contro di un eventuale mutamento di alleanze. Viene paventata l’ipotesi che la Germania voglia annettersi i territori conquistati dall’Italia in seguito alla prima guerra mondiale (Alto AdigeIstriaFiume e Dalmazia).I due convergono sulla decisione di trarre l’Italia fuori dal conflitto, lasciando l’Asse alla sua sorte, ma il presupposto indispensabile è che il Duce lasci il potere. Il Re ricorda infatti a Mussolini che dopo la conferenza di Casablanca la sua presenza al governo è considerata un ostacolo a qualsiasi trattativa con gli anglo-americani. Nel primo pomeriggio dello stesso giorno riceve e prende in esame l’ordine del giorno (corredato dalle firme dei gerarchi che lo sostengono) che Dino Grandi intende presentare alla seduta del Gran Consiglio. Lo definisce “inammissibile e vile”.Poi riceve in udienza Grandi in persona. I due discutono gli ultimi avvenimenti politici, poi l’ordine del giorno. Grandi esorta Mussolini a rassegnare volontariamente le dimissioni. Il Duce lo ascolta senza lasciar trasparire nessuna emozione.Nel pomeriggio di sabato 24 luglio, in segreto, si apre una lunga seduta del Gran Consiglio che si concluderà alle prime ore del giorno successivo (25 luglio), con l’approvazione dell’ordine del giorno presentato da Dino Grandi.Viene di fatto approvata l’esautorazione di Mussolini dai suoi incarichi di governo. La votazione, seppur significativa (in quanto votata dai massimi rappresentanti del Partito), non aveva de iure alcun valore, poiché per legge il Capo del Governo era responsabile del proprio operato solo dinanzi al Sovrano, il quale era l’unico a poterlo destituire.La mattina di domenica 25 luglio, dopo essersi recato regolarmente nel suo studio di Palazzo Venezia per occuparsi degli affari correnti, Mussolini chiede al sovrano di poter anticipare l’abituale colloquio del lunedì, e accetta di presentarsi da questi, giungendo insieme al suo segretario Nicola De Cesare alle ore 17 a Villa Savoia (oggi Villa Ada). Vittorio Emanuele III comunica a Mussolini la sua sostituzione con Pietro Badoglio, garantendogli l’incolumità. Mussolini non era però al corrente delle reali intenzioni del monarca, che aveva posto sotto scorta il Capo del Governo e aveva fatto circondare l’edificio da duecento carabinieri.Il tenente colonnello Giovanni Frignani,che coordinava l’operazione, espone telefonicamente ai capitani Paolo Vigneri e Raffaele Aversa gli ordini del re. I carabinieri fanno salire Mussolini e De Cesare in un’autoambulanza della Croce Rossa Italiana, senza specificargli la destinazione ma rassicurandolo sulla necessità di tutelare la sua incolumità (pomeriggio del 25 luglio). In realtà, Vittorio Emanuele III aveva ordinato di arrestare Mussolini.L’armistizio fra l’Italia e gli Alleati firmato il 3 settembre e reso noto la sera dell’8 senza delle precise istruzioni per le truppe italiane, lascia nella confusione più totale un Paese già allo sbando. L’Italia si spacca, in quella che è stata poi definita una guerra civile, tra coloro che si schierano con gli Alleati (che controllano parte del Meridione e la Sicilia), e coloro che invece accettano di proseguire il conflitto a fianco dei tedeschi (che hanno intanto occupato gran parte della penisola, incontrando una debole resistenza da parte delle truppe italiane dislocate alle frontiere e nei pressi di Roma e di altre località).Frattanto il re, con parte della famiglia, Badoglio e i suoi principali collaboratori, fugge in Puglia, ponendosi sotto la protezione degli ex nemici: lì costituisce un governo sotto supervisione alleata, che dichiarerà guerra alla Germania il 13 ottobre.Mussolini, subito dopo il suo arresto, è dapprima trattenuto in una caserma dei carabinieri a Roma. Su sua richiesta, Badoglio pensa di trasferirlo alla Rocca delle Caminate, ma il prefetto di ForlìMarcello Bofondi, fascista della prima ora, sentito telegraficamente, si oppone recisamente, sostenendo, in un tal caso, di non poter garantire l’ordine pubblico.Così, Mussolini viene invece trasportato nell’isola di Ponza (dal 27 luglio). Ma i tedeschi sono sulle sue tracce. Per depistarli, viene portato sull’isola della Maddalena (7 agosto – 27 agosto 1943) e infine a Campo Imperatore sul Gran Sasso, in un luogo ritenuto inattaccabile dall’esterno. Mussolini, che si sente ormai finito, tenta di uccidersi tagliandosi le vene, ma si procura solo ferite superficiali e viene medicato.Il 12 settembre venne liberato da un commando di paracadutisti tedeschi (Fallschirmjäger-Lehrbataillon) guidati dal capitano delle SS Otto Skorzeny.Mussolini venne tradotto in Germania, dove il 14 settembre incontra Hitler a Rastenburg. Questi lo invita a formare una repubblica protetta dai tedeschi. Il 18 settembre, da Monaco Mussolini pronuncia alla radio il suo primo discorso dopo l’arresto del 25 luglio:

« … Dopo un lungo silenzio ecco che nuovamente vi giunge la mia voce, e sono certo che la riconoscerete… »

Dopo aver fatto un’ampia esposizione su ciò che stava avvenendo in Italia, addossa la responsabilità della sua destituzione al Re, ai generali e ai gerarchi fascisti, che accusò di alto tradimento. Alla fine del discorso annuncia la ricostituzione dello Stato, delle sue Forze armate e del partito fascista, con la nuova denominazione di Partito Fascista Repubblicano (“PFR”).Mussolini ritorna in Italia il 23 settembre e costituisce un nuovo governo, che si riunisce per la prima volta il 27 settembre alla Rocca delle Caminate (residenza di Mussolini a Predappio, dal 1927).

LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA

Di fatto la neonata Repubblica Sociale Italiana è uno stato controllato soprattutto dai tedeschi e a Mussolini viene concessa poca libertà di azione. Solo sull’ambito economico e sull’organizzazione militare dei soldati italiani aderenti alla RSI, Mussolini e i suoi gerarchi hanno una certa autonomia. Hitler intanto aveva posto sotto il diretto controllo del Reich l’intera area nord-orientale dello stato italiano (ovvero le province di TrentoBolzanoBellunoUdineGoriziaTriesteFiumeLubiana Zara) nonché i territori precedentemente italiani o sotto il controllo italiano al di fuori della penisola (le truppe tedesche nei giorni immediatamente successivi all’armistizio di Cassibile occuparono l’Albania, che essendo unita all’Italia tramite la corona dei Savoia fu dichiarata “indipendente” e gli ustascia si annessero d’arbitrio alla Dalmazia, esclusa Zara).Tra il 23 e il 27 settembre 1943 Mussolini si insedia a Gargnano, sul lago di Garda (tuttavia la maggior parte degli uffici governativi è distribuita in località limitrofe, fino a Brescia). L’agenzia di stampa ufficiale si installa a Salò, da cui il nome non ufficiale di “Repubblica di Salò”, a causa dell’intestazione dei comunicati radiostampa.Il 14 novembre si tiene a Verona la prima assemblea nazionale del Partito Fascista Repubblicano, durante la quale viene redatto il Manifesto di Verona, ovvero il programma di governo del PFR. Mussolini (che ricopre la carica di “duce, capo del governo” della repubblica de facto, essendo tale carica prevista nel manifesto ma non essendo stata da lui assunta in forza di elezioni) annuncia che verrà rimandata al termine del conflitto la convocazione di un’assemblea costituzionale per la redazione della costituzione della RSI, della quale si era prefigurata la convocazione il 13 ottobre.L’8 dicembre viene costituita con decreto la Guardia Nazionale Repubblicana (“GNR”), posta al comando di Renato Ricci. In essa confluiscono parte degli effettivi dei Reali Carabinieri (corpo che viene disciolto), della Polizia dell’Africa Italiana e della MSVN (mai ufficialmente disciolta sino a tale data). Inoltre alcune migliaia di reclute italiane sono inviate in Germania per essere addestrate e formare quattro divisioni (Divisione Alpina Monterosa, San Marco, Littorio e Italia).Tra l’8 e il 10 gennaio 1944 si tiene il processo di Verona, nel quale vengono giudicati i gerarchi “traditori” che si erano schierati contro Mussolini il 25 luglio 1943: tra questi, viene condannato a morte il genero del duce, Galeazzo Ciano. Non è noto se Mussolini non avesse voluto salvare la vita al marito di sua figlia (nonché dei suoi ex collaboratori) oppure se non avesse effettivamente potuto influire sui verdetti del tribunale giudicante, data la pesante ingerenza tedesca. È invece quasi certo che le istanze di grazia presentate dai condannati non furono inoltrate direttamente a Mussolini per volontà di Alessandro Pavolini, il quale da un lato voleva impedire un eventuale “cedimento sentimentale” del duce e il conseguente placet alla grazia, e dall’altro intendeva risparmiare al duce l’angoscia della scelta, per lui “obbligata”.Il 21 aprile il duce si incontra con Hitler a Klessheim, e il 15 luglio si reca in Germania per ispezionare le quattro divisioni italiane che gli ufficiali tedeschi stanno addestrando. Il 20, giorno dell’attentato di von Stauffenberg rivede Hitler per l’ultima volta.Il 16 dicembre, al Teatro Lirico di Milano,pronuncia il suo primo e ultimo discorso pubblico dalla costituzione della RSI. Parla delle “armi segrete” tedesche, di cui Hitler gli avrebbe dato prova, e della possibilità di mantenere “la valle del Po” con le unghie e coi denti. Inoltre afferma la volontà della RSI di procedere alla socializzazione dell’Italia.Nell’aprile, sempre più isolato e impotente, dopo che il fronte della Linea Gotica ha ceduto e le forze tedesche in Italia sono ormai in rotta, Mussolini si trasferisce a Milano. Il 25 aprile, ottiene un incontro con il cardinale Ildefonso Schuster, che sta tentando di mediare con il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) la resa delle forze fasciste, nella speranza di evitare ulteriori spargimenti di sangue. Tuttavia l’indecisione di Mussolini e l’intransigenza delle parti rendono impossibile qualsiasi accordo. I comandi delle SS tedesche (generale Wolff), poco prima dell’arrivo del duce, fanno sapere al cardinale di non aver più bisogno di lui, avendo essi nel frattempo stretto un patto separato con gli Alleati (all’oscuro di Hitler, ovviamente) e con uomini vicini al CLN.Appresa da Schuster la notizia, Mussolini si sente tradito e definitivamente abbandonato anche dai tedeschi, interrompe la discussione e lascia precipitosamente l’arcivescovado.Nonostante il parere contrario di parte del suo seguito, Mussolini decide quindi di lasciare Milano. I motivi della decisione non sono del tutto chiari (nei giorni precedenti si era parlato di un’ultima resistenza in un possibile “ridotto della Valtellina“). Vi è chi ritiene che fosse stato concordato un incontro segreto con emissari alleati provenienti dalla Svizzera, ai quali Mussolini si sarebbe dovuto consegnare portando con sé importanti documenti.[senza fonte] Alcuni sostengono che se l’intento fosse stato solo quello della fuga, Mussolini avrebbe potuto utilizzare il trimotore SM79 pronto all’aeroporto di Bresso, con il quale alcuni personaggi minori della RSI e parte della famiglia Petacci ripararono in Spagna il 26 aprile.Si è anche supposto che Mussolini, nell’improbabilità di uscirne indenne, volesse a tutti i costi evitare di cadere nelle mani degli Alleati, pur nella consapevolezza che se fosse finito in mano ai partigiani sarebbe stato certamente giustiziato.

Nel tardo pomeriggio del 25 aprile, la colonna di Mussolini parte dalla Prefettura alla volta di Como, per poi proseguire quasi subito verso Menaggio, lungo la sponda occidentale del lago (anziché verso la più sicura sponda orientale, come proposto dal capo del Partito Fascista Repubblicano Alessandro Pavolini). Mussolini trascorre l’ultima notte da uomo libero pernottando in un albergo del piccolo comune di Grandola, a pochi chilometri dal confine svizzero. Il giorno dopo Mussolini, insieme a pochi fedeli e a Claretta Petacci, che lo aveva frattanto raggiunto, ridiscende verso il lago. Sulla statale Regina si unisce ad una colonna della contraerea tedesca in ritirata e alla colonna di Pavolini, che arrivato a Como in mattinata aveva subito proseguito lungo il lago.

 Musso alle ore 6:30 dai partigiani della 52ª Brigata Garibaldi “Luigi Clerici” al comando di Pier Luigi Bellini delle Stelle “Pedro“. Dopo lunghe trattative, si giunge all’accordo che i tedeschi possono proseguire dopo una perquisizione, mentre gli italiani devono essere consegnati. Mussolini viene convinto dal tenente SS Birzer, incaricato di custodirlo dal suo comando poco prima della partenza da Gargnano, a nascondersi su un camion tedesco indossando un cappotto da sottufficiale e un elmetto. Dopo pochi chilometri la colonna viene fermata a Dongo e, durante l’ispezione, Mussolini viene riconosciuto dal partigiano Giuseppe Negri “Biondino” e subito arrestato dal vice commissario Urbano Lazzaro “Bill“.

