LA NUOVA MISSIONE THEMIS(L’OPERAZIONME LASCIA TUTTO ALL’ITALIA (MENO MALE ,COME SEMPRE A NOI LE PEGGIORI DELLE COSE..)IL PESO DEGLI SBARCHI (FIN QUI’ NULLA DI NUOVO).MA PUNTA A COMBATTERE L’ARRIVO DI INFILTRATI CRIMINALI (HO CAPITO VOGLIONO CHIUDERE LA STALLA QUANDO ORMAI I BUOI SONO USCITI …. ANCHE UN BAMBINO INDIVIDUEREBBE UN PUZZONE SUI NOSTRI MARCIAPIEDI… E A PASSEGGIO DELLE NOSTRE CITTA’ ORMAI PIENE DI LORO…)

LA SVOLTA (PRESA PER IL CULO PER L’ITALIA)DELLA NUOVA MISSIONE EUROPEA CHE DOVREBBE (DICO DOVREBBE..) PERMETTERE  DI SBARCARE  I MIGRANTI AFRICANI  NEL PORTO PIU’ VICINO  OVVERO NON IN ITALIA MA E’ STATA SOLTANTO UNA PRESA PER IL CULO PER NOI CITTADINI ITALIANI,PER IL NOSTRO STATO , PER IL GOVERNO CHE E’ SEMPRE VAGANTE E DIREI MOLTO ZUZZURELLONE E INCAPACE.PERCHE’ LO SBARCO SI STA’ FACENDO SOLTANTO NELLA NOSTRA PENISOLA.GRAZIE EUROPA.GRAZIE UNIONE EUROPEA:VI VOGLIO BENEEEEEE…

 

 

Sono quasi 5.000 i Foreign Fighter partiti dall’Europa per andare a combattere a fianco dell’ISIS . Secondo il Ministero dell’Interno sono 87 (in credo moltissimi di più..)gli ITALIANI del Califfato.

Il piano ABBRACCIAMO UN JIHADISTA. Così tutta l’Europa  (impazzita dai falsi e fasulli buonisti) DA CASA E LAVORO AI KILLER.!!! Mentre chi combatte l’Isis  viene indagato !!Per i combattenti  dicono “redenti e innocui”,ci sono strategie di “recupero , reinserimento”.Ma non si pensa che in mezzo ci siano veramente  dei macellai e massacratori  di donne vecchi e bambini.QUANTA GENTE AVRANNO  MASSACRATO E UCCISO ??!!

 

Un tempo  avevamo paura dei terroristi  in arrivo con i “barconi taxi”.Quella paura è superata. Anche perché loro già sono arrivati  con qualche nave camuffata in “Cavallo di Troia..” E gli altri stanno ritornando  in “spavalda allegria… camuffati  con pelli di pecore…E lo fanno sotto il nostro naso ,sfruttando la stessa indifferenza  e compiacenza  che dal 2012  in poi  permise  a 5.000 di loro  di raggiungere  la Siria con tutta calma…L’icona  della tolleranza  garantita  a chi sogna di piegare  l’Europa  all’Islam è il bel programma  di de-radicalizzazione  che si chiama “ABBRACCIA UN JIHADISTA”  !! Ora la minaccia  è più presente che mai( non capisco il perché ci sono persone che le piace essere auto-evirate per sbrasoneria congenita…!!)In Inghilterra ,a dar retta  al Ministro  della Sicurezza Ben Wallace  almeno metà  dei circa 900 volontari dell’Isis  inglesi  è di nuovo in Gran Bretagna !! Ma come ammette sconsolato il Ministro :”non sapiamo dove siano e cosa stiano  facendo!!!???” (cari coglionastri: guardate sotto il letto della Regina o a casa di Carlo & Camilla….)

 

 

Siamo in un GRAVE DISAGGIO Sociale,Culturale, Religioso,Esistenziale ,che ci porterà “inesorabilmente” all’Estinzione del mondo ITALICO .O in una “guerra interna sociale e culturale “, per il riscatto di una nuova RESTAURAZIONE del nostro Paese .Ormai allo sbando e alla sostituzione etnica degli italiani.

In tutta questa incuria  e paradossi  farciti di piccole e grandi bugie.Possiamo dire che la colpa principale  è stata  degli ultimi governi per metterci sul disastro sociale .Perché lo Stato è stato latitante …. se non del tutto latitante.Almeno un patrigno padrone che non si è più curato dei suoi figli…  Fatemi capire una cosa .

Tu Stato.Tu Governo,Voi  Politici della Maggioranza e(certi) di Minoranza e Voi (certi)giornalisti di Tv e Carta stampata:Quando un africano o uno dell’Est Rapina,ruba,stupra,picchia  una donna e degli anziani,o altri cittadini.In strada o dentro le proprie case o nelle loro proprietà.Questi fatti succedono tutti i giorni,in tutte le parti d’Italia  « E NON VENGONO NEMMENO RISARCITE.”CREDO CHE SIA IL MOMENTO DENUNCIARE LO STATO ITALIANO  PER QUELLO CHE SUBISCONO QUESTE PERSONE .PERCHE’,GLI AFRICANI E QUELLI DELL’EST NON POGANO  E NEMMENO IL LORO STATO DI APPARTENENZA”» . UN GIOVANE NERO CHE OSPITIAMO  A GRATIS . “MACELLA E SEZIONA UNA POVERA GIOVANISSIMA ITALIANA,LA BELLA E SFORTUNATA PAMELA”.

E LA SIGNORA BOLDRINI ED ALTRI, SONO “QUASI”  DALLA PARTE DEL “MACELLAIO AFRICANO ” .O TENTANO  IL SILENZIO STAMPA PER NON FAR INGRANDIRE IL FATTO E NON FAR CAPIRE AL CITTADINO  CHE LO STATO  E IL GOVERNO E’ LATITANTE DA ANNI….  DOVE SONO LE “FEMMINISTE” QUANDO UNA RAGAZZINA ITALIANA  VIENE “SQUARTATA” DAL MOSTRO NERO???!!!

Invece quando un povero ragazzo  “BIANCO E ITALIANO” ,forse impazzito si mette a sparare all’impazzata sugli africani .

(CERTAMENTE  E’ DA CONDANNARE PENALMENTE PER QUELLO CHE HA FATTO). MA ANCHE VEDERE FINO IN FONDO SE HA BISOGNO DI CURE PSICHIATRICHE O ALTRO…..E NON FARLO PASSARE COME  UN FASCISTA O  DELLA LEGA. IN ITALIA MOLTI NERI  HANNO UCCISO ITALIANI COL PICCONE,CON IL BASTONE E CON IL COLTELLO ,MA LA CRONACA DEI GIORNALI  E TELEGIORNALI  NON HA FATTO MAI LA VOCE GROSSA… MOLTI  DI QUESTI AFRICANI ,DICIAMO TRUCI  E MACELLAI, GLI HANNO PASSATI COME “MATTI”.INVECE AL PAZZO  DI CASA NOSTRA A LETTERE CUBITALI ERA  SCRITTO: “GIOVANE ITALIANO FASCISTA ,ISTIGATO DALLE PAROLE DELLA LEGA” !!!! ORA LA LEGGE DOVRA’ FARE IL SUO ITER SU QUESTO RAGAZZO . SE HA COLPA DOVRA’ BUTTARE A MARE LA CHIAVE DELLA SUA CELLA.E’ BENE  CHE CERTI PARTITI , CERTI UOMINI NON BUTTINO ALTRA  BENZINA   SUL FUOCO PER NON FARLO DIVENTARE UN INCENDIO INDOMABILE E PERICOLOSO…TANTO GLI ITALIANI HANNO CAPITO PER CHI VOTARE..HANNO UNA COSCIENZA  E UN CERVELLO PENSANTE……

 

Cincinnati all’inverso (Grasso & Boldrini) e l’Oracolo Cumano al maschile….(Saviano)

Lucio Quinzio Cincinnato (latinoLucius Quinctius Cincinnatus520 a.C. circa – 430 a.C.) è stato un politico romano.Nato prima della Res Publica, fu console nel 460 a.C. e due volte dittatore, nel 458 a.C. e nel 439 a.C. La data di nascita non è precisa ma sappiamo da Tito Livio che aveva passato gli ottant’anni quando fu proclamato dittatore per la seconda volta Cincinnato era un esponente di spicco della gens Quinctia che, anche se non facente parte delle prime gentes organizzate da Romolo, era stata cooptata a Roma all’epoca della conquista e distruzione di Alba Longa da parte dei romani di Tullo Ostilio.Della vita e della carriera politica di Cincinnato si hanno notizie soprattutto da Tito Livio, che ne offre una visione abbastanza neutrale, sebbene tendente all’agiografico quando lo definisce “Spes unica imperii populi romani” (ultima speranza per l’autorità del popolo romano) La prima elezione di Cincinnato ai massimi livelli politici, avvenne nel 460 a.C.quando Lucio Quinzio fu eletto consul suffectus (supplente) in sostituzione del console Publio Valerio Publicola che era caduto durante la riconquista del Campidoglio occupato dai ribelli guidati da Appio ErdonioSecondo gli annalisti, Cincinnato si era dedicato ad una vita di agricoltura e sapeva che la sua partenza poteva rendere povera la sua famiglia se in sua assenza i raccolti non fossero stati curati.Secondo Tito Livio lo storico padovano del I secolo, viceversa, Lucio Quinzio si era visto costretto in un podere di quattro iugeri fuori Roma e oltre il Tevere, i Prata Quinctia, perché gli erano rimaste le sole inalienabili terre di famiglia; aveva dovuto vendere tutti i suoi beni per pagare una pesante cauzione. Il figlio, Cesone Quinzio, dopo un processo per omicidio (in realtà un processo politico) basato sulla testimonianza dell’ex Tribuno della plebe Marco Volscio Fittore aveva scelto la fuga in Etruria, con ciò costringendo il padre a risarcire i mallevadori.La descrizione che alcuni fanno di Cincinnato come agreste coltivatore, si scontra con l’acume politico e giuridico che questi dimostra nel corso di questo suo mandato. Lucio Quinzio fu eletto suffectus nel dicembre del 460 a.C. e la maggioranza dei senatori (patrizi, quindi) si era battuta per questo. I plebei erano intimoriti dal fatto di vedere al rango consolare una persona che nutriva un grande risentimento contro di loro per l’esilio di Cesone Quinzio e per la situazione finanziaria del padre Lucio. E non avevano del tutto torto; Cincinnato prese a difendere il figlio Cesone, ad attaccare i tribuni della plebe, quei loro atteggiamenti quasi da “re”, ma anche ad arringare il Senato che permetteva quel lassismo nei costumi. Il tribuno della plebe Aulo Virginio, che aveva organizzato il processo a Cesone fu pesantemente attaccato e paragonato al nemico interno Appio Erdonio.Oltre a questa difesa del figlio e a questo attacco al tribuno, quasi obbligatori, Lucio Quinzio informò il popolo romano che, assieme al collega stava organizzando la guerra ai soliti nemici gli Equi e i Volsci. L’obiezione dei tribuni fu che non poteva radunare l’esercito senza il loro consenso. Quinzio ribattéMa Cincinnato si dimostrò al di sopra di meschine ripicche. Il giorno seguente prese in mano la direzione delle operazioni e in poche ore radunò l’esercito e lo condusse con marcia forzata al soccorso dei concittadini assediati nel loro stesso accampamento. Quella stessa notte iniziò la battaglia del Monte Algido che vide gli Equi completamente, anche se non definitivamente, sconfitto.Questa convocazione toglieva un’arma potente dalle mani dei tribuni della plebe. Il popolo convocato in armi per deliberare al di fuori del pomerio, costituiva i cosiddetti “comizi centuriati“, un’assemblea legislativa militare con il potere di abrogare quanto in città, all’interno del pomerio, veniva deciso dal potere politico civile. I maneggi dei tribuni della plebe, che in quel periodo stavano cercando di far approvare la Lex Terentilia, si sarebbero scontrati con le decisioni prese da cittadini forzati a votare in modo non libero in quanto costretti da giuramento a seguire le leggi militari, a tutto vantaggio del patriziato che avversava l’approvazione di tale legge.Cincinnato, alla fine “si rimise alla volontà del Senato” (cioè della “sua” parte politica) e il senato sentenziò, abbastanza salomonicamente, che la legge non doveva essere votata (cosa che interessava al patriziato) ma che l’esercito non doveva essere convocato. In più i magistrati e i tribuni della plebe non avrebbero più potuto essere rieletti. I consoli non ripresentarono la candidatura ma i tribuni della plebe si ripresentarono fra le proteste dei patrizi che, per ripicca volevano rieleggere Cincinnato. Fu lui stesso a rifiutare con un discorso che riportava i senatori al rispetto delle decisioni prese, in contrapposizione alla malafede della plebe. Furono eletti consoli Quinto Fabio Vibulano per la terza volta e Lucio Cornelio Maluginense Uritino; Cincinnato ritornò alle sue rurali occupazioni assieme alla moglie Racilia. Ma successivamente Roma ebbe ancora bisogno di lui.Cincinnato abbandona l’aratro per essere eletto dittatore e combattere per Roma. all’interno del suo accampamento durante le operazioni di guerra che i romani avevano portato agli Equi. Nemmeno l’altro console, Gaio Nauzio Rutilo, che pur stava vincendo contro i Sabini sembrava in grado di fronteggiare la situazione. Nei momenti di grave crisi Roma eleggeva un dittatore con pieni poteri: per unanime consenso fu deciso di eleggere Lucio Quinzio Cincinnato.È, questo, il famoso episodio, raccontato da Livio e altri storici, dei senatori che si recano ai Prata Quinctia dove trovano Cincinnato che sta lavorando manualmente la terra. Lo pregano di indossare la toga per ascoltare quanto stanno per dire. Racilia viene inviata alla capanna per recare l’indumento. Cincinnato si deterge il sudore, si riveste e i senatori lo pregano di accettare la dittatura.Cincinnato accettò e ritornò a Roma attraversando il Tevere su una barca “noleggiata a spese dello Stato”. Cincinnato, che nel frattempo era stato erudito sulla situazione militare, viene accolto dai tre figli, parenti, amici e -Livio dice- “dalla maggior parte dei senatori”. È questo forse un indice che il consenso all’elezione non era stato del tutto unanime? Oppure qualche senatore non aveva tempo per Cincinnato?.Cincinnato, una volta liberato l’esercito che era assediato, distribuì il bottino e le punizioni ai soldati e al console incapace. Il bottino andò ai suoi soldati, Lucio Minucio depose la carica di console e rimase in armi al comando di Quinzio, ai soldati soccorsi non toccò nulla avendo rischiato di essere loro stessi preda. Questo – a detta di Livio – non creò malumori, tanto che a Lucio Quinzio venne donata una corona d’oro da una libbra.La carica di dittatore poteva durare fino a sei mesi e nessun’altra magistratura o assemblea aveva i poteri di far decadere il dittatore; Cincinnato, celebrato il trionfo, dopo soli sedici giorni, depose la dittatura e tornò privato cittadino. La “rapida” restituzione della sua autorità assoluta con la conclusione della crisi viene citata spesso come esempio di buona direzione, di servizio al buon pubblico e di virtù e di modestia. Ma leggiamo con attenzione le righe di Tito Livio: nello stesso giorno del rientro in città Cincinnato ha celebrato il trionfo, la gente ha fatto baldoria per le strade, al tusculano Lucio Mamilio, che aveva aiutato l’Urbe, viene conferita la cittadinanza romana.

