LA GRANDE SMERDATA DA 5 STELLE E UNA METEORA….

Lo sapevate  che la Casta dei dipendenti  del M5S .I loro affitti,spese varie,le paga tutte lo Stato che, poi siamo tutti  ??!! I grillini usano soldi pubblici per i loro collaboratori(la maggior parte amici e parenti)E’ ora sbugiardare i finti  francescani  della politichetta pinocchietta….(leggetevi anche l’Espresso per saperne di più).

TANTE PAROLE ,TANTE PROMESSE.TANTI PROCLAMI, TUTTO PER  RIMARCARE  LA LORO  DIFFERENZA  DAGLI ALTRI POLITICI .PERCHE “LORO” SONO DIVERSI(TANTO FIATO E VOCE AL VENTO CHE, E’ RIMASTO SEMPRE  IL NULLA DEL NULLA  CHE VOTARE ALLE CAMERE INSIEME ALLA SINISTRA E QUANDO AVEVANO PAURA DI SMERDARSI ,PER NON SCOPRIRSI USCIVANO DALL’AULA PER VOTARE MENTALMENTE IL  “NI”.BUTTANDO LA COLPA AGLI ALTRI)SONO “FRANCESCANI”,RIFIUTANO E SCHIFANO I SOLDI SOLTANTO A “PAROLE”.I FATTI SONO BEN DIVERSI. RITORNANDO AI DIPENDENTI,LASCIANDO FARE PER QUESTA VOLTA I LORO POLITICI..NULLA DI MALE ,SONO DIPENDENTI .E’ GIUSTO ESSERE PAGATI E ANCHE SPESATI “:”PERCHE’ QUESTI ESOSI COSTI LI DEVONO PAGARE I CITTADINI E NON I POLITICI”?!

E’ VERO CHE I LORO DATORI DI LAVORO (I POLITICI)RESTITUISCONO ,CIRCA 2.500 EURO  AL MESE ,MA “OMETTONO”  DI DIRE  AL POPOLINO GONZO,CHE GRAZIE  AI “RIMBORSI” ARRIVANO A “PERCEPIRE AL MESE 10MILA EURO PULITE.” !! ALTRO CHE POVERELLI DI ASSISI…” UNA BELLA FURBATA DA PACCO E CONTROPACCO ALLA NAPOLETANA,VERO LUIGINO??”qUESTI SONO NUMERI NOTI E PUBBLICI  E NON MESSI LI ALLA NAPOLETANA… CHE COZZANO  CON LE DICHIARAZIONI  DI “FACCIATA” DEGLI ONOREVOLI  CITTADINI,CHE SI “SPACCIANO”  COME POVERELLI  CHE LAVORANO PER UN TOZZO DI PANE PER IL POPOLO .INVECE DI DIRE CHE STANNO FACENDO UNA BELLA VITA RENDENDO POCO AL POPOLO CHE LI PAGA PIU’ DEL DOVUTO….ALLA LUCE DEI FATTI  QUELLI DEL M5S SONO ESATTAMENTE COME GLI ALTRI (SOLTANTO CHE GLI ALTRI SANNO FARE ALMENO I POLITICI,LORO SONO RIMASTI DILETTANTI DELLA POLITICHETTA DI GRILLO & COMPAGNI DI VENTURA….)ANZI PEGGIO ,PERCHE’ DOPO ANNI  DI “FAVOLETTE RACCONTATE” AI 4 VENTI  FANNO ESATTAMENTE  QUELLO  CHE HANNO SEMPRE  PROMESSO DI NON FARE.Non a caso in Rete ,ad eccezione  degli ortodossi che difendono  i loro  “idoli” sempre e comunque,in molti “hanno criticato  l’atteggiamento  doppio dei 5 Stelle “.Che ora riguarda sia gli “onorevoli” che i loro “dipendenti”

ALLA FACCIA DELLE PAROLE DI FACCIATA !!!!

BUTTATA FUORI DALLA SUA CASETTA DI LEGNO E RIMESSA NUOVAMENTE DENTRO AL CONTAINER.MA NON CERA NESSUN PINOCCHIETTO ISTITUZIONALE A SALUTARLA……

La vecchia Signora Giuseppina  e’ stata buttata fuori dalla sua casetta di legno  e rimessa dentro al vecchio container So per certo che aveva fatto scrivere dalla figlia sia al Presidente Mattarella  che a Papa Francesco.Ma il postino  non ha bussato nemmeno una volta alla porta di Giuseppina…

Oggi:Non sono  venuti i soliti pinocchietti istituzionali a consolarla…Purtroppo lei non è una anziana immigrata africana :E’ soltanto una povera  anziana italiana abbandonata dalle istituzioni italiane.Con uno stato patrigno senza cuore e affetti  per anziani e cittadini  che pagano le tasse  anche se pensionati con una pensione di fame e di stenti..«Ma si sa,che la CASTA non ha umanità per nessuno  se fa parte del Popolo  e non ha amici di Palazzo …..

NONNA GIUSEPPINA SIAMO TUTTI CON TE IN QUESTO TERRIBILE MOMENTO DELLA TUA VITA.