Nel municipio di Dongo viene interrogato e in serata, per sicurezza, viene trasferito a Germasino, nella caserma della Guardia di Finanza. Durante la notte viene ricongiunto con Claretta Petacci e insieme si pensa di trasferirli a Brunate per poi condurli in un secondo tempo a Milano, ma durante il percorso numerosi posti di blocco convincono gli accompagnatori Luigi Canali “Neri“, Michele Moretti “Pietro” e Giuseppina Tuissi “Gianna” a desistere e a trovare una diversa destinazione. Per questo vengono portati a Bonzanigo e ospitati presso amici.

LA MORTE DI MUSSOLINI

« Qui Radio Milano liberata! »
(Comunicato di Radio Milano, che in seguito annuncerà la cattura e la successiva esecuzione di Benito Mussolini, Claretta Petacci e altri gerarchi fascisti.)

Pochi giorni prima era stato emesso un comunicato del CLNnel quale si esprimeva la necessità di una rinascita sociale e politica dell’Italia, attuabile solo attraverso l’uccisione di Mussolini e la distruzione di ogni simbolo del partito fascista. Il documento era a firma di tutti i componenti del CLN (Partito comunista, il Partito Socialista Italiano di Unità ProletariaDemocrazia del Lavoro, il Partito d’Azione, la Democrazia Cristiana, il Partito Liberale Italiano).La decisione di dar corso pratico al comunicato fu presa da coloro che detenevano Mussolini nell’arco di poche ore, in un contesto in cui era molto difficile mettersi in contatto con Roma e far riunire il Comitato di Liberazione Nazionale. I partigiani che lo avevano catturato informarono (usando il telefono di una centrale idroelettrica) il comando di Milano, che mandò subito un reparto di partigiani appena arrivati dall’Oltrepò Pavese e alcuni emissari politici (Aldo LamprediPietro Vergani e Walter Audisio).Secondo Raffaele Cadorna,nell’impossibilità di contattare il CLN venne presa la decisione che facesse il miglior interesse dell’Italia. Cadorna sosteneva che se Mussolini fosse stato consegnato agli Alleati ne sarebbe scaturito un processo a un intero ventennio di politica italiana, nel quale sarebbe stato difficile separare le responsabilità di un popolo da quelle del suo condottiero. Nel conseguente discredito, l’eventuale sopravvivenza di Mussolini non avrebbe avuto nessuna utilità. La mattina del 28 aprile Leo Valiani portò a Cadorna un ordine di esecuzione a firma del CLNAI, riferendogli che si trattava della decisione raggiunta da Valiani medesimo insieme con Luigi LongoEmilio Sereni e Sandro Pertini la sera precedente: uccidere Mussolini senza processo, data l’urgenza.mussolini-petacci

L’esecuzione avvenne (COME DICONO LORO!!!) il 28 aprile 1945. Mussolini fu fucilato assieme a Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra in via XXIV maggio, in corrispondenza del muretto del cancello di Villa Belmonte, a 21 km da Dongo. I tempi e i modi dell’esecuzione furono dettati anche dalla volontà di evitare interferenze da parte degli alleati, che avrebbero preferito catturare Mussolini e processarlo davanti ad una corte internazionale.

Nel frattempo a Dongo, un altro gruppo del reparto di partigiani delle Brigate Garibaldi sopraggiunti dall’Oltrepò Pavese fucilava i gerarchi del seguito di Mussolini, tra i quali il filologo Goffredo Coppola (allora rettore dell’Università di Bologna), Alessandro Pavolini (segretario del PFR), Nicola Bombacci (che era stato uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia e aveva successivamente aderito alla RSI), il Ministro dell’economia Paolo Zerbino, il Ministro della cultura popolare Ferdinando Mezzasoma e Marcello Petacci (fratello di Claretta) che si era unito alla colonna a Como nel tentativo di dissuadere la sorella dal seguire Mussolini.3208670-716051_0x410mussolini550Cadaveri_piazzale_LoretoDUCE5

MM_05_petacciDUCEMORTO2DUCEMORTO3I corpi di Mussolini e degli altri giustiziati furono poi trasportati a Milano, dove arrivarono in serata. In via Fabio Filzi quando da poco erano superate le 22 Walter Audisio e i suoi uomini vennero fermati a un posto di blocco da sappisti della Pirelli Brusada appartenenti alla 110ª Brigata Garibaldi che volevano ispezionare l’autofurgone in cui erano contenuti i corpi. Al rifiuto di Walter Audisio seguirono lunghi momenti di tensione, risolti solo con l’intervento del Comando generale. I corpi arrivarono così in piazzale Loreto verso le 3 della notte. Vennero scaricati nello stesso luogo in cui il 10 agosto 1944 erano stati fucilati e lasciati esposti al pubblico quindici partigiani (come rappresaglia per un attentato non rivendicato). Sappisti della 110ª Brigata Garibaldi montarono la guardia fino alle 7 del mattino.La gente accorsa ben presto in piazza prese ad insultare i cadaveri, infierendo su di loro con sputi, calci, spari e altri oltraggi, accanendosi in particolare sul corpo di Mussolini. Il servizio d’ordine, composto di pochi partigiani e vigili del fuoco, decise quindi di appendere i corpi a testa in giù alla pensilina di un distributore di benzina. Ai cadaveri si aggiunse poco dopo quello di Achille Starace (già segretario del PNF ma caduto in disgrazia e privo di cariche nella RSI) fermato per le strade di Milano mentre faceva jogging e fucilato alla schiena dopo un processo sommario. Passate alcune ore, su pressione delle autorità militari alleate preoccupate per la tutela dell’ordine pubblico, i corpi furono trasportati all’obitorio.Il cadavere di Mussolini fu sottoposto ad un’approfondita ricognizione; quello della Petacci fu solo composto in una bara. (FORSE PERCHE’ SI SONO ACCORTI CHE ERA STATA STUPRATA E SEVIZIATA E NON VOLEVONO SCRIVERLO IN UN DOCUMENTO MEDICO  CHE POTEVA ESSERE COMPROMETTENTE PER GLI ANGNOAMERICANI  ???!!)