  Questi signori sono dei Cincinnati (come molti aspiranti politici e politici)Essendo non politici,sono stati chiamati  come “Super partes” , a ricoprire due figure chiave dello Stato.Presidente del Senato e Presidenta della Camera. Doveva essere una parentesi  istituzionale senza nessun colore politico,invece  si sono rivelati prima del tempo aspiranti politici ,uno  facendosi un Partitino l’altra seguendolo  nello stesso partitino…L’incontrario di quello che ha fatto  Cincinnato:Invece di ritirarsi in buon ordine, le piacerebbe respirare ancora per 5 anni,  seduti comodamente ,con pochi sforzi  nelle poltronissime  dopo il 4 Marzo.-

 

Il titolo di Sibilla Cumana era proprio dalla somma sacerdotessa delloracolo di Apollo (divinità solare ellenica) e di Ecate (antica dea lunare pre-ellenica), oracolo situato nella città magnogreca di Cuma. Ella svolgeva la sua attività oracolare nei pressi del Lago d’Averno, in una caverna conosciuta come l'”Antro della Sibilla” dove la sacerdotessa, ispirata dalla divinità, trascriveva in esametri i suoi vaticini su foglie di palma le quali, alla fine della predizione, erano mischiate dai venti provenienti dalle cento aperture dell’antro, rendendo i vaticini “sibillini”. La sua importanza era nel mondo italico pari a quella del celebre oracolo di Apollo di Delfi in Grecia.Tali Sibille erano giovani vergini (ma spesso figurate come decrepite per l’antichità del lignaggio), che svolgevano attività mantica in uno stato di trance (furor). L’etimologia e l’origine dell’appellativo è sconosciuta.Alcuni nomi che ci sono rimasti delle Sibille cumane sono: Amaltea, Demofila ed Appenninica (di cui abbiamo testimonianza in Licofrone e in Eraclito). Nel libro VI dell’EneideVirgilio, che la rappresenta “vegliarda” la chiama «Deifobe di Glauco»] e «Amphrysia, appellativo originato dal fiume tessalo Amfriso, presso il quale Apollo custodì il gregge di Admeto. Nel poema la Sibilla Cumana ha la doppia funzione di veggente e di guida di Enea nell’oltretomba e la presentazione dell’oracolo è accompagnata dal cupo ritratto dei luoghi in cui vive e che formano un tutt’uno a suggerire un’immagine di paura ma allo stesso tempo di mistero.

Eccolo qui   con la scorta che da anni  la pagano tutti i contribuenti italiani.Per la Sinistra e la nuova Sibilla Cumana.Quello che dice LUI  è VERITA’ e le SENTENZE verso gli avversari politici delle Sinistre Sono DOGMI. 

 

 

Furono sempre carri armati “Rossi”..

FURONO SEMPRE CARRI ARMATI “ROSSI”…..

Nel 56  era successo in Ungheria  ribellarsi  per acquistare la libertà di quel Popolo.Con tanto di plauso del PCI  di Via delle Botteghe Oscure, di Giorgio  Napolitano & Compagni di quel Condominio Rosso e Bolscevichi della grande Madre Russia.Nel 69  mentre in Occidente i figli dei fiori  sognavano la Rivoluzione  .In realtà si preparavano “gli anni di piombo” del Terrorismo Rosso.All’Est i carri armati  sovietici  “liberavano”i Popoli.Fu così  che il tentativo  della “Primavera di Praga”,di ridare dignità a quel Popolo ,fu soffocata col sangue e nello stesso anno un giovane Juan Palach si diede fuoco in Piazza  San Venceslavo,per gridare questo grande sopruso  arrivato dalla Russia padrona.. “POI ARRIVO’ ALL’UNGHERIA  NEL 56 . DOVE VI RACCONTO UNA STORIA  MIA E DI 3 AMICI PARTITI PER AIUTARE  I CITTADINI  UNGHERESI  CON LA SPAVALDERIA   COME SANNO ESSERE I GIOVANI DONCHISCIOTTIANI”.Nell’89  i carri armati  a Pechino in Piazza Tienanmen  furono usati  per schiacciare  i giovani che volevano  la LIBERTA’. In tutte queste rivolte di sangue messe in atto da vari popoli:i carri armati erano sempre “dei Rossi schiaccia libertà”…..

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 Parla LUI che in nome  di una identità  da difendere, quella appunto  dei Centri GUF ,Gruppi Universitari Fascisti e poi COMUNISTA.download (5)Cattura-k0Z--544x408@Corriere-Tablet

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Presidente Emerito:Per questa pace nel mondo,ci sono stati 2652 morti e tantissimi feriti, buona parte di vecchi,donne e bambini  senza gambe e braccia. 250mila ungheresi fuggiti.

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Si difendevano con sassi e pochissime armi a disposizione,contro i cosacchi e mongoli dentro a grossi carri armati.

“Contribuì  nel 1956  a soffocare  nel sangue  il desiderio  di libertà  del Popolo  Ungherese “.LUI , e quelli come LUI ,contro i “Diversi”  mandavano i10795 carri armati.ragazzirivoltosi 

 

Primavera-di-Praga

 

 

 

 

 

 

 

23 Ottobre 1956 – A Budapest morì il comunismo .La Repressione della rivolta  ungherese  fu l’inizio  della fine  dell’Impero Sovietico.Mentre l’Ungheria cadeva immersa a una pozza di sangue innocente. L’Europa guardava a Suez !!

Anche il PCI INSORSE:Ma contro gli Ungheresi. Napolitano,Ingrao e gli Intellettuali Schierati  con i Sovietici. Disumano  fu il cinismo  già conosciuto di Togliatti….!!!

 

 

«E la pazzia ,e mai pazzia fu più sublime  per l’Ungheria ».

 

Io c’ero in quell’inferno  dell’Ottobre e Novembre  1956 a Budapest. Nel 54 morì mia madre,avevo 14 anni,mio padre si risposò.Mi presi qualche anno senza studiare,ero  scioccato di tutto quello che mi stava capitando(mia madre era morta tra le mie braccia dopo due anni di tribolazione per il cancro,ed ero solo a casa). Figlio unico e tutta la rabbia e il dolore lo tenevo in petto.Imprecando a voce alta : “Signore perché proprio lei…???” (mio padre ritornò dalla guerra di Russia dopo molte peripezie ,un paio di anni dopo la fine della  guerra.Per me nei primi anni era uno sconosciuto ,stando sempre attaccato con mia madre e il dialogo fu sempre scarno e contenuto). Mi volevo riscattare in qualcosa  per gli altri. A Ottobre degli amici (avevamo tutti 16 anni, ma con  tantissima voglia di fare… e molto sale in zucca) . Uno dei miei amici conosceva un trasportatore  a San Lorenzo, faceva trasporti di mobili  in Ungheria e Romania,ma molte volte andava anche a Budapest.Lo contattammo ,dicendole una grossa balla,che un nostro amichetto biondo e muto,che era presente, lo dovevamo accompagnare urgentemente a Budapest perché il padre stava morendo,aveva  pestato  una mina con la scarpa.Lui il “cacone, ma venale” vedendoci minorenni e senza soldi si rifiutò di caricarci…. Fortunatamente un signore del Dazio ,capì il nostro problema.Ci disse di presentarci tra due giorni, all’ora di pranzo ci avrebbe fatto montare e stivati con i mobili, su un furgoncino che andava proprio a Budapest,poi  il furgone veniva “piombato”  e fino all’arrivo non si poteva “spiombare”.Così facemmo,anzi quel Signore che ricordo ancora il Cognome  Tabacchi  e tanto affetto.Ci disse  che “era un  Fascista della prima ora , non poteva vedere sia i nostri Comunisti che i Sovietici”. Ci consegnò  ben 3 ciriolone (chi è romano di una volta, sa cosa erano le cirioline e le ciriolone più grandi,cioe pane) grandi ripiene di sugo, patate e spezzatino della Mensa dei Ferrovieri..Dovevamo partire in 5 ma uno non si presentò e non parlò con i nostri padri.. Preparammo due fiaschi  di Tè molto allungato e zuccherato .Portammo anche qualche chilo di patate lesse da sbucciare,un paio di sfilatini grandi (non sapevano ancora dei 3 provvidenziali sfilatini con patate e spezzatino al sugo del Signor Tabacchi) ,un barattolo di miele.Delle bottiglie di vetro del latte vuote per orinarci dentro . 6 bottiglie di latte da 2 litri”  della Centrale del Latte per darle ai bambini di Budapest,un cucchiaio,un piccolo pentolino per scaldare il latte ,ed eventualmente preparare ai bambini latte caldo con pane spezzettato , una torcia elettrica e un coltellino,a casa avevo sottratto anche  medicinali anti febbre e anti dolorifici specialmente Aspirine. (avevano finito tutti i soldi delle paghette che erano molto poche  ,per questo avevamo venduto anche dei libri scolastici). Ci mettemmo  credo circa 3 o 4  giorni di viaggio,non  ricordo bene. L’autista mangiava e dormiva,forse  in pensioni di fortuna. Noi  zitti e buoni al buio  con tanto freddo addosso,anche quando si appartava nella cabina di guida  a farsi una sveltina di passaggio.. Una mattina il camion si fermò di colpo.Sentimmo dei colpi di mitra  e cannonate in lontananza ,capimmo che  l’autista aveva aperto la portiera e richiusa con forza,  forse stava  scappando  per un luogo sicuro.Con il Coltellino tagliammo ,il telo, prendemmo quello che era rimasto di  nostro e scappammo come lepri… dentro un bosco di querce al lato della strada. Cera tramontana,un freddo gelido e l’erba era zuppa,con una brina bianca e fredda che bloccava  le nostre ginocchia , i nostri piedi diventati ghiaccioli,avevamo le scarpe ginniche Pirelli di tela blu con doppi calzini corti  le scarpette  erano sempre fredde e scivolose.Fummo fortunati,credo dopo qualche ora,  mettendoci sul ciglio della strada fermammo  un camioncino con sopra la bandiera ungherese.Era una famigliola  con bambini piccoli ,le offrimmo una bottiglia di latte per i piccoli, qualche patata lessa che ci era rimasta.. .Loro ci regalarono  cappotti cappelli e scarpe militari ungheresi che avevano trovato dentro un magazzino militare abbandonato,il tutto era molto gradito da noi…I cappotti abbastanza lunghi,li accorciammo con il mio coltellino , li tenevamo stretti in vita  con un grosso cinturone .L’importante che non sentivamo freddo.In città i carri armati facevano da padroni anche la fanteria mongola sovietica.Ci bloccarono, ci tolsero  un paio  bottiglie di latte .Uno  di loro con i gesti si mosse a pietà , me ne riconsegnò due e mi buttarono a terra rompendolo il vasetto di vetro contenente il miele per addolcire il latte ai bambini.A Budapest la vita era molto dura,difficile per procacciarci latte in polvere per i bambini, quando furono svuotate le  nostre poche bottiglie,  trovare qualche pezzo di pane per gli anziani quasi abbandonati a se stessi.In  grosso modo riuscimmo all’intento prefisso,stare vicini ai bambini,farli giocare e cantare, mangiucchiare quello che basta,dandole fiducia  di essere con amici un pochino più grandi di loro.La notte dormivamo tutti rannicchiati dentro gli androni dei palazzi o sotto qualche grosso carro  sventrato  dalle mine russe.Il tutto,non conoscendo la lingua, era fatto tutto  a gesti,uguali in tutto il mondo… .Una volta ci capitò di sparare  per non  farci prendere, incoscienti che eravamo  , da giorni tenevamo addosso pistole e caricatori in abbondanza trovate dentro un camion militare abbandonato.Benedetta imbecillità giovanile:  se ci avrebbero preso e controllato ,ci  avrebbero messo al muro e fucilato..Fortunatamente non  fummo feriti dalla scarica di risposta  dei soldati russi, che erano dall’altra parte di una piazza abbastanza grande  e un po buia.Fortunatamente per noi non sprecarono nemmeno una bomba a mano  (questa fu la nostra  salvezza,ci vedevamo già dilaniati come tanti morti che si vedevano a terra ).A Roma,ho saputo al mio ritorno che mio padre e gli altri genitori erano disperati,  non sapendo che fine avevamo fatto.Il loro cruccio era  che forse eravamo cascati  in qualche buca  dove si sterrava sabbia e pozzolana in qualche cantiere romano..Ritornati con un Camion della Croce Rossa Elvetica ,(non abbiamo avuto il tempo nemmeno di  farci  un bagno)ottimo viaggio, mangiato tutti i giorni biscotti , latte in scatola  ricordo Nestlé , cioccolata e formaggini .. Puzzavamo di tutto. Urina,cacca  e altro..forse ospitavamo anche qualche piattola e molte colonie di pidocchi famelici.. Dopo un bel bagno caldo nelle proprie case. Raccontato dove eravamo andati e quello che avevamo fatto.”Pensavamo che gli Eroi non si picchiano mai,ma cinto il capo con alloro”.Purtroppo non fu così.Qualche schiaffone in pieno viso e qualche  cintata nel sedere lo prendemmo  dai nostri padri,doppie botte di chi aveva la madre.Io le presi soltanto da mio padre…(il telefono azzurro ancora non esisteva).Comunque per noi 4 fu una bella e grande esperienza di vita,anche se per la prima volta ci siamo trovati dentro  a una insurrezione popolare,dove il nemico di questo Popolo fu truce e violento per non darle la libertà.(ho tante memorie di quel periodo,e tanti morti e bambini uccisi per nulla.Dico sempre di farci un libro,poi  il tempo tiranno non mi permette farlo).ALTRO QUELLO CHE DICEVA NAPOLITANO CHE L’INVASIONE SOVIETICA   DELL’UNGHERIA  HA CONTRIBUITO  A CONSERVARE  LA PACE NEL MONDO. SPERO CHE GIORGIO  QUALCHE NOTTE (COME MI SUCCEDE QUALCHE VOLTA ANCORA  A ME) SE LI SOGNI TUTTI QUEI MORTI  UCCISI PER UN IDEALE CHE SI CHIAMAVA:  “DEMOCRAZIA – LIBERTA’ CORAGGIO E DIGNITA’ DI UN POPOLO”.