Sfrattata a 95 anni dalla casetta di legno che la famiglia le aveva donato visto che lei, Giuseppina Fattori, terremotata di San Martino di Fiastra (Macerata), “fragile nel fisico ma lucida e determinata”, vuole morire a casa sua, o meglio davanti alla sua casa vera, inagibile dopo il sisma del 30 ottobre scorso. La battaglia dell’irriducibile ‘Peppina’ si è però infranta oggi contro un blitz dei carabinieri forestali che, spiega la figlia Gabriella Turchetti, “pur avendo concordato con noi l’esecuzione del sequestro giudiziario dell’immobile per lunedì 18 alle 15:30, quando saremmo stati presenti anche noi, si sono presentati stamani con i sigilli e hanno invitato mia madre a lasciare l’abitazione”. Ora l’anziana è alloggiata nel container che le figlie le avevano comprato dopo il sisma del 1997, riattrezzato dopo il terremoto dell’anno scorso ma “abbandonato questa estate per colpa del caldo torrido”. E’ stato nel mese di agosto, a un anno dal terremoto, che Gabriella, farmacista a Castelfidardo, e la sorella, dirigente scolastica in pensione di Civitanova, dopo aver ospitato la madre a turno per 7 mesi, hanno capito che il desiderio di Peppina di rientrare a San Martino “non poteva essere ancora disatteso”.”In paese possediamo un’area edificabile – dice Gabriella – e volevamo far costruire lì una nuova abitazione per nostra madre. In Comune ci hanno però spiegato che per la concessione edilizia i tempi sono lunghi, almeno 6-8 mesi, così abbiamo ripiegato sulla casetta di legno, rispettando tutte le altre norme: perizia geologica asseverata, giusta distanza dalla sede stradale, autorizzazione della Comunità montana. Abbiamo anche inoltrato una pratica in sanatoria al Genio civile, un atto che secondo il nostro avvocato avrebbe dovuto mettere mia madre ‘in sicurezza’”. Invece i Cc forestali hanno fatto un esposto al Comune, e il sindaco, “suo malgrado – sottolinea Gabriella -, ha dovuto firmare un’ordinanza di sospensione dei lavori”. Ma le figlie di Peppina sono andate avanti ugualmente, e hanno arredato la struttura in legno “con le cose recuperate dai vigili del fuoco nella casa distrutta dalle scosse, che sorge in ‘zona rossa’. Un alloggio spartano ma dignitoso, per esaudire il sogno di nostra madre”. Sabato scorso la doccia fredda: la telefonata dei Cc che preannunciava il sequestro, poi fissato di comune accordo per lunedì prossimo. “Nei 5 comuni del cratere dell’alto Maceratese le casette di legno ‘abusive’ saranno 300 – osserva la signora Gabriella – ma l’autorità si è accanita con una donna di 95 anni, mentre la ricostruzione non parte e San Martino è un museo di pietre a cielo aperto”.

TRA UNA MANCIATA DI ORE LA CARA NONNINA  GIUSEPPINA  DI ANNI 95 VERRA’ LETTERALMENTE BUTTATA FUORI DALLA SUA CASETTA DI LEGNO DI SUA PROPRIETA’ E COSTRUITA SULLA PROPRIA TERRA.DOVE SI SONO NASCOSTI QUESTI INSIGNI SIGNORI PER NON SPRECARE UNA SOLA PAROLA PER QUESTA VECCHINA ? PARLO DI PAPA FRANCESCO SEMPRE PRONTO A TROVARE UNA CASA PER I SUOI AFRICANI MA FUORI DALLE MURA VATICANE.IL PRESIDENTE MATTARELLA ,I COMPARI GENTILONI & RENZI E LA SIGNORA PRESIDENTA BOLDRINI.CHE TUTTI IN CORO  DICEVANO :”TERREMOTATI NOI NON VI ABBANDONEREMO MAI (E IL GALLO CANTO’ PER TRE VOLTE…) VERGOGNATEVI:VOI NON MERITATE  NULLA DA QUESTO  GRANDE POPOLO  CHE SONO GLI ITALIANI.UN GIORNO LA STORIA  VI METTERA’ DENTRO AL FRULLATORE STORICO DEI SENZA ANIMA.QUESTI SONO I POLITICI DI SINISTRA E I SUOI VASSALLI  E ISCARIOTI CHE PENSANO SOLTANTO DI TENERSI CALDE LE LORO POLTRONE  DENTRO  AI PALAZZI DEL POTERE. FREGANDOSENE DELLA CITTADINANZA SOFFERENTE   TENUTA SOTTO IL LORO GIOCO.. QUESTA E’ LA CIECA E SORDA BUROCRAZIA  ITALIANA,SENZA ANIMA E CUORE,MA PIENA DI BORIA E ARROGANZA … QUESTI SONO STATI I GOVERNI MONTI,LETTA,RENZI E PER ULTIMO GENTILONI-RENZI & COMPAGNI.QUESTO E’ L’INQUILINO DEL COLLE  CHE, NON SENTE  E NON VUOL VEDERE  ALL’INFUORI DEI GIARDINI DEL COLLE IL POPOLO ITALIANO  CHE E’ STANCO, AVVILITO,INCAZZATO  DI QUESTO STATO  PADRONE E PADRIGNO CHE E BUONO SOLTANTO A “SALASSARE ” DI TASSE  MOLTE INGIUSTE E ALTRE ANCHE  ANTICOSTITUZIONALI.IL TUTTO  PER FAR VIVERE NEGLI AGGI LA CASTA CHE SI INGRASSA OGNI GIORNO DI PIU’ PER I SACRIFICI DEI CITTADINI SENZA UN DOMANI,SOPRATTUTTO PER I FIGLI E I NIPOTI. PRENDENDOLO ANCORA PER IL CULO CHIAMANDOLO “POPOLO SOVRANO” INVECE DI BOVE DA LAVORO,   MUCCA DA SUCCHIARE E ASINO DA SOMA…

ORA QUESTA ITALIA COMANDATA  DAL 2011 CON LA REGIA DI NAPOLITANO E AMMINISTRATA CON LO SCUDISCIO DA MONTI..L’ITALIA E’ STATA UMILIATA E SOTTOMESSA  A UNA “DITTATURA  FINANZIARIA” CON RADICI GERMANICHE DELLA  MERKEL.