L’uccisione di Mussolini e della Petacci, e la decisione di esporre i corpi al pubblico ludibrio, ricevettero successivamente numerose critiche anche da parte di esponenti della Resistenza antifascista. Lo stesso Ferruccio Parri, capo del CLN, definì la vicenda “uno spettacolo da macelleria messicana” e Pertini dichiarò: «A Piazzale Loreto l’insurrezione si è disonorata». Ancora oggi alcuni si interrogano sulla legittimità dell’accaduto e sulle motivazioni che vi condussero. Non è possibile tuttavia esprimere una valutazione univoca e oggettiva, che non tenga conto delle circostanze e del contesto storico. Il solo dato di fatto che si può osservare è che in Italia non fu celebrato un processo giudiziario nei confronti dei gerarchi fascisti paragonabile a quello tenutosi a Norimberga contro il nazismo.

Nell’aprile del 1946 la salma di Mussolini fu trafugata dal Cimitero di Musocco da un gruppo di fascisti del Partito Democratico Fascista, capitanati da Domenico Leccisi. Il corpo fu portato a Madesimo e successivamente alla Certosa di Pavia.Dopo la restituzione alla famiglia, nel 1956, la salma fu traslata nella cappella di Predappio.

La caduta di Mussolini e il timore del risorgere nell’immediato dopoguerra di tendenze neofasciste determinò l’introduzione del reato di apologia del fascismo.

Altre ricostruzioni sulla morte

La ricostruzione della morte di Mussolini si basa sul racconto del “comandante Valerio” (al secolo Walter Audisio) il comandante partigiano che ebbe l’incarico di eseguire la decisione del CLN, e che fu sempre confermata dagli storici resistenzialisti. È una ricostruzione contestata da più parti e in più punti (responsabili, tempi, luoghi, modalità), da chi la considera un resoconto inattendibile avanzando ricostruzioni alternative. Secondo una di queste, la cosiddetta “pista inglese”, l’uccisione sarebbe stato eseguita dal partigiano Bruno Giovanni Lonati sotto la direzione di un agente segreto britannico: “il capitano John”, che desiderava impossessarsi di un misterioso carteggio che il Duce avrebbe avuto con Churchill, compromettente per quest’ultimo. La ricerca di questo carteggio costituirebbe il reale motivo del soggiorno del Primo ministro del Regno Unito sul lago di Como, nel settembre 1945, durante il suo tour turistico per l’area mediterranea dopo la sua sconfitta nelle elezioni inglesi del luglio.

Secondo un’altra versione, l’esecuzione avvenne sempre per disposizione del CNL, ma direttamente eseguita da importanti dirigenti politici del CLN ai quali Walter Audisio avrebbe fornito la necessaria copertura. La presenza di Luigi Longo a Dongo e a Giulino di Mezzegra viene indicata dalle testimonianze di alcuni partigiani e di alcuni abitanti delle due località, che in alcune foto affermano di riconoscere nell’uomo “dall’impermeabile bianco” Longo e non Audisio. L’ipotesi della “pista inglese” non sarebbe incompatibile con la presenza di Longo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERATombaClarettaPetacciLa tomba di Claretta Petacci  ( aveva 33 anni) è nel cimitero romano del Verano 

«Chiudendo  questa amara storia  scritta con la mattanza e il non rispetto dei morti così orribilmente trucidati ed esposti..(Claretta non si meritava  tutti quei colpi inflitti  con inumana ferocia per aver voluto  bene a Mussolini, per seguirlo fino alla morte)Da anni ho un grosso dubbio ,l’ho esternato molte volte ma non  ho le prove ( IN MOLTI SCRITTI LO RIPORTANO,ANCHE IL LIBRO CHE HA SCRITTO PISANO’) : A Claretta ,le è stata  risparmiata l’autopsìa  dallo sterno in poi !!!.Credo che  hanno abusato di lei  stuprandola in quella casa  la notte prima di ucciderla (come mai l’hanno, portata a Piazzale Loreto  che non aveva addosso le mutandine )?? Se non  era per un frate e una donna ,che nel vederla issare  a testa in giù come gli altri si accorsero in tempo di quella oscenità, che la gonna le copriva la testa ma la scopriva fino alla vita. Recuperando una spilla da balia   la misero alla gonna  per darle almeno una piccola dignità di donna, dopo tante brutture e paure passate prima dell’ingiusta mattanza alla sua giovane persona. Credo, forse  che LUI sia  stato anche sodomizzato per sfregio, in quei tempi usavano una candela……. .Questo è il tormento che provo pensando a loro due poveri amanti… Se  Mussolini ha sbagliato : “Ha pagato duramente”e ancora lo sta pagando  dopo oltre 70 anni per  l’Italia e gli italiani. “Ma le aveva dato la dignità di un Popolo forte e volenteroso;che ora abbiamo perso per sempre… rimanendo dei vassalli  di tutta benito-mussolini-e-claretta-petacciEuropa e schiavi proni alla Germania della Merkel.»

LA STORIA BUONA O CATTIVA NON SI DISTRUGGE MAI :SE SI E’ IN UN PAESE LIBERO , DEMOCRATICO E CIVILE.-

Lettera aperta alla Presidenta Boldrini e al Politico Parlamentare  Emanuele Fiano

( Copia spedita a mezzo lettera postale ad entrambi ,nei  loro uffici romani  di competenza )

«La Storia sia essa buona o cattiva non si distrugge mai:Se si è in un Paese libero,democratico e civile».Fascista non è essere  “fascista o simpatizzante del Ventennio ” ,ma impedire con la forza  che qualcuno  lo sia.Fascista  è comprimere e come proposto  scelleratamente  e dittatorialmente dall’Onorevole Fiano  .Idee e Libertà anche se queste non  costituiscono  minaccia  concreta  alle Istituzioni  o alla Sicurezza  Pubblica.Fascista è cancellare, distruggere,come vorrebbe fare la Signora Boldrini Presidenta della Camera e 3°Istituzione dello Stato Italiano.Monumenti e architetture  che,anche nel male sono un pezzo  della Storia di questo Paese.E all’ora  se volete far scomparire  il “passato italiano”…Distruggiamo con la dinamite  quasi tutto l’EUR,il Palazzo dei Marescialli,Ponte Milvio,Foro Italico,Via dei Fori Imperiali,Via Cristoforo Colombo che dall’Eur  con un tiro di schioppo ti porta al Mare di Ostia.Etc ,etc. “ORMAI SIAMO IN UNA STRISCIANTE DITTATURA ROSSA:SI VA AVANTI A DECRETI LEGGE,FIRMATI DAL CAPO DEL GOVERNO E CONTROFIRMATI DAL CAPO DELLO STATO (FREGANDOSENE  DEL SENATO, PARLAMENTO  E POPOLO SOVRANO.La Signora Presidente Boldrini,dice un po schifata che: ci sono  persone come i “Partigiani” che si sentono a “disagio”  e “offese” quando passano sotto  i monumenti del Ventennio!!!l Signora Boldrini:dove sono i “veri  partigiani” che hanno combattuto  per l’onore italiano? “Vedo iscritti giovanissimi e di sinistra  che, molti non hanno fatto nemmeno  il militare e non hanno letto una riga storica del ventennio,ma prendono sovvenzioni dello Stato..Cosa devono dire i veri italiani quando Voi ancora vi beate a parlare  dei “macellai” Stalin,Castro,a mettere magliette con il Che  etc…  Questi Cittadini, si schifano  nel passare  nelle vie e nelle piazze intestate  a quel “fucilatore” di soldati italiani nella guerra di Spagna e di Russia  che, si chiamava Palmiro Togliatti.Sentendosi più Cittadino Sovietico  che Comunista Italiano.Cara Presidenta: Quando parla a nome dei Partigiani,insulta anche la “memoria  di tanti morti  negli eccidi  perpetrati dai Comunisti anche dopo  della fine della guerra.