11_11_1956_anterioreSono trascorsi 62 anni  da quando con i tre amici di scuola ci imbarcammo  in una  storia  più grande di noi.Noi la possiamo ancora raccontare invece molti  amici che sono rimasti li, non l’hanno potuta raccontare .”Noi 4 amici  per la pelle non siamo mai più andati a Budapest. Poi  dopo una decina di anni ci perdemmo di vista anche noi … Non  so se gli altri 3 siano morti  o vivono in buona salute.Ho fatto delle ricerche ,ma non sono riuscito a trovarli.Forse non mi va più a me ritrovarli ,è passato molto tempo, i nostri caratteri senza meno sono cambiati così la fisionomia,forse anche i caratteri alla garibaldina……Ci è difficile ritrovarci   ragazzetti che volevano difendere un Popolo  e darle la sua libertà.Volevamo conquistare il mondo ma gli altri non  ce lo hanno fatto permettere.Come tutti i giovani di quel tempo. Ci hanno tagliato le ali ….

Prima che ricresceranno , dentro un vaso di vetro o in una gabbia :Passeranno tantissime primavere….  che forse non vedremo. “Ma ci riusciremo:Almeno per l’ultimo volo………”

 

FURONO SEMPRE CARRI ARMATI “ROSSI”…..

Nel 56  era successo in Ungheria  ribellarsi  per acquistare la libertà di quel Popolo.Con tanto di plauso del PCI  di Via delle Botteghe Oscure, di Giorgio  Napolitano & Compagni di quel Condominio Rosso e Bolscevichi della grande Madre Russia.Nel 69  mentre in Occidente i figli dei fiori  sognavano la Rivoluzione  .In realtà si preparavano “gli anni di piombo” del Terrorismo Rosso.All’Est i carri armati  sovietici  “liberavano”i Popoli.Fu così  che il tentativo  della “Primavera di Praga”,di ridare dignità a quel Popolo ,fu soffocata col sangue e nello stesso anno un giovane Juan Palach si diede fuoco in Piazza  San Venceslavo,per gridare questo grande sopruso  arrivato dalla Russia padrona.. “POI ARRIVO’ ALL’UNGHERIA  NEL 56 . DOVE VI RACCONTO UNA STORIA  MIA E DI 3 AMICI PARTITI PER AIUTARE  I CITTADINI  UNGHERESI  CON LA SPAVALDERIA   COME SANNO ESSERE I GIOVANI DONCHISCIOTTIANI”.Nell’89  i carri armati  a Pechino in Piazza Tienanmen  furono usati  per schiacciare  i giovani che volevano  la LIBERTA’. In tutte queste rivolte di sangue messe in atto da vari popoli:i carri armati erano sempre “dei Rossi schiaccia libertà”…..

137223980Parla LUI che in nome  di una identità  da difendere, quella appunto  dei Centri GUF ,Gruppi Universitari Fascisti e poi COMUNISTABandera-en-movimiento-7,

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Si difendevano con sassi e pochissime armi a disposizione,contro i cosacchi e mongoli dentro a grossi carri armati.

“Contribuì  nel 1956  a soffocare  nel sangue  il desiderio  di libertà  del Popolo  Ungherese “.LUI , e quelli come LUI ,contro i “Diversi”  mandavano i 10795carri armati budapest_cold_war_pic_russian_tanks_budapest_1956

ragazzirivoltosi

(Questo ragazzo portava un mitra russo ma era senza  caricatore rotondo,cioè scarico,aspettando di trovarne uno pieno per poter sparare e difendersi dai soldati russi”.

Primavera-di-Praga

 

 

 

 

23 Ottobre 1956 – 23 Ottobre 2016

A Budapest morì il comunismo .

La Repressione della rivolta  ungherese  fu l’inizio  della fine  dell’Impero Sovietico.

 Mentre l’Ungheria cadeva immersa a una pozza di sangue innocente. L’Europa guardava a Suez !!

Anche il PCI INSORSE:

Ma contro gli Ungheresi. Napolitano,Ingrao e gli Intellettuali? ? Schierati  con i Sovietici Disumano  fu il cinismo  già conosciuto di Togliatti….

 

«…. E la pazzia ,e mai pazzia fu più sublime  per l’Ungheria ».

Io c’ero in quell’inferno  dell’Ottobre e Novembre  1956 a Budapest. Nel 54 morì mia madre,avevo 14 anni,mio padre si risposò.Mi presi qualche anno senza studiare,ero  scioccato di tutto quello che mi stava capitando(mia madre era morta tra le mie braccia dopo due anni di tribolazione per il cancro,ed ero solo a casa). Figlio unico e tutta la rabbia e il dolore lo tenevo in petto.Imprecando a voce alta : “Signore perché proprio lei…???” (mio padre ritornò dalla guerra di Russia dopo molte peripezie ,un paio di anni dopo la fine della  guerra.Per me nei primi anni era uno sconosciuto ,stando sempre attaccato con mia madre e il dialogo fu sempre scarno e contenuto). Mi volevo riscattare in qualcosa  per gli altri. A Ottobre degli amici (avevamo tutti 16 anni, ma con  tantissima voglia di fare… e molto sale in zucca) . Uno dei miei amici conosceva un trasportatore  a San Lorenzo, faceva trasporti di mobili  in Ungheria e Romania,ma molte volte andava anche a Budapest.Lo contattammo ,dicendole una grossa balla,che un nostro amichetto biondo e muto,che era presente, lo dovevamo accompagnare urgentemente a Budapest perché il padre stava morendo,aveva  pestato  una mina con la scarpa.Lui il “cacone, ma venale” vedendoci minorenni e senza soldi si rifiutò di caricarci…. Fortunatamente un signore del Dazio ,capì il nostro problema.Ci disse di presentarci tra due giorni, all’ora di pranzo ci avrebbe fatto montare e stivati con i mobili, su un furgoncino che andava proprio a Budapest,poi  il furgone veniva “piombato”  e fino all’arrivo non si poteva “spiombare”.Così facemmo,anzi quel Signore che ricordo ancora il Cognome  Tabacchi  e tanto affetto.Ci disse  che “era un  Fascista della prima ora , non poteva vedere sia i nostri Comunisti che i Sovietici”. Ci consegnò  ben 3 ciriolone (chi è romano di una volta, sa cosa erano le cirioline e le ciriolone più grandi,cioe pane) grandi ripiene di sugo, patate e spezzatino della Mensa dei Ferrovieri..Dovevamo partire in 5 ma uno non si presentò e non parlò con i nostri padri.. Preparammo due fiaschi  di Tè molto allungato e zuccherato .Portammo anche qualche chilo di patate lesse da sbucciare,un paio di sfilatini grandi (non sapevano ancora dei 3 provvidenziali sfilatini con patate e spezzatino al sugo del Signor Tabacchi) ,un barattolo di miele.Delle bottiglie di vetro del latte vuote per orinarci dentro . 6 bottiglie di latte da 2 litri”  della Centrale del Latte per darle ai bambini di Budapest,un cucchiaio,un piccolo pentolino per scaldare il latte ,ed eventualmente preparare ai bambini latte caldo con pane spezzettato , una torcia elettrica e un coltellino,a casa avevo sottratto anche  medicinali anti febbre e anti dolorifici specialmente Aspirine. (avevano finito tutti i soldi delle paghette che erano molto poche  ,per questo avevamo venduto anche dei libri scolastici). Ci mettemmo  credo circa 3 o 4  giorni di viaggio,non  ricordo bene. L’autista mangiava e dormiva,forse  in pensioni di fortuna. Noi  zitti e buoni al buio  con tanto freddo addosso,anche quando si appartava nella cabina di guida  a farsi una sveltina di passaggio.. Una mattina il camion si fermò di colpo.Sentimmo dei colpi di mitra  e cannonate in lontananza ,capimmo che  l’autista aveva aperto la portiera e richiusa con forza,  forse stava  scappando  per un luogo sicuro.Con il Coltellino tagliammo ,il telo, prendemmo quello che era rimasto di  nostro e scappammo come lepri… dentro un bosco di querce al lato della strada. Cera tramontana,un freddo gelido e l’erba era zuppa,con una brina bianca e fredda che bloccava  le nostre ginocchia , i nostri piedi diventati ghiaccioli,avevamo le scarpe ginniche Pirelli di tela blu con doppi calzini corti  le scarpette  erano sempre fredde e scivolose.Fummo fortunati,credo dopo qualche ora,  mettendoci sul ciglio della strada fermammo  un camioncino con sopra la bandiera ungherese.Era una famigliola  con bambini piccoli ,le offrimmo una bottiglia di latte per i piccoli, qualche patata lessa che ci era rimasta.. .Loro ci regalarono  cappotti cappelli e scarpe militari ungheresi che avevano trovato dentro un magazzino militare abbandonato,il tutto era molto gradito da noi…I cappotti abbastanza lunghi,li accorciammo con il mio coltellino , li tenevamo stretti in vita  con un grosso cinturone .L’importante che non sentivamo freddo.In città i carri armati facevano da padroni anche la fanteria mongola sovietica.Ci bloccarono, ci tolsero  un paio  bottiglie di latte .Uno  di loro con i gesti si mosse a pietà , me ne riconsegnò due e mi buttarono a terra rompendolo il vasetto di vetro contenente il miele per addolcire il latte ai bambini.A Budapest la vita era molto dura,difficile per procacciarci latte in polvere per i bambini, quando furono svuotate le  nostre poche bottiglie,  trovare qualche pezzo di pane per gli anziani quasi abbandonati a se stessi.In  grosso modo riuscimmo all’intento prefisso,stare vicini ai bambini,farli giocare e cantare, mangiucchiare quello che basta,dandole fiducia  di essere con amici un pochino più grandi di loro.La notte dormivamo tutti rannicchiati dentro gli androni dei palazzi o sotto qualche grosso carro  sventrato  dalle mine russe.Il tutto,non conoscendo la lingua, era fatto tutto  a gesti,uguali in tutto il mondo… .Una volta ci capitò di sparare  per non  farci prendere, incoscienti che eravamo  , da giorni tenevamo addosso pistole e caricatori in abbondanza trovate dentro un camion militare abbandonato.Benedetta imbecillità giovanile:  se ci avrebbero preso e controllato ,ci  avrebbero messo al muro e fucilato..Fortunatamente non  fummo feriti dalla scarica di risposta  dei soldati russi, che erano dall’altra parte di una piazza abbastanza grande  e un po buia.Fortunatamente per noi non sprecarono nemmeno una bomba a mano  (questa fu la nostra  salvezza,ci vedevamo già dilaniati come tanti morti che si vedevano a terra ).A Roma,ho saputo al mio ritorno che mio padre e gli altri genitori erano disperati,  non sapendo che fine avevamo fatto.Il loro cruccio era  che forse eravamo cascati  in qualche buca  dove si sterrava sabbia e pozzolana in qualche cantiere romano..Ritornati con un Camion della Croce Rossa Elvetica ,(non abbiamo avuto il tempo nemmeno di  farci  un bagno)ottimo viaggio, mangiato tutti i giorni biscotti , latte in scatola  ricordo Nestlé , cioccolata e formaggini .. Puzzavamo di tutto. Urina,cacca  e altro..forse ospitavamo anche qualche piattola e molte colonie di pidocchi famelici.. Dopo un bel bagno caldo nelle proprie case. Raccontato dove eravamo andati e quello che avevamo fatto.”Pensavamo che gli Eroi non si picchiano mai,ma cinto il capo con alloro”.Purtroppo non fu così.Qualche schiaffone in pieno viso e qualche  cintata nel sedere lo prendemmo  dai nostri padri,doppie botte di chi aveva la madre.Io le presi soltanto da mio padre…(il telefono azzurro ancora non esisteva).Comunque per noi 4 fu una bella e grande esperienza di vita,anche se per la prima volta ci siamo trovati dentro  a una insurrezione popolare,dove il nemico di questo Popolo fu truce e violento per non darle la libertà.(ho tante memorie di quel periodo,e tanti morti e bambini uccisi per nulla.Dico sempre di farci un libro,poi  il tempo tiranno non mi permette farlo).ALTRO QUELLO CHE DICEVA NAPOLITANO CHE L’INVASIONE SOVIETICA   DELL’UNGHERIA  HA CONTRIBUITO  A CONSERVARE  LA PACE NEL MONDO. SPERO CHE GIORGIO  QUALCHE NOTTE (COME MI SUCCEDE QUALCHE VOLTA ANCORA  A ME) SE LI SOGNI TUTTI QUEI MORTI  UCCISI PER UN IDEALE CHE SI CHIAMAVA:  “DEMOCRAZIA – LIBERTA’ CORAGGIO E DIGNITA’ DI UN POPOLO”.