«»»DA QUEL MOMENTO IN ITALIA, E’ STATA  SPOGLIATA DALLA  VERA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE E PARLAMENTARE” DEL SUO  CONTENUTO ESSENZIALE  CHE HA GENERATO  QUATTRO GOVERNI INETTI E ARROGANTI DELLA SINISTRA E NON ELETTI DAL POPOLO. NEL 2013 LA CORTE  COSTITUZIONALE  HA SENTENZIATO  L’INCOSTITUZIONALITA’  DELLA LEGGE ELETTORALE CON CUI SONO STATI ELETTI I PARLAMENTARI  NEL 2006,2008,2013.MA ANCORA  QUESTO PARLAMENTO ILLEGALE CONTINUA A LEGIFERARE ,COSI’  COME I GOVERNI  E I CAPI DI» PRIMA NAPOLITANO,POI MATTARELLA.,POI DITEMI SE SIAMO IN DEMOCRAZIA O IN DITTATURA  MEDIOEVALE.SIAMO ARRIVATI  NEL 2017,FORSE PASSERA’ ANCHE IL 2018 E  IL POPOLO ITALIANO ANCORA NON RIESCE A VOTARE PER MANDARE A CASA  TUTTE QUESTE PIATTOLE E SANGUISUGHE CHE BRINDANO COL NOSTRO SANGUE ««».-.-

 QUESTA ITALIA  METICCIA ORMAI AFRO-ITALIANA.NON E’  NE PER GIOVANI  E NE PER ANZIANI.NON ESISTE PIU’ UMANITA’ E RISPETTO PER IL PROSSIMO,SPECIALMENTE PER GLI ANZIANI . SE NON  HA SANTI IN PARADISO O UN AMICO DELL’AMICO DI PICONE. IN ITALIA ,ORMAI ESISTE LA CASTA I RICCHI  E I POVERI,IL CETO MEDIO E’ SPARITO PER SEMPRE..

Sicuro che siamo in un Paese democratico e civile .In uno Stato che rispetta il Popolo ,gli anziani e i meno abbienti ??!!

Per IMPEDIRE un corteo a Montecitorio ,il governo o chi per lui BLOCCA  TRAMITE la POLIZIA   i TRUFFATI da ETRURIA  dalla POLIZIA .

 

Questi poveri cristi ,onesti cittadini,di cui molti anziani.SONO STATI INTERCETTATI,BLOCCATI IDENTIFICATI PEGGIO DEI MALVIVENTI E POI SCORTATI  COME SCORTARONO  GLI EBREI DAI NAZISTI .COME SE FOSSERO  I PEGGIORI MALVIVENTI VENUTI DAL MARE…..  A ROMA ERA PREVISTA UNA MANIFESTAZIONE  DAVANTI A MONTECITORIO “REGOLARMENTE  PROGRAMMATA”  DALL’ASSOCIAZIONE  VITTIME  DEL SALVABANCHE.PATTUGLIE DELLA POLIZIA  STRADALE HANNO BLOCCATO IL PULMAN ,PROVENIENTE DALLA TOSCANA   CON UNA CINQUANTINA DI PERSONE  A BORDO PER LO PIU’ ANZIANI (QUESTA NOTIZIA E’ STATA DATA DA POCHISSIMI GIORNALI PER NON INDISPETTIRE IL GOVERNO GENTILONI-RENZI.PER QUESTO  I GIORNALISTI NON HANNO DATO DIGNITA’ E VOCE A QUESTI ANZIANI CHE SONO STATI TRUFFATI DAI POTERI FORTI SIA DALLA BANCA CHE  DAL GOVERNO. SONO STATI TENUTI DENTRO AL BUS CON LE “PORTIERE CHIUSE” PER QUASI UN ORA,FINO ALL’ARRIVO DELLA DIGOS !! “INSOMMA E’ STATO UN VERO SEQUESTRO ISTITUZIONALE LEGALIZZATO A DEI CITTADINI  ANZIANI DEL POPOLO SOVRANO ITALIANO”.UNA DITTATURA SUBDOLA ED INSOPPORTABILE  ORCHESTRATA  DAL PD (COMUNISTI & VASSALLI) CHE SI NASCONDONO DIETRO L’ETICHETTA  DELLE “MISURE DI SICUREZZA” 

«« AVEVANO PAURA DI  UNO SPARUTO NUMERO DI  ANZIANI  CHE VOLEVANO  GRIDARE  LO SCIPPO E L’APPROPRIAZIONE INDEBITA ,CON  LA PRESA PER IL CULO DELLE BANCHE  CHE SI SONO PIPPATI TUTTI I LORO RISPARMI ??!! FORSE AVEVANO PAURA  DELLA PRESA DELLA BASTIGLIA ITALIANA ??!!) .QUESTA E’ LA DEMOCRAZIA ? QUESTO E’ IL RISPETTO CHE SI DA AI CITTADINI ,PER DI PIU’ ANZIANI ?? “VERGOGNA”. COSI’ NON SI TRATTANO NEMMENO I CAPIMAFIA EPPURE QUESTE PERSONE CHE SONO MIGLIAIA IN TUTT’ITALIA,TRUFFATI INGIUSTAMENTE DAL GOVERNO PATRIGNO PER QUASI TUTTI GLI ITALIANI»»

IL GRANDE ORECCHIO DEL GRANDE FRATELLASTRO ROSSO RIMASUGLIO DELL’EX CONDOMINIO DI VIA DELLE BOTTEGHE OSCURE..

Il grande fratellastro rosso dal grande orecchio,  dello Stato rosso & Vassalli con Iscarioti: Che ora SPIERANNO  telefonini & mail ,anche quando siamo al cesso… (poi spergiurano che non siamo entrati in una DITTATURA ROSSA,supportati dai loro Vassalli acchiappa poltrone e strapuntini…..)Ci sono statiu 2 emendamenti dei Pd (PURTROPPO UNO APPOGGIATO ANCHE DAI GRILLINI. LORO O APPOGGIANO I LORO FRATELLASTRI ,MOLTE VOLTE   ESCONO DALLA CAMERA CON IL VOTO PALESE DEL “NI”,Voto alla Pilato… che è ne del No e ne del Si,ma del NI.Ora che il  Parlamento è soltanto dei Politici e non più dei Rappresentanti del Popolo. Danno all’AGCOM il POTERE di INTERCETTARCI anche su INTERNET.(Quasi quasi  è meglio ritornare a scrivere sui muri per avere più lettori  degni degli scritti murari…..  che, essere stanati da loro  per qualsiasi  antipatia personale  .Trattati   come la caccia alle streghe o degli  untori manzoniani)

In questo Paese di SPIONI la PRIVACY è soprattutto una chiacchiera da Bar di cui nessuno si preoccupa seriamente.Ma l’incrocio  di un paio di norme  che il Parlamento  dei politici di Sinistra e Vassalli sta per avvallare  senza un minimo dibattito parlamentare,mescolata a leggi-minestrone ,ammannite   dal Segretario Politico Toscano….(quello che tira il sasso e nasconde la mano…).Così  si sta per abbassare di parecchio  il tenue livello  di RISERVATEZZA  che ci GARANTISCONO  “Internet & telefonini,aumentando la possibilità  di essere  tracciati,spiati. Fino a far sorgere  l’ombra  della SORVEGLIANZA  di MASSA  alla STALINIANA con il “timbro dello Stato Rosso  alla Bolscevica”.«MA SENZA  VAGLIO DELLA MAGISTRATURA  PER ESSERE GARANTITI COME DA COSTITUZIONE».