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'apertoQUESTO E’ UN PARTIGIANO ITALIANO???!!!

Cara Signora Boldrini.Caro Signor Fiano:

«Una Democrazia  forte  non ha paura dei simboli  del passato ,non cancella e ritocca  i monumenti,non si occupa di un Signore nostalgico  che alla buona inneggia Mussolini.Non ci si infilano  gli stivaloni per coprire fatti di storia passata a colpi di dinamite istituzionale ,per farne cumuli di  calcinacci…Poi  farne una bella favoletta Pro-Comunista» 

“Signora Presidenta,per chiudere questa mia  lettera aperta:Mi permetta dissentire da lei per quello che ha detto della STAZIONE TERMINI  di Roma  che propone di abbattere anche quella ,asserendo di essere di era fascista: “La Stazione Termini  è stata inaugurata un freddo giorno del  20 Dicembre 1950. Ricordo che ci andai  lo stesso pomeriggio con i miei genitori a vedere stazione e treni ,perché già abitavo a Roma in Via della Pace,vicino a Piazza Navona”.Cordiali saluti , soprattutto:

Viva l’Italia e i veri Italiani.

TRADITORI & CORREI DEL POPOLO SOVRANO ITALIANO

«««Sia Matteo Renzi ex Presidente del Consiglio e Angelino Alfano,ex Ministro dell’Interno  e ora Ministro degli Esteri di questo  Governo Gentiloni.Devono (dopo un equo processo a partecipazione popolare)  essere messi al muro  e fucilati alla schiena  come “TRADITORI”  del Popolo Sovrano Italiano.Vendendoli all’U.E. (Merkel),alle grandi finanziarie,ai Caronti del mare  e a tutta l’Africa.Spogliandoli della loro Sovranità, Dignità  e di Italianità.Con loro ne sono “CORREI”: Napolitano,Mattarella,Boldrini,Papa Nero Francesco,Mogherini, PD e gli altri partiti che sapevano  ma hanno fatto sempre  i pesci in barile “astenendosi al voto nelle Camere” per non schierarsi e non prendersi quelle responsabilità  che vuole questo grave momento storico (uno per tutte il M5S che è l’ago della bilancia,ma per aiutare sotto sotto  i loro cuginastri delle Sinistre non presentandosi nelle aule e non votare è come  non aumentare i “NO” di quelli del Centrosinistra,accontentando il governo,come dicono a Roma micio,micio )” e favorendo il Governo con i suoi lecca (…..) per convenienza di grandi favoritismi , rimanendo  a bocca chiusa . Turandosi con le dita il naso,dal gran fetore  che c’era e ci sta ancora in giro,fuori e dentro ai Palazzi del Potere,a quelli dei Sindacati e i grandi gruppi  Bancari italiani  che hanno messo i ginocchio i nostri risparmiatori, lasciandoli senza un avvenire sicuro e dignitoso..»»»

 ««E così il Governo del Pinocchietto Renzi ha dato il via libera alla grande INVASIONE AFRICANA e alla VENDITA della Nazione Italiana,facendone  un Protettorato Africano. L’ex  Ministro Bonino  ne ricostruisce la vicenda: “INVECE DI PARLARE E DENUNCIARE IMMEDIATAMENTE LA COSA  NEL 2014 QUANDO LEI ERA MINISTRO DEGLI ESTERI ,MA ALL’ORA ANCHE LEI ERA ^IN PASTA  PER FOTTERE GLI ITALIANI^ ??!!” Con il Governo Renzi (credo anche col benestare del Colle) .15 Stati  Europei  a pattugliare il Mediterraneo  e queste navi potranno portare i migranti “soltanto in Italia”….(purtroppo  il contenuto di tutto il piano è segreto per il Popolo Italiano) ^^^In sostanza il Governo-Iscariota Renzi ,in cambio  dell’aiuto di Frontex ,ha acconsentito  di far attraversare  tutte le navi dei Paesi  che facevano parte dell’Operazione  (scarica africani in Italia)Cosa di fatto, è avvenuta e ancora in massa avviene senza una minima sosta…..E qui entrano in ballo i “Furbetti del mare”,le facoltose  Org, i Taxi del mare hanno capito che nessuno poteva fermare gli sbarchi .. “e via a guadagnar soldoni dei poveri contribuenti italiani” .Facendosi dire bravi da Papa Francesco e la Presidenta Boldrini ,con tutto il Governo,compreso il Colle.CARI ITALIANI ORA CAPITE IL PERCHE’ QUANDO DICIAMO CHE GLI AFRICANI CI STANNO “INVADENDO” CI DICONO CHE E’ UNA BUGIA  ? GIUSTO NON CI “INVADONO” ** CE LI PORTANO PER FARCI INVADERE LEGALMENTE**»»

«««Il documento firmato al G20 di qualche giorno fa, c’è scritto :*Diritto sovrano  degli stati  di gestire  e controllare  i loro confini  e di stabilire  che vadano  nei loro interessi  nazionali per la  sicurezza nazionale*.Gentiloni Premier del prestanome Renzi ha risposto ai giornalisti che questo documento  non è la cosa primaria per l’Italia(certo si sta aspettando anche il SI della legge Ius Soli voluta da Renzi,Boldrini,Kyenge e Papa Francesco,per fare “quasi tutta l’Africa giovane  sbarcata da NOI dei provetti italiani neri”»»».-