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11_11_1956_anterioreSono trascorsi 62 anni  da quando con i tre amici di scuola ci imbarcammo  in una  storia  più grande di noi.Noi la possiamo ancora raccontare invece molti  amici che sono rimasti li, non l’hanno potuta raccontare .”Noi 4 amici  per la pelle non siamo mai più andati a Budapest. Poi  dopo una decina di anni ci perdemmo di vista anche noi … Non  so se gli altri 3 siano morti  o vivono in buona salute.Ho fatto delle ricerche ,ma non sono riuscito a trovarli.Forse non mi va più a me ritrovarli ,è passato molto tempo, i nostri caratteri senza meno sono cambiati così la fisionomia,forse anche i caratteri alla garibaldina……Ci è difficile ritrovarci   ragazzetti che volevano difendere un Popolo  e darle la sua libertà.Volevamo conquistare il mondo ma gli altri non  ce lo hanno fatto permettere…Come tutti i giovani di quel tempo :Ci hanno tagliato le ali ….Prima che ricresceranno , dentro un vaso di vetro o in una gabbia :Passeranno tantissime primavere….  che forse non vedremo. “Ma ci riusciremo:Almeno per l’ultimo volo………”

LA SATIRA E’ BUONA E LODEVOLE DI RISATE E SFOTTO’ :SOLTANTO SE COLPISCE LA DESTRA , I VINTI E I MORTI AMMAZZATI…

«La satira  vale soltanto  se  colpisce la Destra.Molta storia d’Italia dal 45  fino ai giorni nostri, viene scritta dai Vincitori…..Perché i Vinti non vengono quasi mai creduti o sono morti….»

Certamente c’è satira e satira ,il ciarpame  e la sporcizia che colpisce a Destra è pura satira! La satira che  volge a Sinistra è ciarpame e sporcizia !! Così  ragionano  e parlano  i così detti “Progressisti”……Se il Comico ,Signor Gnocchi ,invece della Signora Petacci  avesse tirato in ballo  la Signora Iotti

(amante di Togliatti ex Fascista poi del PCI ed ex Presidente della Camera”Entrambi morti nel loro letto e non “maccellati ,poi appesi a testa in giù in quel di  Milano  dai  Partigiani Rossi.Cosa avrebbero detto  gli eredi di Togliatti ?

Quel Togliatti che si sentiva più Cittadino Sovietico che  Italiano.

 

La prima Presidente della Camera  non  è forse stata  la Signora Iotti e amante del Segretario del PCI .Si diceva anche che la Signorina Iotti (amante) era rimasta  in cinta dal Capo del PCI e poi abortito in grande  segreto. Perché  Togliatti era ancora sposato  e Segretario di un grosso  Partito granitico che non ammettevano errori da riportare  sulla stampa  o panni sporchi da lavare fuori da Via delle Botteghe Oscure di Roma…??!! Ma non si può quasi pronunciare Mussolini  e Petacci. Perché i compagni  sono usi  rimuovere  le magagne ,ma soprattutto le Macellerie Rosse quelle del 45….. Si può dire,però che la Signora Iotti ,prima dell’8 Settembre ,era stata una convinta  “fascista”,mentre la Signora Petacci  non è mai stata  comunista.E questo è un gran merito. Tra i tantissimi ex fascisti  dopo dell’8 Settembre ,c’erano anche questi due insigni signori ancora in vita.:

QUELLI CHE NON CI SONO PIU’ E NON POSSONO PIU’ PARLARE , CHE ERANO MARGINALI AL FASCISMO.   SONO  QUESTE PERSONE  TRUCIDATE NEL 45 A GUERRA FINITA,DAI PARTIGIANI ROSSI. 

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Lo storico Bruno Guerri asfalta Mattarella e Boldrini: “Ve li elenco io i meriti che ha avuto il fascismo”

Lo Storico Giordano Bruno Guerri smonta le “fake news” antistoriche di Sergio Mattarella e di Laura Boldrini.
Lo storico elenca tutte i meriti e le opere più importanti del governo guidato da Benito Mussolini e asfalta il presidente della Repubblica abusivo e la sinistra: “Il fascismo non ebbe meriti? La scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani. Non neghiamo queste verità”.

Nulla di buono nel fascismo, dice Laura Boldrini. Tornare a insegnare nelle scuole l’etica dell’antifascismo, dice l’Anpi. Inaccettabile e sbagliato parlare di meriti del fascismo, afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Al Capo dello Stato ha risposto in forma di lettera lo storico Giordano Bruno Guerri, autore di monografie su Bottai, Ciano e Malaparte e presidente della Fondazione Vittoriale, con un intervento sul Giornale. “Lei – scrive Guerri – ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, continua Guerri: “E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili. Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma. In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia»”.

Con fonte Il Secolo D’Italia + Redazione RN Quotidiano) 

LA CROCIFISSIONE DI GESU’..

 La crocifissione (o, meno comunemente, crocefissione) di Gesù è la modalità con la quale egli è stato messo a morte.Questo avvenimento, insieme con la risurrezione da morte dopo tre giorni, è considerato dai Cristiani l’evento culminante della storia umana e della storia della salvezza[cosa affermano a tal proposito “i cristiani”, fonte?] in quanto in esso si compie laredenzione da parte di Dio degli uomini, che, con il peccato originale, si erano preclusi la salvezza e la beatitudine eterna.[Cosa affermano sulla redenzione, peccato originale, salvezza e beatitudine eterna? a quali fonti si fa riferimento? è il pensiero di una sola confessione religiosa o di più confessioni nella “cristianità”? – Fonti?] L’evento è descritto in tutti i Vangeli canonici.Il ruolo della crocifissione di Gesù nella cultura della Cristianità è fondamentale,poiché ad un tempo simbolico ed emblematico della nascita del Cristianesimo, agente culturale di enorme influenza nella storia[ La crocifissione di Gesù ha a che fare con la nascita del cristianesimo? Chi lo afferma? Fonte?]. Inoltre, il segno formale stesso della crocifissione, la croce, è diventato un simbolo di cui tuttora si fa ampio uso presso le culture di derivazione cristian.La ricostruzione della crocefissione di Gesù ricavabile dai Vangeli canonici, cui tutte le chiese cristiane attribuiscono fede di storicità (“quorum historicitatem incunctanter affirmat“), appare alquanto aderente a quanto emerso dagli studi storici condotti, principalmente nella prima metà del Novecento, sulla pratica della crocefissione presso i Romani.La crocifissione ebbe luogo su una piccola altura a settentrione di Gerusalemme, denominata Calvario in latino e Golgotain aramaico, vicino a una delle porte di ingresso della città Sulla croce venne apposta una tavoletta con la scritta: Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei.I dettagli riportati a proposito delle torture, della flagellazione, del dissanguamento – dovuto al colpo di lancia del soldato – costituiscono un circostanziato e fedele racconto.Gesù, sulla Croce, non subì il crurifragium da parte dei soldati Romani per affrettarne la morte, cioè la rottura delle gambe, in quanto vedendolo già morto gli venne forato il Costato con un colpo di lancia (Vangelo secondo Giovanni 19, 31-34).Anche la resa della Salma ai familiari è verosimile, in quanto consentita da Augusto, mentre in precedenza era stato in vigore il divieto di rimuovere i cadaveri sino alla loro completa decomposizione.Nella narrazione dei vangeli la morte di Gesù è accompagnata da segni, come lo squarcio del velo del tempio (15,38) l’oscuramento del sole (23, 44-46), l’apparizione dei giusti nella città santa (27,52-53) e la professione di fede del centurione (15,39).

Le fonti coeve non cristiane che parlano del martirio di Gesù comprendono Tacito e Giuseppe Flavio. Una testimonianza successiva di uno o più secoli è inoltre fornita da un testo della tradizione ebraica, il Talmud di Babilonia.Tacito, in particolare, dedica un brano degli Annali alla passione di Cristo, dispiacendosi, in quanto pagano, che essa non abbia stroncato la diffusione della nuova religione:
Il fondatore di questa setta, il Cristo, aveva avuto il supplizio sotto il regno di Tiberio, per ordine del procuratore Ponzio Pilato. Momentaneamente repressa, la funesta superstizione si scatenò di nuovo non soltanto nella Giudea, culla del male, ma in Roma stessa (Annali, XV, 44).Lo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio (circa 37-103) nella sua opera Antichità giudaiche, in un passo che compare in vari manoscritti in greco pervenutici, parla non solo della crocifissione ma, nel testo a noi pervenuto, dà per certa anche la resurrezione:
… quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui. (Ant. XVIII, 63-64)

Il testo in questione (noto come Testimonium flavianum) è oggetto di discussione tra gli storici: la descrizione, che enfatizza la divinità del Cristo, è infatti poco credibile in un autore giudeo. Si è quindi pensato a possibili interpolazioni da parte di copisti medievali.La scoperta fatta da Shlomo Pines nel 1971 di di una Storia universale in lingua araba scritta in Siria nel X secolo dal vescovo e storico cristiano Agapio di Ierapoliriporta il passo di Giuseppe Flavio su Cristo in una versione che sembra da ritenersi più fedele all’originale. Afferma dunque Agapio che:

Similmente dice Giuseppe [Flavio] l’ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: “Ci fu verso quel tempo un Uomo saggio che era chiamato Gesù, che dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (o dotto), e aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato (o dottrina) e raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione ed era vivo, ed era probabilmente il Cristo del quale i profeti hanno detto meraviglie.Esiste inoltre anche un’altra fonte extra biblica interessante poiché deriva dalla tradizione ebraica: il Talmud di Babilonia (II – V secolo); qui si legge che alla vigilia della Pasqua fu crocifisso Gesù Nazareno e anche che costui aveva portato alla rivolta Israele. La nota forse più interessante è comunque quella riguardante il processo che si descrive annotando non si trovò nessuno che lo difendesse
.