(EQUIVALE AD AUTORIZZARE  UN’AUTORITA’ AMMINISTRATIVA PRIVATA ,E NON GIUDIZIARIA,A INTERCETTARE LE  PERSONE QUI’ SIAMO FUORI DALLA COSTITUZIONE E DELLA DIGNITA’ DI OGNI UOMO LIBERO E PENSANTE.SIAMO.ORA SIAMO IN UNA ITALIA POLITICAMENTE MESCHINA,BUGIARDA,CORREA E SPIONA,PRONTA ALLA CACCIA ALLE STREGHE PER METTERLE SUL ROGO.O  GLI UNTORI  NELLA COLONNA INFAME MANZONIANA  ) 

 

CATALOGNA LIBERA

*Questa è la Catalogna*

People try to offer flowers to a civil guard at the entrance of a sports center, assigned to be a referendum polling station by the Catalan government in Sant Julia de Ramis, near Girona, Spain, Sunday, Oct. 1, 2017. Scuffles have erupted as voters protested while dozens of anti-rioting police broke into a polling station where the regional leader was expected to show up for voting on Sunday. (ANSA/AP Photo/Francisco Seco) [CopyrightNotice: Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.]

La Catalogna (in catalanoCatalunya/kətəˈɫuɲə/; in spagnoloCataluña/kataˈluɲa/; in occitanoCatalonha/kataˈluɲɔ/) è una comunità autonoma spagnola situata all’estremità nord-orientale della penisola iberica, tra i Pirenei e il Mediterraneo. Copre un’area di 32 114 km² e ha una popolazione di 7 522 596 abitanti. Composta da quattro provinceBarcellonaGironaLleida e Tarragona, il suo capoluogo è la città di Barcellona. Confina a nord con la Francia (regione Occitania, da cui è separata dalla catena dei Pirenei) e Andorra, a ovest con l’Aragona, ad est con il mar Mediterraneo, e a sud con la Comunità Valenzana.Dichiaratasi nazione nel preambolo del proprio statuto di autonomia(costituzionalmente riconosciuta come nazionalità), la Catalogna esprime rivendicazioni indipendentistiche, o almeno autonomistiche, derivanti dalle proprie peculiarità linguistiche e culturali. Costituisce, inoltre, il più esteso e popolato dei territori catalanofoni noti, anche in virtù di connotazioni politiche, come paesi catalani.Denominazione: Il nome “Catalogna”, in quanto tale, cominciò a essere utilizzato alla metà del XII secolo per designare l’insieme di contee che formavano la Marca Ispanica e che si erano svincolate, gradualmente, dalla tutela franca fino a divenire sovrane. L’origine della parola “Catalogna” è ancora incerta e aperta a diverse interpretazioni.