«« Se tutta questa gente di donne uomini di tutte le età e moltissimi ragazzi ,del concertone di Vasco Rossi e quello di Renato Zero,o quella che si accalca ogni domenica a sentire Francesco e le sue francescate sugli islamici.Si mobilitassero “anche”  seriamente e responsabilmente ad andare sotto i Palazzi del Potere,quelli che oziano per il Popolo ,quelli che ci chiamano sbeffeggiandoci “Popolo Sovrano” (sovrano de che..),riempiendoci di tasse,accise e barzelli. Incominciando dal Palazzo del Quirinale,Palazzo Madama,Palazzo Montecitorio, terminando a Palazzo Chigi.L’ITALIA, sarebbe uno Stato Libero ed Indipendente.Riprendendosi la sua DIGNITA’ di ITALIANO e della sua SOVRANITA’ NAZIONALE. Tra poco SCIPPERANNO e VENDERANNO ai nostri GIOVANI il loro FUTURO.Con l’OK allo IUS SOLI che voteranno tutti i Cattocomunisti e gli altri partitini sempre pronti a dividersi le mollichine delle Sinistre.I Grillini, o voteranno a favore oppure si “asterranno”,ma astenersi è come mettersi da parte e non combattere per il bene del Popolo,dando anche un aiutino alle Sinistre, loro Cuginastri di sempre…..Chi voterà NO sarà soltanto il Centrodestra,troppo pochi per arginare questo grande diluvio di giovani africani che con un voto irresponsabile,automaticamente saranno “italiani a tutte gli effetti”.Così potranno loro e i famigliari nelle prossime elezioni politiche le sinistre,quello che volevano da Renzi & Compagni.Far diventare un grande Ducato Toscano ,ancora una volta alle dipendenze dell’U.E. e “della Merkel che verrà eletta ancora un’altra volta Cancelliere della Germania e indiscussa Imperatrice dell’Unione Europea” (se come si dice “il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi “.Chissà se uscirà un grossissimo Partitone Islamico che riempirà gli Scanni dei Palazzi Madama & Montecitorio di giovani Africani .Freschi freschi del Ius Soli diventando a tutti gli effetti GIOVANI ITALIANI”.”Italiani,ricordatevi alle prossime elezioni ,i politici che ci hanno “svenduto” all’U.E. e all’Africa”.«I nostri nemici sono stati i governi Monti,Letta,Renzi Voluti e plasmati da Napolitano al Colle,con un Golpe bianco.Poi caduto Renzi, il vecchio inquilino del Colle  Napolitano,con il nuovo inquilino Mattarella.Pur di non mandare  a votare gli italiani. Hanno plasmato  a quattro mani con urgenza, un Governo (fotocopia renziana) Gentiloni (in tutto 4 governi  non voluti dal Popolo) Poi non disperatevi cari politici   se (forse) esploderà una Guerra Civile (speriamo di no),perché quella l’avete accesa Voi prendendovene  tutte le responsabilità politiche ed umane del caso e del sangue che verrà versato tra gli italiani.Perché il Popolo Bue,Pecora,Mucca.  Si vuole riprendere quello che le avete tolto disumanamente ed arrogantemente con il Terrorismo Psicologico del Potere  e la Forza dei  Decreti Legge.Vendendolo all’U.E.(Merkel) e a tutta l’Africa che non  l’attaccherà  facendo stragi. Ma se la prenderà indolore,per la loro superiorità demografica per tutte le migliaia di giovani che sono sbarcati ,per la Ius Soli che le verrà concessa . Per le loro donne sempre  in cinte a produrre italiani di razza africana,un giorno membri di un grosso partito che spazzerà via  i nostri partiti nazionali  che hanno creato sempre sofferenza e dolore a questo Popolo di pecore che non è mai riuscito a trovare la forza di combattere  le loro sopraffazioni politiche,culturali e mentali.-
«««STA’ AL POPOLO CAMBIARE UNA NAZIONE NO AI POLITICI A SOTTOMETTERLA.CHI VI HA DETTO CHE NULLA SI PUO’ CAMBIARE,VOLEVA CON L’INGANNO SOLO UN ALTRO SCHIAVO DA SOTTOMETTERE E SFRUTTARE…. CON UNA FALSA DEMOCRAZIA….”PENSO CHE SIA L’ORA DELLA RESTAURAZIONE DI UNA NUOVA ITALIA  A MISURA  DI CITTADINO E NON PIU’ DI POLITICO ARROGANTE ACCHIAPPA TUTTO….” .-
*BISOGNA  RICOMINCIARE  A “INSEGNARE”  AI NOSTRI GIOVANI ITALIANI  A “PENSARE”. NON A “COSA PENSARE”NON AVENDO PAURA  DI PENSARE IN MODO DIVERSO  DAGLI ALTRI *.-