 

 

   

 

GOVERNATORE ROMANO DELLA GIUDEA, PONZIO PILATO .(Non aveva figli,mori “suicida”nel 38 dopo Cristo).

Cosa sappiamo del governatore romano della Giudea che mandò a morte Gesù di Nazareth?Pochissimo, in verità quasi nulla: chiacchiere non verificabili, ipotesi più o meno credibili e invenzioni fantasiose ci consentono di ricostruirne vita e tratti caratteriali con un’approssimazione propria più dei personaggi leggendari che di quelli storici.Per il portale notizie.it riuscii a ricavare, cercando informazioni qua e là, una breve biografia di Pilato che ripropongo di seguito.Ciò può stupire visto che l’unica fonte storica su questo personaggio è stata rappresentata, fino a qualche decennio fa, dai Vangeli, senza alcuna possibilità di raffronti; solo nel 1961, grazie ad una scoperta casuale, fu rinvenuta nel teatro di Cesarea, in Israele, un’epigrafe romana con la scritta “Pontius Pilatus, praefectus Iudeae”, prova inequivocabile della veridicità di quanto affermato nelle Sacre Scritture.Pilato apparteneva probabilmente alla famiglia vestina dei Pontii , di origine sannitica, e al ceto equestre; accettò malvolentieri la carica di governatore nella lontana provincia giudea, ove rimase per dieci anni distinguendosi per la durezza con cui era solito reprimere le frequenti ribellioni da parte degli abitanti della regione, mai rassegnatisi alla condizione di sudditanza nei confronti di Roma.Sugli ultimi anni di vita di Pilato regna l’incertezza assoluta; per alcuni fu giustiziato dall’Imperatore Caligola, secondo altri fu esiliato in Gallia ove morì suicida, qualcuno infine, lo vuole addirittura penitente e convertito al Cristianesimo, anche per influenza della moglie Claudia Procula, che aveva tentato in ogni modo di convincerlo a non mandare a morte Gesù di Nazareth.E proprio riguardo al più celebre processo della Storia, è evidente l’atteggiamento riluttante di Pilato a esprimersi per la condanna estrema: le parole, l’aspetto, l’umiltà e i modi del giovane nazareno condotto al suo cospetto lo avevano profondamente colpito, e non trovava  in lui alcuna colpa che potesse giustificare quanto gli veniva chiesto di fare.E infatti Pilato tentennò, prese tempo, chiese consigli, rimandò, infine giocò la carta estrema di Barabba, ma non riuscì a impedire una condanna che sentiva evidentemente ingiusta, e forse, da buon romano alquanto superstizioso, sentiva gravare su di sé l’approssimarsi di una sorta di punizione divina per essersi reso responsabile di quel sangue versato ingiustamente.Pilato non ebbe figli ma fu legato da amore sincero alla moglie Claudia, donna colta, intelligente e nipote di Augusto, pertanto appartenente a una delle famiglie romane più illustri e potenti; sembra che Pilato tenesse in grande considerazione le opinioni della consorte, e certamente esse finivano con l’influenzare le sue decisioni politiche.

GIUDA ISCARIOTA,IL TRADITORE DI GESU’??

Dare del Giuda a una persona è notoriamente considerato un insulto grave, perché si stanno attribuendo a essa qualità molto negative, gli si sta dando del traditore e, secondo quanto indicato chiaramente nei Vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni), del ladro pronto anche a vendere il proprio Maestro per denaro. Ovviamente si fa riferimento a Giuda Iscariota, uno dei dodici Apostoli che inizialmente seguì Gesù nella sua predicazione itinerante in Palestina e che, dopo l’Ultima Cena, denunciò il luogo in cui si trovava il Cristo e lo fece arrestare.Gli Evangelisti si premurano di specificare che si tratta dell’Iscariota per distinguerlo da Giuda Taddeo (o “di Giacomo”, sempre per differenziarlo dall’altro, figlio “di Simone”), anche lui Apostolo. Esattamente, cosa significa “Iscariota”?La maggioranza dei filologi ritiene che esso significhi “Uomo di Querjoth”, un villaggio della Giudea meridionale, mentre una minoranza piuttosto vocale pensa che tale appellativo possa derivare dal termine greco sikarios, assassino, che nei Vangeli potrebbe anche riferirsi al suo tradimento che portò alla morte di Gesù, ma che nel contesto storico della Palestina del I secolo dopo Cristo era stato generalizzato per indicare quei patrioti che si battevano contro l’occupazione romana con tattiche di guerriglia.A un’analisi dei due significati più attenta alle fonti originarie, l’indicazione geografica sarebbe un elemento divisivo rispetto agli altri Apostoli, mentre l’attribuzione del ruolo di guerrigliero lo avvicinerebbe a loro. Infatti, essere nativo della Giudea lo avrebbe contrapposto ai primi Apostoli che si unirono a Gesù già agli inizi della sua predicazione in Galilea (Pietro, Andrea, Giovanni, Giacomo maggiore, Filippo, Bartolomeo e Matteo) facendolo finire nel gruppo di individui che lo seguirono in un secondo momento (Giuda Iscariota, Tommaso, Giuda Taddeo, Giacomo minore e Simone Cananeo). Inoltre, la Giudea era considerata il cuore della Palestina, più evoluta e mondana, mentre la Galilea era più provinciale. Insomma, ci sarebbe stata una vera e propria divisione etnica e culturale tra Giuda e gli Apostoli di GalileaAllora come è possibile che sia stato accettato dagli altri discepoli di Gesù originari della Galilea?Sappiamo che il Cristo era molto aperto nel scegliere i destinatari del suo messaggio, rivolgendosi anche a prostitute, esattori delle tasse romane e “collaborazionisti”. Non deve quindi stupire che potesse predicare a rivoluzionari e guerriglieri.Il Messia era atteso dagli Ebrei come un leader che li avrebbe liberati dal giogo romano, tanto che molti tra i più impazienti e pronti all’azione si rivolsero a Gesù proprio per questo motivo.In particolare, sappiamo dagli Atti degli Apostoli 5, 37 che al tempo della nascita di Gesù, un altro Giuda si era proclamato Messia e aveva dato inizio a una rivolta in Galilea, poi repressa con la forza dai Romani. Quindi è possibile che anche gli Apostoli di Galilea avessero inizialmente in animo di seguire Gesù su quella stessa strada e che Giuda Iscariota potesse essere uno Zelota, uno dei patrioti molto diffusi in terra di Giudea e pronti alla guerra contro i Romani.Gli Apostoli sarebbero quindi una banda di rivoluzionari uniti da un medesimo scopo, liberarsi dell’occupazione romana?Un “forse” in risposta a questa domanda potrebbe essere meno assurdo di quanto risulti in un primo momento. In Luca 22, 5-38 è infatti scritto:

“Ma ora, chi ha una borsa, la prenda; così pure una sacca; e chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico che in me dev’essere adempiuto ciò che è scritto: Egli è stato contato tra i malfattori. Infatti, le cose che si riferiscono a me, stanno per compiersi”. Ed essi dissero: “Signore, ecco qui due spade!” Ma egli disse loro: “Basta!”.

In aggiunta, al suo arrivo a Gerusalemme, Gesù fu osannato con accoglienza regale dal popolo, pronto a seguirlo contro i Romani. E gli Apostoli sapevano maneggiare bene le spade, tanto che in Luca 22, 49-50, al momento dell’arresto di Gesù si legge:

Quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per succedere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?» E uno di loro percosse il servo del sommo sacerdote, e gli recise l’orecchio destro.

Da Giovanni 18, 10-11 sappiamo che quell’Apostolo che si abbandonò alla violenza era addirittura Pietro.

Va comunque sottolineato che i timori e i dubbi dell’uomo Gesù sono ben contrastati dal suo messaggio religioso che emerge con forza nel “Basta!” urlato quando gli porgono le due spade e in Luca 22, 46 quando dice agli Apostoli, poco prima di essere catturato: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione”, nel contesto sarebbe sottinteso “di usare le armi”.

In sostanza, sebbene Giuda non provenisse dalla Galilea come altri Apostoli, tutti quanti potevano essere uniti da un forte sentimento nazionalista e di avversione verso i Romani, a cui poi Gesù avrebbe aggiunto il suo messaggio religioso, molto più rivoluzionario e inaspettato.

Dalle Sacre Scritture sappiamo che Giuda Iscariota era il tesoriere del gruppo di Gesù. In Giovanni 12, 6 ci viene detto dall’Evangelista che l’Iscariota approfittava di quella carica, appropriandosi a piene mani dei fondi e meritandosi l’appellativo di ladro. Risulta tuttavia difficile credere che pur sapendo dei furti di Giuda, gli Apostoli gli abbiano lasciato il ruolo di cassiere fino all’Ultima Cena. Si può quindi ritenere che l’affermazione di Giovanni fosse giustificata solo alla luce dei fatti successivi. D’altronde, il tesoriere è un compito di altissima fiducia, certamente non sarebbe stato affidato a una persona con una reputazione non immacolata.

Tuttavia, è probabile che a Giuda fosse perdonato molto per via della sua vicinanza a Gesù. Le fonti bibliche ci dicono che l’Iscariota fu causa di una discussione durante l’assegnazione dei posti all’Ultima Cena, perché avrebbe voluto sedersi alla destra di Gesù, posizione destinata al prediletto del Cristo, ma che gli fu impedito da Giovanni, il quale si accaparrò quel posto e addirittura poggiò la testa sul petto del Maestro (Giovanni 13, 23). Giuda non fu comunque allontanato, tanto che Gesù poté porgli del pane intinto nella salsa pasquale, gesto rivelatore di chi lo avrebbe tradito, secondo Giovanni 13, 21. Ciononostante, è lo stesso Giovanni che aveva tolto all’Iscariota il posto d’onore a sottolineare il fatto che gli Apostoli non avessero capito a cosa Gesù avesse fatto riferimento, pensando piuttosto a un compito da eseguire servendosi dei soldi della cassa.

Infatti, appena ricevuto il boccone, Giuda abbandonò l’Ultima Cena sebbene fosse notte, come se il Cristo gli avesse ricordato un importante compito da eseguire.

Il bacio e i denari Possiamo quindi affermare che Giuda godesse della fiducia di Gesù e dell’intero gruppo di Apostoli, ma che l’avesse poi tradita. Un’immagine rappresentativa importante è quella in cui Giuda ritorna quella notte insieme a soldati e sacerdoti, trovando Gesù nel bosco dei Getsemani, dove lo bacia, come amico fraterno, ricevendo una risposta dubbiosa: “Amico, perché sei qui?”. Secondo l’interpretazione tradizionale, Giuda guidò gli uomini delle autorità nel luogo in cui sapeva di poter trovare Gesù, essendoci stato molte volte insieme a lui, e lo baciò per farlo riconoscere a chi doveva arrestarlo, senza rivelare il proprio tradimento. Al contrario, in Luca 22, 48 Gesù risponderebbe all’Iscariota: “Giuda, tradisci il Figlio dell’uomo con un bacio?”.

La contraddizione è evidente. Nel primo caso, Gesù sarebbe sorpreso della presenza di Giuda perché l’aveva inviato a svolgere qualche commissione, come anche Giovanni scrisse, mentre nel secondo caso il Cristo sarebbe cosciente del ruolo svolto da Giuda nel suo arresto, come più volte sottolineato nelle Sacre Scritture.Indipendentemente da quale interpretazione si scelga, quel bacio aveva una finalità pratica: coloro che erano venuti ad arrestare Gesù non l’avevano mai visto di persona e perciò doveva essere indicato loro con precisione chi fosse colui che il popolo acclamava come il Messia.Per quale ragione Giuda tradì Gesù, nonostante fosse stato trattato da lui e dai suoi seguaci come uomo degno di fiducia?Le Sacre Scritture sono chiare in merito: per soldi. Con precisione, per trenta denari d’argento.L’infamia dell’Iscariota sarebbe quindi accentuata dal fatto che fosse un traditore prezzolato. Tuttavia, anche questa volta, ci sono alcune incongruenze nelle fonti. Per cominciare, trenta pezzi d’argento ai tempi di Gesù corrispondevano all’incirca al denaro necessario per l’acquisto di uno schiavo, quindi non una grande somma. Inoltre, quel prezzo tanto preciso non era una novità dei Vangeli. Già in Zaccaria 11, 12-13 si può leggere:

“Se è bene ai vostri occhi datemi il mio salario; ma se no, lasciate stare”. E mi pagavano il mio salario, trenta pezzi d’argento. Allora Geova mi disse: “Gettalo al tesoro, il maestoso valore col quale sono stato valutato dal loro punto di vista”. Pertanto presi i trenta pezzi d’argento e li gettai nel tesoro della casa di Geova.”

Stessa cifra e stesso disgusto per averli ricevuti. Si può quindi dire che l’evento storico del tradimento di Gesù sia stato integrato da elementi derivati dall’Antico Testamento in una sorta di migrazione verso il mito, dopo la Passione di Cristo.Infine, in Giovanni 13, 27, viene addirittura smentita la motivazione umana (l’avidità di Giuda) e si afferma che fu Satana a entrare in lui e a portarlo al tradimento.