  • Una teoria afferma che essa significhi “terra di castelli”, in riferimento ai numerosi castelli eretti nell’Alto Medioevo. In particolare, la parola “catalano” si sarebbe sviluppata da castlà (castellano, il governatore di un castello). Secondo questa teoria, i termini “catalano” e “castigliano” sarebbero fondamentalmente omologhi.
  • Un’altra teoria suggerisce che la parola derivi da Gothland, la “terra dei Goti“, in riferimento alle popolazioni visigote che si stabilirono in quest’area nell’Alto Medioevo. Di fatto, i Franchi spesso chiamavano “Gotia” il territorio catalano (o addirittura tutta la Penisola Iberica). Addirittura vi fu chi propose di trovare un’etimologia del nome Catalogna a partire da una falsa parola latina Gothalaunia, in cui sarebbero riconoscibili i nomi di due delle etnie che si succedettero nella zona, gli Alani e, appunto, i Goti.
  • L’arabista catalano Joan Vernet identificò come primo possibile testimone del nome della Catalogna il cronista e geografo musulmano al-‘Udrī, che nella sua opera Tarsi al-akhbār parla di Qa Talunya, contrazione di Qal’at Talunya (“il castello di Talunya”, una località situata a metà strada da Lleida a Huesca, nei pressi dell’attuale Monzón). Secondo questa ipotesi, gli arabi avrebbero designato gli abitanti della Marca Ispanica come «quelli che vivono al di là di Qa Talunya». L’origine araba, forse a partire da un toponimo ibero, potrebbe spiegare la mancanza di corrispondenza esatta tra il gentilizio català e il toponimo Catalunya.
  • Altre teorie suggeriscono che la parola provenga da un mitico principe alemannoOtgero Cataló, oppure dalla parola Lacetani, il nome di una tribù che abitava le terre che oggi sono il Vallès Occidentale e l’Orientale e il Barcelonès, che per una metatesi abbastanza frequente nelle lingue romanze si sarebbe evoluta in katelani e da qui a catalans.Il Principato di Catalogna è un termine giuridico che apparve soltanto nel XIV secolo per indicare il territorio soggetto alla giurisdizione delle Corts Catalanes (“Corti Catalane”), territorio il cui sovrano (in latino princeps) era il re d’Aragona del Casato di Barcellona. Ciononostante, questo territorio non era formalmente un regno, bensì un raggruppamento di contee con delle leggi uniformate dalle Corts, e una entità política equivalente al rango degli altri regni della corona[8]. Per questo motivo, il Principatus di Catalogna non è in realtà un “principato” nel senso giuridico del termine, e un titolo personale di “principe di Catalogna” non è mai esistito. Benché il territorio del Principatusfosse confederato sotto la Corona d’Aragona, e questa venne in seguito annessa al Regno di Spagna (tranne una sua porzione, il territorio conosciuto attualmente come Catalogna del Nord, che venne ceduto alla Francia), il termine Principat continua a essere utilizzato anche oggi, informalmente, per designare le quattro province di lingua catalana che costituiscono la “Comunità Autonoma” di Catalogna (Barcellona, GironaTarragona e Lleida).Il nome ufficiale del governo della Catalogna (formato dal consiglio, dal parlamento e dal presidente) è Generalitat de Catalunya in catalano.  Alcuni applicano scorrettamente questo nome soltanto al consiglio, come se fosse la stessa cosa del gabinetto di governoGeneralitat de Catalunya, invece, designa tutto il sistema istituzionale di autogoverno catalano (all’interno dello Stato spagnolo ma non sotto l’autorità diretta del governo centrale di Madrid).La Catalogna costituisce il nucleo originale e la parte di territorio più importante ed estesa in cui è parlata la lingua catalana. L’unica zona della Catalogna linguisticamente non catalana è la Val d’Aran, nei Pirenei, a ridosso della frontiera francese. In tale territorio (9.000 abitanti circa) viene infatti parlato l’aranese, un dialetto dell’occitano riconosciuto ufficialmente (e tutelato) dal governo regionale catalano, la Generalitat de Catalunya. La regione storica della Catalogna comprende anche la Catalogna settentrionale (in catalano: Catalunya NordRossiglioneCerdagnaConflentCapcir e Vallespir), passata alla Francia già nel 1659e oggi coincidente con gran parte del dipartimento dei Pirenei Orientali, che ha come capoluogo Perpignano.Le Isole BaleariAndorra, la Comunità Valenzana e la Frangia d’Aragona (in catalano Franja de Ponent o Franja d’Aragó) condividono la lingua catalana.All’insieme di questi territori di lingua e cultura catalana (la Catalogna attuale, il Rossiglione, il Paese Valenciano, le Baleari, la Franja de Ponent dell’Aragona e la città di Alghero in Sardegna) ci si riferisce spesso con il termine di Paesi catalani (in catalano: Països Catalans), di cui il Principato di Catalogna costituisce per popolazione ed estensione l’entità maggiore.Fin  dal Paleolitico, la Catalogna fu occupata da colonie Greche, Cartaginesi e poi divenne parte dell’Impero romano. Caduto l’impero romano, la regione fu occupata dai Visigoti e poi divenne territorio dell’al-Andalus, il nome con il quale gli arabi chiamavano la parte della penisola iberica che avevano conquistato.La Catalogna fu liberata, dopo pochi anni di occupazione, dalle truppe carolinge e fu durante la dominazione carolingia che si sviluppò, grazie all’autonomia di cui godeva la regione, una cultura catalana, sotto l’egemonia della contea di Barcellona. Attraverso matrimoni, il principato di Catalogna si unificò alla Corona d’Aragona e poi a quella di Castiglia.Con la vittoria di Filippo V, nel 1714, nella guerra di successione Spagnola, la Catalogna e tutta la Corona d’Aragona perse una buona parte di potere a vantaggio di un accentramento verso la corona di Castiglia.Nella storia unificata della Spagna, la Catalogna recupera e riperde varie volte vari gradi di autonomia, fino alla salita al potere di Francisco Franco, nel 1939, che arriva persino a dichiarare illegale l’uso delle lingue regionali, tra cui il catalano. Dopo la morte di Franco, la Catalogna votò favorevolmente per la nuova Costituzione e divenne una delle Comunità Autonome all’interno della Spagna.La forte spinta identitaria dei catalani, tuttavia, non trovò una risposta né durante la transizione democratica, né nei decenni successivi, tanto che ancora oggi è causa di frizioni con il governo centrale.Dalla fine del XIX secolo si è organizzato un movimento politico nazionalista catalano, inizialmente rivendicando una semplice autonomia per la regione per poi passare ad una più radicale posizione indipendentista.Un tentativo di proclamazione della Repubblica Catalana indipendente ebbe luogo negli anni venti, ma fu prontamente stroncato dal regime di destra condotto dal dittatore spagnolo Miguel Primo de Rivera. Alla caduta della monarchia nel 1931, anche se vi fu un notevole indebolimento del potere centrale le manifestazioni furono pressoché nulle, si osservò infatti un riavvicinamento al governo nazionale. Durante la guerra civile, la Catalogna sostenne fino allo sfinimento le forze repubblicane, per paura di un altro regime totalitario. La sconfitta fu pesantissima, con un danno economico e sociale: l’insegnamento del catalano fu infatti vietato dal dittatore Francisco Franco.Uscita nel 1975 dalla dittatura, la Catalogna attuò una politica di forte collaborazione con il governo per poter cogliere ogni occasione di ripresa dopo il franchismo: per oltre trent’anni non si parlò quasi più di indipendenza. Nei primi anni 2000risorsero alcuni partiti indipendentisti che crebbero sempre di più, arrivando a conquistare la maggioranza relativa nei seggi regionali nel 2015. Nel novembre del 2014 si è poi tenuta una “consultazione non referendaria” sull’indipendenza della Catalogna. A tale consultazione, patrocinata dal governo comunitario catalano, non è stata riconosciuta alcuna validità dal governo centrale spagnolo, forte della Costituzione del 1978 che ribadisce l’unità ed indivisibilità della Spagna. Il risultato della consultazione è stato di netta affermazione dell’opzione indipendentista (con l’80% dei voti a favore), ma fortemente viziato da una partecipazione al voto inferiore al 35%.Il 1 ottobre 2017 si è tenuto un referendum per l’indipendenza. Il referendum era stato preventivamente dichiarato illegale con sentenza unanime dalla Corte Costituzionale spagnola e come tale non è stato riconosciuto dal governo di Madrid, che ha ordinato l’intervento delle forze di polizia per impedirne lo svolgimento. Con un’affluenza di circa il 41%, il “sì” ha ottenuto oltre il 90% dei voti.  (rticerche su wikipedia)
  • epa06241392 People protest in Barcelona on occasion of the general strike called in Catalonia, Spain, 03 October 2017. Unions CGT, IAC, COS and CSC called for a general strike in Catalonia as a protest against the Spanish Government measures to avoid the celebration of the referendum last 01 October 2017. According to unions, the strike is having a big support in sectors such as transport, shops, stowage or agriculture. EPA/JUAN CARLOS CARDENAS

 I PROSSIMI CHE POTREBBERO AZZARDARE NEL CHIEDERE L’INDIPENDENZA IN EUROPA:POTREBBERO ESSERE :la CORSICA e la SARDEGNA .