CANZONI PATRIOTTICHE ITALIANE

QUESTE 4 CANZONI,RISPECCHIANO L’ITALIA DEL 700 e 800 ANCORA  NON TUTTA CONQUISTATA MA ABBASTANZA TRAVAGLIATA.A ROMA C’ERA ANCORA IL PAPA RE E  NAPOLI ERA STATA CONQUISTATA DAI SAVOIA SCACCIANDO I BORBONI. SONO DUE CANZONI POPOLARI E POPULISTE CHE RISPECCHIANO ANCHE QUESTI TEMPI  DI ARROGANZA DEL POTERE IN UNA DEMOCRAZIA NON DEMOCRAZIA CHE SEMBRA QUASI UNA MONARCHIA CAMUFFATA  DA FALSI BUONISTI. E’ ORA CHE IL POPOLO RITORNI NUOVAMENTE UN VERO
“POPOLO SOVRANO” LE CANZONI CHE MI COMMUOVONO DI PIU’  SONO QUELLE DI AMOR PATRIO  DI GIUSEPPE GARIBALDI E DI GOFFREDO MAMELI.-
14 giugno 1800. E’ il giorno della battaglia di Marengo che oppone le truppe napoleoniche a quelle austriache e a Roma il papa-re Pio VII (interpretato da Aldo Fabrizi), l’algida regina Maria Carolina d’Austria (Marisa Fabbri), sorella della decollata Maria Antonietta, e le rispettive corti sono con il fiato sospeso. Solo poco tempo prima le orde dei francesi, giacobini senza Iddio, hanno umiliato lo Stato Pontificio, hanno sostenuto la breve stagione della Repubblica romana (1798-99) e hanno fatto morire in prigionia il predecessore Pio VI.
Ora la feroce polizia pontificia, guidata dal bieco e psicotico barone Scarpìa (Gassman) sta procedendo alla bonifica dai giacobini ancora presenti in città, ma uno dei tribuni della defunta Repubblica, Cesare Angelotti, riesce ad evadere dal carcere di Castel Sant’Angelo. 
Gli dà rifugio il pittore Mario Cavaradossi, simpatizzante della causa rivoluzionaria.
Il barone Scarpìa si mette alla ricerca del fuggiasco servendosi della cantante Floria Tosca (Vitti), amante di Cavaradossi, e facendole credere che il suo uomo la tradisca.
La donna, seguita di nascosto da Scarpìa, giunge all’abitazione di Cavaradossi per coglierlo in flagrante, ma lo trova in compagnia di Angelotti. Capito l’inganno in cui è caduta, Tosca cerca a questo punto di aiutare l’amante, ma è ormai troppo tardi.
Scarpìa giunge alla casa e scopre Angelotti, che per non essere catturato si suicida. Arresta dunque il pittore per alto tradimento condannandolo alla forca.
Il barone, invaghito di Tosca, le propone di liberare Cavaradossi a patto che lei gli si conceda. Tosca accetta in cambio del permesso per Cavaradossi di uscire dallo Stato Pontificio. Egli acconsente e ordina allora ai suoi sgherri, in presenza di Tosca, di eseguire una fucilazione simulata.
Dopo aver scritto il salvacondotto, Scarpìa viene pugnalato alla schiena da Tosca, che corre subito dal suo amante, prigioniero a Castel Sant’Angelo.
Cavaradossi viene però ucciso davvero e Floria si uccide a sua volta per la disperazione, gettandosi dagli spalti della fortezza. (it.wikipedia)
Nun je da’ retta Roma che t’hanno cojonato
‘Sto morto a pennolone è morto suicidato
Se invece poi te dicheno che un morto s’è ammazzato
Allora è segno certo che l’hanno assassinato.
Vojo cantà così, fior de prato…
Che fai, nun me risponni? Me canti ‘no stornello?
Lo vedi chi è er padrone, insorgi, pia er cortello!
Vojo canta così, fiorin fiorello…
Annamo, daje Roma! Chi se fa pecorone
Er lupo se lo magna… Abbasta uno scossone!
Vojo cantà – vabbè – fior de limone…
E’ inutile che provochi, a me nun me ce freghi
La gatta presciolosa fece li fiji ciechi
Sei troppo sbarajone, co’ te nun me ce metto
Io batto n’artra strada, io c’ho pazienza, aspetto…Vojo canta così, fior de rughetto…

“Palummella zompa e vola” è una canzone napoletana popolare anonima, ispirata da un’aria del personaggio di Brunetta dall’opera buffa La Molinarella, di Niccolò Piccinni, andata in scena a Napoli nel 1766.Il testo originale era una satira contro il Regno d’Italia e un lamento alla perduta libertà del meridione all’indomani di quella che per taluni era ritenuta una conquista ingiusta. La cosa non appare strana se si considera che all’epoca era cosa non rara utilizzare arie di canzoni celebri modificandole per far nascere canzoni satiriche nei confronti dei regnanti. La canzone divenne ben presto molto popolare, ma il testo, considerato troppo sovversivo dalle autorità sabaude, venne modificato e quello originale andò perso. Il testo, così come oggi lo conosciamo, fu redatto e cantato per la prima volta nel 1873, come si evince dagli Archivi sonori della RAI, che ne attribuisce la paternità a Teodoro Cottrau.(Nel film Ferdinando I re di Napoli di Franciolini, pellicola del 1959 girata per i festeggiamenti dell’Unità d’Italia, si vede Eduardo De Filippo interpretare Pulcinella che attraverso la canzone Palummella prende in giro Ferdinando I di Borbone. Il regista, commise un falso storico, inventando fantasiosamente la storia della canzone e presentandola come rivolta contro il “re Borbone”).

 Palummella zompa e vola
addó sta nennélla mia…
Non fermarte pe’ la via
vola, zompa a chella llá…

Cu ‘e scelle, la saluta…
falle festa, falle festa
attuorno attuorno…
e ll’hê ‘a dí ca, notte e ghiuorno,
io stó’ sempe, io stó’ sempe a suspirá…

Palummella, vola vola
a la rosa de ‘sto core…
Non ce sta cchiù bello sciore
che t’avesse da piacé…

‘A ll’addore, ca tu siente…
‘a chill’uocchie, ‘a chill’uocchie,
‘a chillo riso…
credarraje,
ca, ‘mparaviso,
tu si’ ghiuta… tu si’ ghiuta…
oje palummé’!

A lu labbro curallino,
palummé’ va’ zompa e vola…
‘ncopp’a chillo te cunzola
e maje cchiù non te partí!…

Ma si vide ca s’addorme…
e te vène, e te vène,
lo tantillo…
tu ll’azzecca
no vasillo…
e pe’ me, e pe’ me,
n’auto porzí!

INNO DI GUERRA DI GARIBALDI

All’armi! All’armi!

     Si scopron le tombe, si levano i morti;
I martiri nostri son tutti risorti:
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
La fiamma ed il nome — d’Italia sul cor.
     Veniamo! Veniamo! Su, o giovani schiere,
Su al vento per tutto le nostre bandiere,
Su tutti col ferro, su tutti col fuoco,
Su tutti col fuoco — d’Italia nel cor.
          Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora,
          Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!

     La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi,
Ritorni, qual era, la terra dell’armi;
Di cento catene ci avvinser la mano,
Ma ancor di Legnano — sa i ferri brandir.
     Bastone Tedesco l’Italia non doma,
Non crescon al giogo le stirpi di Roma;
Più Italia non vuole stranieri e tiranni:
Già troppi son gli anni — che dura il servir.
          Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora,
          Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!

     Le case d’Italia son fatte per noi,
È là sul Danubio la casa de’ tuoi;
Tu i campi ci guasti; tu il pane c’involi;
I nostri figliuoli — per noi li vogliam.
     Son l’Alpi e i due mari d’Italia i confini;
Col carro di fuoco rompiam gli Apennini,

Distrutto ogni segno di vecchia frontiera,

La nostra bandiera — per tutto innalziam.
          Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora,
          Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!

     Sien mute le lingue, sien pronte le braccia;
Soltanto al nemico volgiamo la faccia,
E tosto oltre i monti n’andrà lo straniero
Se tutta un pensiero — l’Italia sarà.
     Non basta il trionfo di barbare spoglie;
Si chiudan ai ladri d’Italia le soglie;
Le genti d’Italia son tutte una sola,
Son tutte una sola — le cento città.
          Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora,
          Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!

     Se ancora dell’Alpi tentasser gli spaldi,
Il grido d’all’armi darà Garibaldi:
E s’arma allo squillo, che vien da Caprera,
Dei mille la schiera — che l’Etna assaltò.
     E dietro alla rossa vanguardia dei bravi
Si muovon d’Italia le tende e le navi:
Già ratto sull’orma del fido guerriero
L’ardente destriero — Vittorio spronò.
          Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora,
          Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!