Le Sacre Scritture concordano sul fatto che Giuda morì poco dopo la Passione, ma ancora una volta le fonti ci forniscono versioni contrastanti sia sulle modalità sia sulle motivazioni di questo decesso.In Matteo 27, 3-7 possiamo leggere che Giuda, pentito per aver “tradito sangue innocente” avesse restituito i trenta denari ai sacerdoti e si fosse impiccato. I trenta denari, sporchi del sangue di Gesù e di Giuda, non furono messi nel tesoro del Tempio di Gerusalemme, ma utilizzati per acquistare un campo destinato alla sepoltura degli stranieri, da allora in avanti conosciuto come “Campo del Sangue”.Siamo di fronte a uno svolgimento dei fatti tipicamente cristiano: un peccatore, Giuda, espia la propria colpa infliggendosi la morte e per tale motivo il denaro all’origine del suo peccato non può essere mischiato col resto del tesoro donato dai fedeli.Ancora una volta, nel vecchio Testamento troviamo un riferimento specifico a un traditore che si impicca nel secondo libro di Samuele 17, 23. Parrebbe quindi un’altra aggiunta postuma per porre “ordine”, secondo le Scritture, nel fatto storico della morte di Giuda.Del resto, sono gli stessi Atti degli Apostoli 1, 18-19 a dirci che Giuda non si impiccò affatto, anzi si servì dei trenta denari per acquistare in proprio il “Campo del Sangue” dove precipitò da una rupe spargendo le sue viscere sul campo che divenne “del Sangue” proprio per questa ragione. Il fatto “fu noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme”.In definitiva, anche in questa seconda versione viene lasciato spazio alla possibilità del suicidio, ma anche dell’incidente casuale o, addirittura, del regolamento di conti tra Giuda e non meglio identificati individui, arrivati a provocare un “incidente” in cui l’Iscariota trovò la morte. È impossibile determinare quale sia stata la vera sorte storica di Giuda, ma come già accennato, trenta denari d’argento non erano sufficienti per acquistare un campo. Di conseguenza o il denaro ricevuto da Giuda era solo un acconto del vero prezzo pagato per il suo tradimento oppure il campo fu venduto all’Iscariota a un prezzo inferiore al suo valore per altre ragioni.

È stato indicato in precedenza che tanto gli Apostoli di Galilea quanto il sottogruppo a cui apparteneva Giuda potevano avere motivi legati alla lotta contro i Romani per seguire Gesù nella sua predicazione. Nell’entusiasmo iniziale, l’Iscariota sarebbe quindi stato molto fedele al Cristo per poi esserne profondamente deluso, quando il suo messaggio da indipendentista e politico virò con forza sul piano dell’uguaglianza e dell’attesa della felicità nel Regno dei Cieli, non in quello degli Uomini. Un Giuda nazionalista avrebbe ben potuto tradire Gesù per una somma puramente simbolica e poi essere aiutato da altri con le sue stesse idee politiche ad acquistare il Campo del Sangue. Oppure, sempre in via ipotetica, già al momento del tradimento dietro di lui avrebbero potuto esserci state altre persone (Apostoli?) ad appoggiarlo, ma che in seguito avrebbero eliminato quel complice scomodo per non far emergere la congiura.

Nel Nuovo Testamento, Giuda assurge al ruolo di perfetto malvagio spinto dall’avidità, nonostante altri Apostoli come Pietro abbiano rinnegato Gesù nel corso degli avvenimenti succedutisi poco prima della Passione. Le molte versioni contrastanti riferite alle azioni e alla sorte dell’Iscariota, nonché i riferimenti a passaggi del Vecchio Testamento richiamati a supporto di quanto scritto dagli Evangelisti, disegnano in verità una figura di Giuda non ben definita, sebbene certamente in chiaroscuro.

Ad aggiungere altri dubbi, è arrivata la scoperta del Vangelo di Giuda.Si tratta di uno scritto su papiro rinvenuto negli anni settanta del secolo scorso in Egitto, tradotto a New York dalla lingua copta tra il 2001 e il 2006, che ci fornisce una nuova e disarmante versione del ruolo di Giuda nell’arresto e nell’esecuzione di Gesù. Secondo questo testo, non solo l’Iscariota non tradì il suo Maestro, ma fu strumento consapevole affinché si compisse il suo destino e la salvezza degli Uomini col suo stesso permesso. A ben vedere, questa versione si concilierebbe meglio con la posizione di fiducia e di stretta amicizia di Giuda nei confronti del Cristo.

Purtroppo, anche in questo caso, si presentano problemi dal punto di vista delle fontistoriche. I papiri del Vangelo di Giuda sono stati datati al carbonio 14 attribuendoli al IV secolo dopo Cristo, quindi a un periodo successivo ai quattro vangeli canonici, nonostante alcuni studiosi ritengano che l’originale in lingua copta sia invece una traduzione di una versione precedente di almeno due secoli, scritta in Greco. Inoltre, dal contesto del ritrovamento e dal contenuto dei papiri, chiunque abbia scritto il Vangelo di Giuda apparteneva sicuramente allo Gnosticismo, un movimento religioso ed esoterico a carattere iniziatico che ebbe il suo massimo sviluppo tra il II e il IV secolo dopo Cristo.

Proprio a causa del loro carattere iniziatico, gli Gnostici cristiani ritennero che Gesù avesse trasmesso conoscenze segrete solo ad alcuni Apostoli, nel caso specifico a Giuda che, nella loro visione, sarebbe diventato il personaggio necessario al raggiungimento degli scopi di Gesù e di conseguenza di Dio. In pratica un finto traditore, una figura all’apparenza malvagia e in realtà eroica, capace di sacrificare la memoria che i posteri avrebbero avuto di lui pur di seguire fino alla fine le istruzioni ricevute dal suo Maestro.Sebbene affascinante, questa versione non è suffragata da prove storiche. Il Giuda gnostico rimane pertanto una mera interpretazione dell’autore di quel “Vangelo”, alla luce delle proprie credenze.(DA FACEBOOK DI GIANLUCA  TURIANI)

 

PER NON DIMENTICARE MAI.. 27 GENNAIO 1945 – 2018

Il Giorno della Memoria, per non dimenticare la Shoah

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita per ricordare gli atroci fatti avvenuti durante il periodo nazista e le persone a cui è stata negata vita e dignità durante la Shoah. Il 27 gennaio è una data, una commemorazione, durante la quale non si possono e non si devono dimenticare le tragedie dell’olocausto, anzi è importante condividere e “far sapere” per sensibilizzare le persone a quella che è stata una delle più terribili e imperdonabili azioni della storia umana.Una giornata simbolica, quella del Giorno della Memoria: era il 27 gennaio del 1945 quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono nella città polacca Oświęcim, oggi conosciuta con il nome tedesco di Auschwitz. Varcati i cancelli del lager, i militari si ritrovarono di fronte l’orrore, la morte, lo sterminio. Liberati i pochi superstiti, le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono al mondo la brutalità di un vero e proprio genocidio. Non è un caso che il termine Shoah stia ad indicare una “catastrofe” e sia utilizzato per riferirsi allo sterminio nazista. Shoah, una parola ebraica che richiama un sacrificio biblico: con esso si voleva dare un senso alla morte, un senso ad un’incontenibile tragedia.Inoltre, con il termine ebraico è nato anche quello di “genocidio”, una forma di eliminazione di massa che, purtroppo, ha sempre fatto parte della storia ma mai è stata come quella avvenuta nei campi di concentramento nazisti.La legge italiana definisce così le finalità del Giorno della Memoria: “Data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz… al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.Quello che oggi dobbiamo imparare è molto semplice: non dimenticare. Questo è lo scopo, il fulcro di quello che la Giornata della Memoria vuole tramandare. Le testimonianze dei sopravvissuti, i racconti, i documenti e la storia devono essere le fonti utili non solo per il presente, ma anche per le generazioni future che, a loro volta avranno il compito di “tramandare” un orrore storico che non si deve ripetere.(da Sapere.it)

 

L’INDIFFERENZA UCCIDE 

AGNOSTA – AGNOSTICISMO

Agnosticismo

 
Thomas Henry Huxley, che introdusse il termine agnosticismo nel senso moderno.In generale il termine agnostico (dal greco antico ἀ- (a-), “senza”, e γνῶσις (gnōsis), “sapere”, “conoscenza”) indica un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiché non se ne ha, o non se ne può avere, sufficiente conoscenza. In senso stretto è l’astensione sul problema del divino.L’agnostico afferma cioè di non sapere la risposta, oppure afferma che non è umanamente conoscibile una risposta e che per questo non può esprimersi in modo certo sul problema esposto. Nello specifico questa posizione è solitamente assunta rispetto al problema della conoscenza di Dio. In forme del tutto secondarie e in disuso può anche riguardare l’etica, la politica o la società.Il termine era stato utilizzato inizialmente da Agostino d’Ippona polemicamente, nella prima delle sue lettere (Epistolae), per indicare certi accademici della scuola Platonica che sostenevano che “alla natura umana è negata la conoscenza”, allontanandosi dalla credenza dei Padri della Chiesa, gli esegeti cristiani, dove invece è supposta anche la conoscenza certa e vera, “per ricondurre gli uomini a ricercare la verità… Ognuno poi, distolto per quelle argomentazioni da ciò che di saldo e inconcusso aveva creduto di possedere…”Si vuole distinguere, riguardo ai noncredenti in alcuna religione, tra ateismo e agnosticismo. La differenza sta nel fatto che, mentre l’agnostico afferma semplicemente l’impossibilità di conoscere la verità sull’esistenza di Dio o di altre forze soprannaturali, l’ateo non crede nell’esistenza di alcun Dio o qualsiasi altro tipo di entità o forza superiore. La posizione “agnostica” deriva nell’antichità da Protagora e successivamente dallo scetticismo, che praticava una simile ma più radicale sospensione del giudizio nell’epistemologia, ritenendo tutta la conoscenza umana sempre dubitabile e perfettibile.Gli agnostici non sono necessariamente indifferenti al problema della fede e all’attività spirituale o religiosa. Molti di coloro che stanno attivamente cercando una fede o sono in dubbio, hanno sostanzialmente una posizione agnostica, paragonabile al dubbio metodologico nella filosofia. Di converso, alcuni atei, pur essendo fondamentalmente scettici circa l’esistenza di una entità superiore, ritengono in via razionale che, così come l’esistenza di questa non si può dimostrare, non si possa neppure negare.Il termine fu introdotto nella modernità nel 1869 dal naturalista britannico Thomas Henry Huxley, per descrivere la sua posizione rispetto alla credenza in Dio; il termine deriva come contrapposizione alle antiche dottrine cristiane gnostiche, che affermano che la conoscenza della realtà ultima (gnosi) è interiore a ogni uomo.Posizioni agnostiche sono rinvenibili, nella cultura occidentale, sin dall’antichità, ma furono spesso oggetto di attacchi violenti. Diogene Laerzio riferisce che:
 Protagora fu bandito dagli ateniesi e i suoi libri pubblicamente bruciati .

ATEO – ATEISMO

Ateismo

La parola greca ἄθεοι (atheoi, “[coloro che sono] senza dio”) come compare nella lettera agli Efesini2,12 tramandata dal Papiro 46(inizio del III secolo). Questo termine è assente nel resto del Nuovo Testamento, e nella versione greca della Bibbia ebraica.L’ateismo (in greco anticoἄθεοςàtheos, composto da α- privativo, senza, e θεός, dio, letteralmente senza dio) è una posizione filosofica che nega l’esistenza di Dio,opposta al teismo e al panteismo in generale, al politeismo e al monoteismo in particolare.Si definisce ateo o atea colui o colei che non crede in alcuna divinità, ne nega o non ne riconosce l’esistenza.Risale a Platone (428347 a.C.) la prima analisi dell’ateismo ricordata dalla storia della filosofia.Nel X libro delle Leggi, Platone distingueva tre forme di ateismo:
  • la negazione pura e semplice della divinità coincidente per il filosofo con il materialismo naturalistico;
  • la negazione non della divinità ma che essa possa curarsi delle vicende umane
  • la credenza che si possa propiziare la divinità attraverso doni, sacrifici ed offerte.