CONCETTO DI REPUBBLICA

Concetto della Repubblica Parlamentare  Italiana

La repubblica (dal latinores publica, cosa pubblica) è una forma di governo di uno Stato, appartenente alle forme di democrazia rappresentativa o aristocratica, in cui la sovranità viene esercitata dal popolo secondo forme stabilite dal sistema politico che, nei sistemi repubblicani moderni, può prevedere una costituzione scritta o un sistema costituzionale orale.Secondo la definizione generale, la repubblica è anche la forma di governo in cui le cariche pubbliche sono di solito scelte con metodi diversi dalla trasmissione ereditaria (solitamente nomina o elezione).Essa viene solitamente contrapposta alle forme di assolutismo monarchico, alla monarchia costituzionale e generalmente a tutte quelle di stato assoluto, le quali viceversa prevedono la presenza della figura del sovrano.

Storia

La prima repubblica fu quella romana, anche se già nelle polis greche si ravvisa una forma repubblicana (democrazia ateniese). La repubblica aristocratica iniziò quando il re Tarquinio il Superbo fu scacciato (509 a.C.) e finì quando Ottaviano divenne il primo imperatore (ma già col governo autocratico di Cesare la repubblica era considerata tale solo di nome) nel 27 a.C., anche se ufficialmente Roma rimase una repubblica durante il periodo del principato, almeno fino al 284 (l’imperatore deteneva il titolo di princeps senatus e non di dominus, ovvero di sovrano, come in seguito alla riforma di Diocleziano).La linea di demarcazione tra monarchia e repubblica è all’inizio labile: ad esempio, nella polis greca, dopo il passaggio dalla monarchia all’aristocrazia, solo quest’ultima casta poteva eleggere gli arconti o prendere decisioni (politeia).Col tempo le conseguenze socio-economiche della colonizzazione greca nel mar Mediterraneo furono notevoli: l’espansione e l’incremento degli scambi commerciali e delle attività artigianali ed industriali e l’introduzione della moneta favorirono la formazione di una nuova classe di commercianti ed industriali, che progressivamente misero in crisi il predominio dell’aristocrazia. La possibilità di entrare a far parte della vita politica

Descrizione

Il filosofo greco Aristotele formulò una, ormai consolidata, distinzione terminologica fra tre forme di governo: la monarchia, l’aristocrazia e la democrazia. In termini di principio nessuna di queste forme di governo è incompatibile con la Repubblica, anche se propriamente viene inteso come Repubblica una forma di governo che è un’aristocrazia o democrazia (e le rispettive derivazioni: oligarchia e oclocrazia), piuttosto che una monarchia (e la sua derivazione, la tirannide). Principalmente la repubblica si esplica con l’elezione degli organi di direzione politica, che rimangono in carica per un tempo determinato, terminato il quale il sistema politico prevede una nuova elezioneQuesto termine, come l’equivalente greco politeia, fa in sostanza riferimento all’organizzazione politica della società in senso generale e l’uso del termine da parte degli autori classici (per esempio nella Repubblica di Platone) non deve necessariamente essere considerato come un riferimento ad un particolare tipo di istituzione politica. La Repubblica, per gli antichi, non era altro che l’interesse per il bene della collettività, per la polis, lo Stato. È esemplare l’articolo della costituzione della Repubblica di Weimar: «Il Reich tedesco è una Repubblica».Le repubbliche, infatti, non sono necessariamente democratiche: per esempio nell’antichità, pensiamo alla Repubblica romana, la piena cittadinanza è stata negata agli schiavi o alle donne; oppure si può fare riferimento alla Repubblica di Venezia, che, nella seconda fase della sua storia, era una repubblica oligarchica in cui il popolo era escluso dal governo della cosa pubblica, ma dove il capo dello Stato (il doge) veniva scelto con un complesso sistema di voto-sorteggio tra gli appartenenti alla classe “nobiliare“.D’altro canto non tutti gli Stati democratici sono repubbliche, per esempio il Regno Unito, sebbene democratico non è una repubblica, ma una monarchia parlamentare, in cui è presente una camera bassa, la Camera dei Comuni, eletta direttamente dai cittadini, ma il capo dello Stato (il re o la regina) è scelto secondo un rigido criterio ereditario. Nel corso dei secoli, la “Repubblica” si è andata sempre più caratterizzando come sistema a carattere prettamente democratico, come sistema istituzionale in cui i vertici dello Stato non vengono scelti per via ereditaria.[1] Più che tra monarchia e repubblica, la distinzione è sempre più divenuta tra repubblica e “monarchia o oligarchia nobiliare”.

Repubbliche storiche

Nonostante non si utilizzasse propriamente il termine “repubblica” per indicare queste forme di governo, generalmente s’intende le polis greche o la Repubblica romana. La repubblica romana, a differenza delle democrazie greche, era una forma temperata di aristocrazia.L’espressione repubblica marinare è nata nell’Ottocento per indicare le entità statali che goderono di un’indipendenza di fatto o di diritto; la loro autonomia, economia, politica e cultura erano basate essenzialmente sulla navigazione e sugli scambi marittimi. La loro storia va dal Medioevo sino alle soglie dell’Età contemporanea; le repubbliche marinare furono:AmalfiGenovaPisaVeneziaAnconaGaetaNoli e la città dalmata di Ragusa.