     Per sempre è caduto degli empi l’orgoglio;
A dir — Viva Italia! — va il Re in Campidoglio;
La Senna e il Tamigi saluta ed onora
L’antica signora — che torna a regnar.
     Contenta del regno fra l’isole e i monti,
Soltanto ai tiranni minaccia le fronti:
Dovunque le genti percuota un tiranno
Suoi figli usciranno — per terra e per mar.
          Va fuora d’Italia, va fuora ch’è l’ora,
          Va fuora d’Italia, va fuora, o stranier!

L’origine dell’inno risale ad una riunione tenutasi il 19 dicembre 1858 nella casa del patriota bergamasco Gabriele Camozzi sulle alture di Genova, alla quale parteciparono anche Nino Bixio, Mercantini, Garibaldi e sua moglie, nella quale si discusse la formazione del corpo di volontari in seguito denominato Cacciatori delle Alpi.Ad un certo punto della riunione l’eroe dei due mondi disse al poeta marchigiano: “Voi mi dovreste scrivere un inno per i miei volontari! Lo canteremo andando alla carica, e lo ricanteremo tornando vincitori!”. Mercantini rispose laconico: “Ci proverò.”

In una successiva riunione, tenutasi nello stesso luogo e con i medesimi partecipanti il 31 dicembre, Mercantini annuncia di aver composto l’inno, a cui ha dato il titolo di “Canzone italiana”, e di aver affidato la composizione della musica all’amico Alessio Olivieri, direttore di una banda militare. Accompagnato al pianoforte dalla moglie, Mercantini canta con la sua voce grave la prima strofa dell’inno, che suscita l’acclamazione e l’entusiasmo dei presenti.

L’inno divenne ben presto assai popolare e conosciuto come “Inno di battaglia dei cacciatori delle Alpi”, ed in seguito alla spedizione dei Mille divenne noto semplicemente come l’Inno di Garibaldi.

«*Fratelli d’Italia L’Italia s’è desta, Dell’elmo di Scipio S’è cinta la testa. Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, Ché schiava di Roma Iddio la creò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò. Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi. Raccolgaci un’unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l’ora suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò. Uniamoci, amiamoci, l’Unione, e l’amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore; Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può? Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò. Dall’Alpi a Sicilia Dovunque è Legnano, Ogn’uom di Ferruccio Ha il core, ha la mano, I bimbi d’Italia Si chiaman Balilla, Il suon d’ogni squilla I Vespri suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò. Son giunchi che piegano Le spade vendute: Già l’Aquila d’Austria Le penne ha perdute. Il sangue d’Italia, Il sangue Polacco, Bevé, col cosacco, Ma il cor le bruciò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò *»

L’hanno cantato nel 1948 gli insorti, sulle barricate, durante le Cinque giornate di Milano. E pochi mesi dopo i volontari accorsi in difesa della Repubblica romana. È stato uno dei brani più diffusi tra i soldati impegnati nella prima guerra d’Indipendenza. Con gli anni, il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli è diventato il simbolo del Risorgimento e dell’Unità d’Italia. Eppure, in pochi lo sanno, non è ancora il nostro inno ufficiale. Stranezze della storia. Ancora oggi le strofe del patriota genovese vengono suonate durante le parate militari e nelle occasioni ufficiali. Le intonano i tifosi negli stadi e le imparano i ragazzi nelle scuole. Ma senza alcuna ufficialità.Sostituito dalla Marcia reale sabauda all’indomani dell’unificazione, il 12 ottobre 1946 un provvedimento del governo presieduto da Alcide De Gasperi ne ha previsto l’adozione “provvisoriamente” come inno nazionale. I tempi erano effettivamente quelli che erano. Il re Umberto II era partito per l’esilio solo pochi mesi prima. Eppure anche in seguito l’atteso decreto non è mai stato emanato. A oltre settant’anni di distanza manca ancora una definizione istituzionale precisa. Dopo diversi tentativi andati a vuoto, il Parlamento ci riprova. «Potrà la legislatura in corso essere quella che vedrà l’inno di Mameli perdere la sua condizione di non ufficialità e di provvisorietà?», chiede una proposta di legge presentata da alcuni esponenti del Partito democratico ormai un anno fa. Il documento è stato incardinato nella commissione Affari costituzionali di Montecitorio, insieme a un’analoga proposta del deputato Gaetano Nastri. Esponente del movimento Fratelli d’Italia, ça va sans dire. Da qualche mese è iniziata la discussione generale.

 

L’hanno cantato nel 1948 gli insorti, sulle barricate, durante le Cinque giornate di Milano. E pochi mesi dopo i volontari accorsi in difesa della Repubblica romana. È stato uno dei brani più diffusi tra i soldati impegnati nella prima guerra d’Indipendenza. Con gli anni, il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli è diventato il simbolo del Risorgimento e dell’Unità d’Italia. Eppure non è ancora il nostro inno ufficiale

Scritto da Mameli, musicato in seguito da Michele Novaro, a 170 anni dalla sua composizione il nostro inno attende ancora un riconoscimento. “L’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa…”. Tutti conoscono la prima strofa. Pochissimi, invece, ricordano le cinque successive: “Noi siamo da secoli, calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi….”. Eppure è impossibile non riconoscersi nel canto degli italiani. Un inno che «scuote gli animi e suscita la commozione di coloro che lo recitano – si legge nella proposta di legge Nastri – Poiché possiede tutti i riferimenti storici e i requisiti qualitativi sotto il profilo musicale per rappresentare l’Italia durante le cerimonie nazionali e internazionali». Manca solo il riconoscimento istituzionale.Le occasioni non sono mancate. Anche su impulso del presidente Carlo Azeglio Ciampi, il Parlamento ha provato più volte a intervenire. Nella XIV legislatura sono stati presentati in Senato due progetti di legge, di cui uno costituzionale. Avviato l’esame delle Camere, nessuno dei due provvedimenti ha visto concludere l’iter. Nella XV un altro tentativo. Stavolta a Palazzo Madama sono state presentate tre proposte di legge ordinaria, a cui si è aggiunta una petizione popolare. Ancora una volta senza esito. Nella scorsa legislatura il Parlamento ha approvato una legge (la n.222 del 2012) che prescrive l’insegnamento dell’inno di Mameli nelle scuole italiane. È la stessa norma che ha istituito il 17 marzo come giornata dell’Unità nazionale. Eppure non si è neanche riusciti ad avviare l’esame dei diversi provvedimenti che, ancora una volta, chiedevano l’ufficializzazione del Canto di Mameli.