Se considerata rispetto al concetto di “divinità”, la definizione di “ateismo” che il filosofo britannico Antony Flew coniò circa alla metà degli anni settanta del Novecento distingue tra «ateismo positivo» — ovvero l’asserzione che non esistano dèi oppure la negazione che una qualsivoglia divinità esista — e «ateismo negativo», al quale egli stesso si richiamava, che si basa sull’impossibilità di verificare o falsificare con l’esperienza qualsivoglia asserzione teologica l’accezione di cui alla prima definizione citata, anche identificata con «ateismo forte», ovvero la positiva affermazione dell’inesistenza di Dio e non di una generica divinità, è tuttavia oggetto di nuove attribuzioni di significato: nel XXI secolo si tende ad attribuire al termine «ateismo positivo» o «forte» il significato — oltre a quello, scontato, di negazione del trascendente — di disapprovazione morale e di avversione alle credenze.Qualora rapportata altresì al concetto di “credenza in qualsivoglia divinità”, emerge una distinzione tra «ateismo pratico» — proprio di chi, per esempio, pur non negando i dogmi o le credenze che affermino l’esistere di qualsivoglia ente trascendente, prescinde nella realtà quotidiana da tale ente e agisce come se esso non esistesse— e «teorico», appannaggio di chi, indipendentemente dal proprio comportamento, non creda, o apertamente neghi, l’esistenza di un ente trascendente.Un’ulteriore posizione è quella dell’apateismo, che caratterizza chi considera irrilevante o priva di significato qualsiasi discussione sull’esistenza o meno di una divinità e, in senso più esteso, qualsiasi discussione su religione o sistemi valoriali o morali legati a credenze religiose; la posizione implicita dell’apateismo può essere riassunta nell’asserzione: «Dio esiste? Non lo so e non m’interessa»Nel suo portale dedicato all’ateismo, la BBC introduce l’argomento con la seguente definizione: «Gli atei sono persone che credono che Dio o gli dèi (o altri esseri soprannaturali) siano costruzioni umane, miti e leggende, o che credono che questi concetti non siano significativi».Generalmente l’ateismo si contrappone al teismo, e in modo particolare al monoteismo (anche se, nell’«ateismo forte», è esclusa ogni forma di esistenza che trascenda la natura); talora, infatti, l’opposizione al panteismo o al politeismo risulta più sfumata o molto meno sviluppata, come – per esempio – in Richard Dawkins o Daniel Dennett.L’ateismo si differenzia dall’agnosticismo, che raggruppa tutti coloro che si astengono dall’esprimersi su una materia quale l’esistenza o meno di una divinità, considerandola a priori inconoscibile. Ateismo e agnosticismo tuttavia non sono posizioni contrapposte. Un ateo può essere considerato agnostico nel momento in cui, pur non credendo nell’esistenza del divino, ammette di non poterne avere la certezza assoluta. Prendendo in prestito una terminologia in uso nel mondo anglosassone, all’ateo agnostico si contrappone l’ateo gnostico, cioè colui che ritiene di poter affermare con certezza la non esistenza del divino.Nell’antichità il termine «ateo» era spesso usato con accezione negativa dai credenti in una religione per indicare persone di un credo diverso; a titolo d’esempio, il padre della Chiesa Clemente Alessandrino (IIIII secolo) riferisce nei suoi Stromateis che i greci dell’epoca consideravano «atei» i primi cristiani.

 

L’INGIUSTIZIA…

 

INGIUSTIZIA:

  • Di brav’uomini è la base di ogni piramide d’iniquità. (Leonardo Sciascia)
  • Di preferenza si stabiliscono proprio là dove ci sono molte persone ingiuste, almeno nel senso che essi danno all’ingiustizia, poiché se restassero da soli, ben presto tali giusti finirebbero col corrodersi vicendevolmente, come macine da mulino tra le quali non c’è chicco di grano da macinare. (Gottfried Keller)
  • Dio in verità non commette nessuna ingiustizia contro gli uomini, sono gli uomini a commettere ingiustizie verso se stessi. (Corano)
  • È meglio ricevere che fare ingiustizia. (Marco Tullio Cicerone)
  • Fin quando uno commette ingiustizia, anche se possiede tutte le ricchezze e tutte le terre di questo mondo, continua a restare povero. (Porfirio)
  • Gli si chiese pure [a Talete] se l’uomo che commette ingiustizie sfugga agli dèi. «No, neppure colui che le pensa soltanto», rispose. (Diogene Laerzio)
  • Io non preferirei né l’uno né l’altro; ma, se fosse necessario o commettere ingiustizia o subirla, sceglierei il subire ingiustizia piuttosto che il commetterla. (Platone)
  • Mi pare che ci sia una ragione per dire al cielo: “guarda che cosa sta succedendo!” Si può trattare di un urlo o di un grido di gioia, ma più spesso si tratta di un grido di dolore, della protesta contro un’ingiustizia. Nel momento in cui questa storia viene narrata nuovamente in un’epoca successiva, questa ingiustizia potrà essere riconosciuta in quanto tale, e forse qualcuno sarà in grado di resisterle, di opporsi a essa. (John Berger)
  • Noi entriamo in un mare che non ha sponde, in un mare di ribalderie, ove l’ingiustizia e la soverchieria veleggiano col vento in poppa, e la sola innocenza è in burrasca, da tutti abbandonata, fuorché dal Cielo che la vuole afflitta, ma non sommersa. (Vincenzo Monti)
  • Odiosa al Signore e agli uomini è la superbia, | all’uno e agli altri è in abominio l’ingiustizia. (Siracide)
  • Se non procurate di evitare che vi si facciano piccole ingiustizie, vi troverete in breve nel caso d’osar di tutto il vostro sapere per assicurarvi da offese maggiori. (Confucio)
  • Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. (Che Guevara)
  • Spesso commette ingiustizia non solo chi fa ma anche chi non fa. (Marco Aurelio)
  • Tutte le teorie etiche plausibili riconoscono, almeno di primo acchito, sia il dovere di non commettere ingiustizie personalmente, sia il dovere di soccorrere le vittime delle ingiustizie compiute da altri. La giustizia, cioè, impone non solo il dovere di non danneggiare, ma anche quello di soccorrere e di assistere coloro che subiscono ingiustizie. (Tom Regan)

Proverbi:

  • Anche quelli che la fanno, odiano l’ingiustizia.
  • Assai volte il denaro e l’amicizia, rompon le gambe e il collo alla giustizia.
  • Cent’anni d’ingiustizia non fanno un minuto di giustizia.
  • Chi ha sete chiede invan d’acqua un bicchiere, a chi è ubriaco tutti offron da bere.
  • Chi semina ingiustizia raccoglierà odio e vendetta.
  • Chi semina ingiustizia, mieterà sciagura.
  • Chi sopporta l’ingiustizia vecchia, invita a casa la nuova.
  • Ciò che si acquista con l’ingiustizia, se lo porta via il diavolo.
  • Contro l’ingiustizia sofferta, la miglior erba è la dimenticanza.
  • Grande ingiustizia si deve convertire con la forza in giustizia.
  • L’ingiustizia è intollerabile, perciò distrugge se stessa.
  • L’ingiustizia è tale per colui che la soffre come per colui che la fa.
  • L’ingiustizia incomincia quando si fa male ad alcuno.
  • L’ingiustizia non prospera mai.
  • L’ingiustizia si deve combattere col diritto.
  • L’ingiustizia si può soffrire, ma non lodare.
  • L’ingiustizia si può sopportare, ma non approvare.
  • Ogni fatto ingiusto porta un danno giusto.
  • Sii mille volte disgraziato piuttosto che una sola ingiusto.
  • Son vecchio e visto ho peggiorar più d’uno, per castigo eccessivo e inopportuno.
  • Tutto inegual sarà sempre nel mondo, perché tale uomo è quadro e tal rotondo.
  • Venderà la giustizia chi ha comprato con denari, o regali il magistrato.

LA GIUSTIZIA (giustizia sociale e rispetto umano:questi sconosciuti…)

La giustizia è l’ordine virtuoso dei rapporti umani in funzione del riconoscimento e del trattamento istituzionale dei comportamenti di una persona o di più persone coniugate in una determinata azione secondo la legge o contro la legge. Per l’esercizio della giustizia deve esistere un codice che classifica i comportamenti non ammessi in una certa comunità umana, e una struttura giudicante che traduca il dettame della legge in una conseguente azione giudiziaria.Al di là dell’azione giudiziaria istituzionalizzata, che opera con una giustizia impositiva e codificata, esiste un senso della giustizia, definito talvolta naturale in quanto ritenuto innato, che impegna ogni singolo individuo a tenere nei confronti dei propri simili o gruppi, in situazioni ordinarie o straordinarie di usare criteri di giudizio, e di conseguente comportamento, rispondenti a giustizia nel senso di onestà, correttezza e non lesività del prossimo. È in questo senso che la giustizia diventa una virtù morale, quindi privata e non codificata e istituzionalizzata, che è però di enorme portata assiologica, in base alla quale si osservano regole comportamentali che riguardano sé e gli altri nei doveri e nelle aspettative.La giustizia, per sé, per gli altri e per chiunque, si traduce comunque in un dovere e in un diritto che coinvolge chiunque appartenga a una certa comunità, in senso riduttivo, e ogni persona umana in generale, in senso estensivo. La giustizia è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; questo è l’ufficio, deontologico e inviolabile, che il magistrato preposto deve porre in atto nei luoghi deputati a rendere giustizia: i tribunali. La giustizia, che è messa in atto sempre come volontà del popolo, è anche azione repressiva, potere legittimo di tutelare i diritti di tutti, quindi rendere a ognuno, nelle circostanze riconosciute, di accordare giustizia ascoltando richieste per essa e in nome di essa accordando ciò che è giusto quando è dovuto e a chi è dovuto.La negazione della giustizia, ovvero la mancata applicazione dei criteri di giustizia, è l’ingiustizia, con diversi gradi di gravità della sua realizzazione a danno di una o più persone.La parola deriva dal latino iustus, che significa giusto.

Definizioni :