Dopo l’isolamento in cui si era trovata nell’Alto Medioevo, l’Europa, grazie alle repubbliche marinare, rialzò nuovamente lo sguardo verso gli altri continenti.Queste città, nonostante la rivalità commerciale che le metteva l’una contro l’altra, per la loro intraprendenza, lo spirito di avventura e la capacità di risorgere dopo tempi difficili, sono sempre state considerate una grande gloria per l’Italia. Dall’Oriente le repubbliche mercantili importavano una vasta gamma di merci introvabili in Europa, che poi rivendevano in altre città d’Italia e dell’Europa centrale e settentrionale, creando un triangolo commerciale tra l’Oriente arabo, l’Impero bizantino e l’Italia; sino alla scoperta dell’America furono perciò nodi essenziali degli scambi tra l’Europa e gli altri continenti.Dal punto di vista istituzionale, coerentemente con la loro origine comunale, le città marinare erano delle repubbliche oligarchiche, generalmente rette, in maniera più o meno dichiarata, dalle principali famiglie mercantili: i governi erano dunque espressione del ceto mercantile; per questo, a volte, ci si riferisce a tali città col termine più specifico di “repubblica mercantile”. Il termine repubblica, in questo caso, non va inteso nel significato moderno: fino a Niccolò Machiavelli e a Immanuel Kant, “repubblica” era sinonimo di “Stato”, e non era contrapposto a monarchia.

Le repubbliche napoleoniche (o giacobine, o repubbliche sorelle) sono i nuovi Stati che si costituirono alla fine del Settecento (tra il 1797 e il 1799) in Italia e nell’Europa centro-settentrionale, in seguito all’occupazione militare francese e che avevano come modello le istituzioni della Francia rivoluzionaria. Esse furono inizialmente: la Repubblica Anconitana, la Repubblica Astese, la Repubblica Bergamasca, la Repubblica Bolognese, la Repubblica Bresciana, la Repubblica Cremasca, la Repubblica di Alba, la Repubblica Ligure, la Repubblica Piemontese, la Repubblica Reggiana e la Repubblica Tiberina. Successivamente, a seguito di fusioni, si costituirono la Repubblica Cispadana e la Repubblica Transpadana, a loro volta confluite nella Repubblica Cisalpina. Per ultime videro la luce la Repubblica Romana, che assorbì la Repubblica Anconitana, e la Repubblica Napoletana.

Libertà dorata

Forma di aristocrazia vigente nel Regno di Polonia prima e nella Confederazione polacco-lituana poi, nel XVI secolo.

 (tratto da Wikipedia)

CONCETTO DI RAZZISMO.