  • Giustizia commutativa: regola i rapporti dei singoli tra di loro.
  • Giustizia distributiva o legale: regola i rapporti tra la società e i suoi membri.
  • Giustizia vendicativa o punitiva: regola l’esercizio del potere giudiziario.
  • Giustizia amministrativa: è, in senso lato, quel complesso di istituti mediante i quali viene assicurata la difesa delle persone fisiche e degli enti pubblici a privati contro l’azione illegittima della pubblica amministrazione. Organi della giustizia amministrativa sono: il Consiglio di stato e il Tribunale Amministrativo Regionale(T.A.R.) che dal 10 febbraio 1953 legge n. 62 ha preso il posto della Giunta provinciale amministrativa.
  • Giustizia sociale: è l’esigenza di sopprimere la miseria, la disuguaglianza, lo sfruttamento, l’oppressione dei lavoratori o della povera gente tramite un programma politico di attuazione di riforme particolari dell’economia e in generale della società.
  • Giustizia della pubblica onestà (voce antica): impedimento matrimoniale fra un coniuge e i consanguinei di un altro coniuge.
  • Congregazione dei Bianchi della Giustizia: antica confraternita di Napoli, istituita per il conforto e l’assistenza dei condannati a morte.
  • Giustizia e Libertà: organizzazione clandestina antifascista, fondata in Francia nel 1929, da cui originò il Partito d’Azione nel 1942. Ebbe come esponente Carlo Rosselli, uomo politico di grande personalità intellettuale, assassinato nel 1937.
    • Pitagorici intesero la giustizia come il riflesso nella morale e nella politica dell’armonia del cosmo e la espressero simbolicamente nei numeri. La giustizia era rappresentata dal moltiplicarsi di un numero positivo maggiore di zero per sé stesso, cioè di un numero quadrato, a significare lo stesso valore dell’azione e della reazione conseguente; è quello che Dante chiama contrappasso.
    • Per Platone la giustizia è l’armonia tra le facoltà dell’anima e anche tra le classi di cittadini, in quanto assegna ad ogni facoltà oppure ad ogni classe sociale quello che a ciascuno spetta, come attuazione del proprio compito (ta autou prattein).
    • Aristotele amplia e corregge l’idea pitagorica dell’uguaglianza: la giustizia partecipa dell’essenza della virtù e dovrebbe rappresentare il giusto mezzo tra un difetto e un eccesso. Nel libro V dell’Etica Nicomachea Aristotele però contrappone alla giustizia l’ingiustizia. Ciò si spiega pensando alla giustizia come virtù particolare e il concetto di medietà è riferito a due quantità estreme che sono il troppo e il troppo poco nell’assegnazione degli onori e beni pubblici o nello scambio privato dei beni. Perciò il mezzo della giustizia in senso stretto corrisponde all’eguale, e non è come per Pitagora in una quantità fissa, ma variabile. Non si tratta di dare a tutti in modo uguale, ma di dare a ciascuno il proprio. Si fa risalire ad Aristotele la distinzione tra giustizia distributiva e giustizia commutativa; la prima regola i rapporti pubblici (distribuzione di onori e pubbliche ricchezze), l’altra i rapporti privati (scambio di cose).
    • Nel mondo romano viene conservato il significato naturalistico della giustizia, ma è posto in maggiore rilievo l’aspetto soggettivo della medesima. Cicerone nel De inventione scrive: Iustitia est habitus animi, communi utilitate conservata, suam cuique tribuens dignitatem (la giustizia è uno stato morale, osservata per l’utilità comune, che attribuisce a ciascuno la sua dignità). Ulpiano traduce la definizione di Cicerone in termini romani e a favore del giurista. Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi (la giustizia è la costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno il proprio diritto). L’habitus animisi trasforma nella constans et perpetua voluntas; la dignitas nello ius. La giustizia è come una virtù attiva; non è solo scienza o ratio che segue la natura, ma è arte e voluntas.
    • Con il cristianesimo la giustizia si pone in rapporto alla nuova realtà divina. Il fondamento della giustizia non è più cercato nella natura, ma nella volontà di Dio. Quod Deus vult ipsa iustitia est (ciò che Dio vuole è la stessa giustizia), dice Sant’Agostino. Ma non basta la conoscenza di ciò che è giusto per operare giustamente: occorre la libera e attiva partecipazione e il sostegno dalla grazia divina. La giustizia diventa virtù morale e individuale. Per altre notizie vedi la sezione.
    • La Scolastica intese associare gli elementi idealistici e volontaristici alla concezione aristotelica. Per San Tommaso d’Aquino la giustizia è la ragione stessa di Dio che governa il mondo. La volontà non determinata da ragione è arbitrio; la legalità può non essere la giustizia. Il medium iustitiae che per Aristotele è un rapporto di proporzioni tra due esseri diversi, per San Tommaso è un’eguaglianza proporzionale tra la cosa esterna che dobbiamo e la persona esterna a cui dobbiamo la cosa. L’uomo in rapporto con Dio non può essere veramente giusto, perché non può corrispondere l’aequale ossia tanto quanto gli deve; e San Tommaso dirà che la religione (pietas) è virtù che si unisce alla giustizia, come le sono annesse le virtù morali che non ammettono il contraccambio.
    • Bacone e Cartesio derivavano la nozione di giustizia dal senso o dalla ragione. La concezione empirica della giustizia culmina nel saggio sulla giustizia di David Hume. L’idea della giustizia deriva dall’esperienza psicologica dell’uomo, che è né del tutto egoista, né del tutto altruista. Non potendo vivere nell’abbondanza di ogni cosa, né nell’estrema penuria, l’uomo stabilisce la proprietà privata e si associa con gli altri uomini. Da qui, solo per utilità e necessità, deriva la necessità di norme di giustizia che garantiscano l’esistenza individuale e la vita in comune.
    • Leibniz approfondisce ancora la concezione razionalistica della giustizia. Fondata su considerazioni di utilità e di convenienza sociale, è la forma imperfetta della giustizia eterna. La suprema giustizia è charitas sapientis, e s’identifica con la pietas.
    • I giusnaturalisti della scuola di Grozio cercano di adattare l’empirismo e il razionalismo alle esigenze della vita giuridica e politica. La giustizia civile si origina da un patto di rinunzia totale o parziale alla giustizia naturale, diretto a garantire il miglior godimento degli inviolabili diritti naturali.
    • Kant ne diventa arbitro e supera queste dottrine. Il concetto della giustizia è il risultato di elementi empirici e razionali unificati dall’attività formale e sintetica della coscienza. La giustizia è anche un’idea della ragione pratica: gli esseri devono coesistere tra loro secondo una legge universale di ragione attuata in modo coattivo. È il compimento del cosiddetto processo di soggettivazione della giustizia, iniziato da Cartesio, continuato da Leibniz e dai giusnaturalisti. Alla concezione aristotelica naturalistica della giustizia come eguaglianza, si contrappone il concetto di giustizia come libertà, di cui l’eguaglianza è il limite oggettivo, formale.
    • L’idealismo di Hegel applica alla determinazione del concetto di giustizia il processo dialettico per cui la giustizia, e lo spirito che la produce, non è, ma diviene risolvendo progressivamente in sé il suo contrario. La storicità è condizione di esistenza dell’idea del giusto e questa non può esistere se non nelle forme del relativo e del concreto. Per Hegel la giustizia è libertà, ma non esclude la necessità e la naturalità. La giustizia eterna, oggettiva, non è rivelazione di Dio o della natura, ma un prodotto dello spirito che ha superato nel suo incessante divenire il momento della naturalità e la sua stessa soggettività per vivere l’idea del giusto nella sua concretezza e nella sua universalità.
    • Il positivismo di Auguste Comte, di Herbert Spencer, di Roberto Ardigò reagisce alle concezioni metafisiche e idealistiche della giustizia, ne cerca il fondamento nella biologia e nella sociologia. Spencer considera la giustizia l’etica della vita sociale, cioè un fatto naturale, sottoposto alla legge della causalità universale e dell’evoluzione. Le leggi della vita di associazione si convertono nella legge di retribuzione, secondo cui ogni individuo deve raccogliere i vantaggi e i danni della sua natura e della sua condotta. Ciò garantisce il progresso della specie, in quanto gl’individui meglio dotati sopravvivono. Se la giustizia è retribuzione, la libertà ne costituisce l’elemento essenziale, perché l’individuo ha il diritto naturale di non essere ostacolato nel suo agire e nel godimento dei risultati del suo agire, rispettando lo stesso diritto negli altri. La giustizia spenceriana non è dedotta, come in Kant, da postulati metafisici, ma è il risultato dell’adattamento biologico e sociale.

 

AUTOCRAZIA

L’autocrazia è una forma di governo in cui un singolo individuo detiene un potere illimitato. Si tratta di una forma potenziata della monarchia assoluta in cui il sovrano non condivide nessun potere né con i ministri né con le classi dirigenti. Un imperatore può ereditare il potere, ma viene considerato un autocrate invece che un monarca quando nelle sue mani si concentra un potere eccessivo. Anche una repubblica sotto dittatura può essere un’autocrazia.È una forma di governo che storicamente si può trovare soprattutto in oriente, ammantata di potere teocratico, come nell’Antico Egitto o nell’Impero bizantino.Nel mondo occidentale, si può considerare un modello di autocrazia quello sviluppato nel periodo della Russia imperiale, quando il sovrano assumeva il titolo di Autocrate di tutte le Russie, ispirandosi al modello dell’impero bizantino, in cui l’imperatore aveva il titolo di “basileus e autocrate dei romei“.Il termine si può anche riferire a un paese che viene governato in questa maniera, come la Persia sotto il governo dello scià Mohammad Reza Pahlavi.Un regime autocratico diventa un’oligarchia quando il potere viene controllato da varie persone, rappresentanti però solo una piccola parte dell’intera società.L’autocrazia dà la preminenza allo stato-apparato prescindendo dallo stato-comunità.Autocrazie storiche, in cui la parola del sovrano o governante aveva valore di legge assoluta e senza vincoli, furono alcuni imperi dell’antichità come l’Impero persiano, l’Antico Egitto, l’impero macedone, l’Impero romano nel periodo del dominato (dopo il 235); inoltre i citati Impero bizantino e Impero russo, il Sacro Romano Impero in certi periodi, la Francia assolutistica (a partire da Luigi XIV, il “Re Sole”), alcune dittature recenti come la Germania nazista di Hitler. Per quanto ci si riferisca all’Unione Sovietica di Stalin come autocratica, in realtà qui il potere era nominalmente spartito tra le varie cariche del governo e del partito, ma in realtà lo stato era controllato interamente dal dittatore, che dopo le grandi purghe arrivò ad eliminare ogni possibile barlume di controllo nei propri subordinati.

LA DEMOCRAZIA

 

Tra gli antichi greci, la cui lingua ha dato origine alla parola, Platone ne parla approfonditamente nel suo trattato Πολιτεία (La Repubblica) (cap. VI), nonché nel suo dialogo Πολιτικός (Politico), dandone peraltro un giudizio negativo: per lui il governo dovrebbe essere tenuto dai filosofi, in una sorta di tecnocrazia. Anche Aristotele esplora approfonditamente il concetto nel suo trattato Τὰ πολιτικὰ (Politica) e anche lui la giudica una forma di stato non opportuna, che facilmente si trasforma in tirannide (libri III e IV) (diverso è però rispetto a Platone lo stato ideale che propone)Polibio nelle sue Storie (libro VI) distingue tre forme di stato “buone” (monarchia, aristocrazia e democrazia) e tre negative (tirannide, oligarchia e oclocrazia); ideale è per lui la costituzione romana, che combina le tre forme da lui giudicate buone. Più tardi ritorna sull’argomento Plutarco in un saggio inserito nei cosiddetti Moraliae intitolato Περὶ μοναρχίας καὶ δημοκρατίας καὶ ὀλιγαρχίας (“Monarchia e democrazia e oligarchia”)Il termine “oclocrazia“, letteralmente “governo della massa”, fu introdotto proprio da Polibio per indicare una forma degenerata di democrazia, dove domina non più la volontà del popolo ma gli istinti di una massa variamente istigata da demagoghi o reazioni emotive.Risalgono al pensiero greco anche alcuni concetti collaterali che hanno grave importanza nelle democrazie moderne, p.es. quello di uguaglianza davanti alla leggeisonomia, p.es. in Clistene.A Roma fu coniata la parola repubblica (res publica = cosa pubblica), che intendeva presentare lo stato romano come proprietà comune di tutti. La situazione storica concreta fu diversa, e comunque subì una notevole evoluzione nel corso dei secoli. Ad ogni modo, a distanza di secoli dalla nascita della repubblica, Cicerone nel suo De re publica condivide la definizione attribuita a Publio Cornelio Scipione Emiliano, secondo cui res publica è res populi, cosa del popolo pensiero politico di Cicerone dà particolare importanza alla concordia ordinum, la concordia tra i ceti sociali, che rappresenterebbe una sorta di compromesso tra una vera democrazia e un’oligarchia pura.Il concetto di democrazia fu ampiamente dibattuto durante l’Illuminismo. Molto significativo, tra gli altri, il contributo di Jean-Jacques Rousseau, per il quale il potere che spetta al popolo sarebbe inalienabile e non rappresentabile: la democrazia o è diretta o non è.Montesquieu nel suo scritto “Lo spirito delle leggi” (1748) enuncia la teoria della separazione dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), applicabile in via teorica a tutte le forme di governo, anche non democratiche, e di fatto utilizzata in quasi tutte le democrazie moderne.In tempi più recenti è celebre la definizione che ne diede Abramo Lincoln nel suo discorso a Gettysburg (1863): la democrazia è «il governo del popolo, da parte del popolo, per il popolo». Questa definizione è stata ripresa nell’introduzione alla costituzione francese del 1958 (Quinta Repubblica).Forme di democrazia:La prima classificazione della democrazia può essere tra democrazia diretta e democrazia indiretta.

  • Nella democrazia partecipativa si raccolgono tutti quegli strumenti utili che forniscono informazioni stimolando la collaborazione tra cittadini e rappresentanti, ma di per sé questa forma di democrazia non contempla strumenti per attribuire potere legislativo ai cittadini.
  • Nella democrazia deliberativa, la volontà del popolo non viene espressa tramite l’elezione di rappresentanti, ma attraverso un processo deliberativo.
  • Nella democrazia diretta, il potere sovrano è esercitato direttamente dal popolo, come avveniva nell’antica Grecia, dove i cittadini (esclusi schiavi, donne e cittadini stranieri) si riunivano nell’agorà (oggi la piazza) per discutere attivamente di leggi o posizioni politiche da prendere.
  • Nella democrazia indiretta o rappresentativa il potere sovrano è esercitato da rappresentanti eletti dal popolo (il Parlamento). Ad esempio, l’Italia è una repubblica parlamentare (quindi a democrazia indiretta) che usa come unici strumenti di democrazia diretta il referendum, l’iniziativa popolare e la petizione popolare; i cittadini sono comunque liberi di candidarsi (entrare in politica) per diventare rappresentanti, qualunque sia il loro stato sociale.

Diritti di cittadinanza

Per diritti di cittadinanza s’intende l’insieme dei diritti civili, politici, sociali accanto ai diritti di terza generazione che sono alla base della democrazia moderna. Essi giungono a una consistente affermazione nel XX secolo. La loro estensione alle classi basse della popolazione dipende infatti dall’evoluzione del concetto di Statoa quello di nazione e da quello di sudditi a quello di cittadini.

Si distingue tra diritti negativi e diritti positivi, i primi prevedono la libertà dallo Stato,ossia quei diritti che limitano il potere dello stato come i diritti civili, i secondi invece presuppongono la libertà nello o mediante lo Stato,intesa come autonomia positiva dell’individuo o come intervento attivo dello stato,rientrano in questa categoria i diritti politici e i diritti sociali.

Cultura democratica

Un fattore chiave in una democrazia è la presenza, all’interno di una nazione, di una cultura democratica: una “democrazia politica” senza cultura democratica diffusa nei cittadini non sarebbe una democrazia. Fra i pensatori politici e i filosofi che hanno sollevato dibattiti su tale questione c’è dentro la tradizione nord-americana John Dewey, nella sua riletturadi Ralph Waldo Emerson, da lui considerato “il filosofo della democrazia”, essenziale per una cultura democratica. Altri pensatori dedicatisi alla questione sono Hannah Arendt e George Kateb. In Brasile, ci sono alcuni autori che lavorano con l´idea della correlazione tra la cultura della democrazia e la cultura dei diritti umani, come Paulo Freire, Maria Victoria Benevides, Fábio Konder Comparato e Eduardo C. B. Bittar.