Razzismo

 Il termine razzismo nella sua definizione più semplice si riferisce a un’idea, spesso preconcetta e comunque scientificamente errata, come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici, che la specie umana (la cui variabilità fenotipica, l’insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un vivente, è per lo più soggetta alla continuità di una variazione clinale) possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, valoriali o morali, con la conseguente convinzione che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare, ipotetico, raggruppamento razzialmente definito possa essere definito superiore o inferiore a un altro.A livello colloquiale il termine “razza” riferito alla specie umana, provoca frequenti fraintendimenti, anche per l’utilizzo diverso da quello della lingua inglese che possiede termini come race (anche in senso generico), kind (tipo, razza), breed (nel senso di ceppo zoologico) e progeny (nel senso di progenie, schiatta); con la traduzione nel differente contesto linguistico italiano, si verificano facilmente slittamenti di senso. In senso scientifico (di scienza attuale) ed in lingua italiana le razze umane non esistono, e quelle zoologiche sono confinate nel campo zootecnico degli animali domestici. La specie umana, come diverse altre, è soggetta ad una continua variazione clinale, senza soluzione di continuità da un gruppo ad un altro.Il concetto di cline è stato variamente utilizzato in campo scientifico anche per lo studio di popolazioni del passat. Il clustering genetico, la possibilità di analisi matematica (Cluster analysis) dei parametri biologici di una popolazione e del grado di somiglianza dei dati genetici tra individui e gruppi per inferire strutture di popolazione e quindi assegnare gli individui a gruppi, che spesso corrispondono alla loro discendenza geografica auto-identificata, è fattibile, anche utilizzando l’analisi delle componenti principali. Ci possono essere molteplici varianti di dati geni nella popolazione umana (polimorfismo). Molti geni non sono invece polimorfici, che significa che solo un singolo allele è presente nella popolazione. Queste ed altre tecniche permettono di riunire gli individui in gruppi arbitrari, utili ad esempio per lo studio di determinate patologie, e di identificare incidenze delle stesse, differenti in gruppi differenti. Questi fatti non implicano minimamente una reale suddivisione della specie, continua ed interfeconda.Non ci sono due esseri umani geneticamente identici. Anche i gemelli monozigoti, che sviluppano da uno zigote, hanno frequenti differenze genetiche dovute a mutazioni che si verificano durante lo sviluppo. Le differenze tra gli individui, anche strettamente correlati, sono la chiave per tecniche come il fingerprinting genetico. I principali elementi di variazione biologica umana hanno distribuzioni indipendenti e non possono essere compresi se l’ipotetica esistenza di “razze” viene assunta come punto di partenza.Tradizionalmente, con il termine razzismo si riconduceva alla composizione di razza, dal latino generatio oppure ratio, con il significato di natura, qualità e ismosuffisso latino -ismus di origine greca -ισμός (-ismòs), con il significato di “classificazione” o “categorizzazione”, qui inteso come astratto collettivo, sistema di idee, fazione e, per estensione, partito politico che può sottintendere significati differenti. Oggi l’etimologia viene in genere interpretata in modo diverso, in quanto si suppone che il termine razza italiano, così come gli equivalenti nelle altre lingue neolatine, derivi dal francese antico haraz o haras, allevamento di cavalli; per falsa divisione del termine unito all’articolo, l’haraz diventa così la razzaLe teorie razziste nacquero nel Medioevo allorché i sovrani cristiani vollero impadronirsi dei beni dei banchieri ebrei; si svilupparono poi nel XVI secolo, quando Spagna e Portogallo impiegarono schiavi Africani per le loro colonie. Esse assunsero un’importanza politica nel XIX secoloquando cominciò a diffondersi il mito della razza ariana. Questa ipotetica razza servì a Joseph Arthur de Gobineau per giustificare i privilegi dell’aristocrazia e spiegare l’antagonismo tra essa e le masse popolari. Però la maggior parte delle suddivisioni storiche datano l’inizio della storia moderna al 1492, e anche le radici del razzismo moderno si legano a questa data. A seguito dell’unificazione delle corone spagnole, il 31 marzo 1492 Ferdinando II d’Aragona ed Isabella di Castigliafirmano il decreto che espelle tutti gli Ebrei dalla Spagna. L’inquisizione spagnola, personificata nella figura di Tomás de Torquemada diventa il braccio attivo della politica della corona nell’attuazione della epurazione. Si crea il concetto di purezza del sangue, base ideologica degli statuti di limpieza de sangre promulgati alla fine del secolo.Nello spirito di questi statuti, tesi a analizzare la stirpe originaria della persona, non il suo credo religioso attuale, si riconoscono infine quelli promulgati nel 1496 da Papa Alessandro VI dove si approva un codice di purezza anche per gli ordini monastici, come quello dei Hieronymiti. Questi sono primi esempi classici di razzismo ideologico con profonde radici utilitaristiche. Durante il periodo dell’espulsione di alcune centinaia di migliaia di persone, le vittime furono numerose. Con questo atto si pose fine a una lunghissima convivenza produttiva sul territorio iberico di tutte le etnie del mediterraneo. Il massacro di Lisbona del 17 aprile 1506, viene ricordato come un’altra vicenda atroce (migliaia di morti in poche ore, molti dei quali arsi vivi) della penisola Iberica, figlia delle conseguenze delle leggi razziali dell’epoca.Un fattore da considerare in una prospettiva storica, è che il razzismo è un fenomeno connesso all’età coloniale, quando le grandi potenze europee svilupparono ideologie razziste per risolvere la dissonanza tra valori cristiani di eguaglianza e carità e lo sfruttamento delle popolazioni indigene in America come in Africa.Prima di quest’epoca la xenofobia può spesso esprimersi direttamente come tale: l’altro è inferiore in quanto “non è come noi” e ci è “quindi” ostile (in greco antico ξενός, “xenos”, significa sia “straniero” che “nemico”), perché parla una lingua diversa dalla nostra (“barbaro” in greco significa letteralmente “il balbettante”), perché non professa la nostra religione, perché non si veste come noi (in molte lingue i concetti di “straniero”, “strano” ed “estraneo” hanno la stessa radice linguistica, che in italiano è quella del latino “extra”: “che viene da fuori”).Tuttavia la società antica preferisce stratificare l’umanità in base a concetti castali, più che razziali: il nobile è ovviamente superiore al plebeo, e il plebeo libero è superiore allo schiavo. Ed ovviamente le caratteristiche dell’individuo inferiore (il suo modo di parlare, di vestire, di comportarsi) “giustificano” pienamente la sua condizione sociale inferiore. Inoltre non va dimenticato che per la gran parte le società premoderne (come ancora molte delle società moderne) sono sessiste, ritenendo cioè che tutti i maschi della razza umana siano biologicamente superiori (più forti, più intelligenti, più morali…), per il solo fatto di essere tali, a tutte le femmine della razza umana.Ciò detto, la mentalità premoderna in generale non avrebbe giudicato uno schiavo bianco superiore a un nobile – ad esempio – arabo in base alla sua sola appartenenza a una presunta “razza”. Se si cercava una superiorità, essa veniva trovata nella cultura, nell’etnia, nella religione: ogni cristiano è superiore ad ogni infedele, dunque anche uno schiavo cristiano è, “moralmente”, ma non socialmente, superiore a un principe musulmano. Ma se il principe musulmano si converte al Cristianesimo, viene meno tale inferiorità e prevale nuovamente la superiorità sociale di casta.

(attinta da Wikipedia)

«In Italia il razzismo è all’incontrario:i Razzisti sono quelli che ci stanno  invadendo giornalmente con il beneplacito dei falsi buonisti che lucrano sia su di loro che su di noi  nel pagare il conto finale economico.Ci si mette anche l’argentino Papa Francesco, i 4 governi che fino in questo momento hanno  i para occhi  per i loro personalismi politici ed economici,che accettano “moltissimi” puzzoni africani  che ai loro paesi li scarcerano per far venire  questa schiuma  di umanità pronta  a trovare benessere a discapito delle famiglie italiane.Il nostro non è Razzismo ma sopravvivenza,sperando in un futuro migliore per i nostri figli e nipoti ,che  forse non verrà mai»».

 

IMMIGRATI, PER VOTARE BASTA LA RESIDENZA.

LA SINISTRA PORTA ALLE URNE GLI EXTRACOMUNITARI

(INFORMAZIONEITALIA.COM ‹su facebook›)
 

CONCETTO DI LIBERTA’.

Libertà

 Riguardo all’ambito in cui si opera la libera scelta si parla di libertà moralegiuridicaeconomicapoliticadi pensierolibertà metafisicareligiosa ecc.Secondo una concezione non solo kantiana, la libertà è una condizione formale della scelta che, quando si tramuterà in atto, in azione concreta, risentirà necessariamente dei condizionamenti che le vengono dal mondo reale, sottoposto alle leggi fisiche necessitanti, o da situazioni determinanti di altra natura.

Afferma Isaiah Berlin:
«L’essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averl

Quindi da un punto di vista psicologico possiamo intendere la libertà com’è percepita dal soggetto:

  • o negativamente, come assenza di sottomissione, di schiavitù, di costrizione per cui l’uomo si considera indipendente,
  • oppure positivamente nel senso dell’autonomia e spontaneità del soggetto razionale: con questo significato i comportamenti umani volontari si basano sulla libertà e vengono qualificati come liberiLa mitologia romana, che pure aveva tratto da quella greca molte divinità e miti, ne possedeva alcuni che appartenevano solo ai loro riti come quello della dea Libertà che rappresentava simbolicamente la libertà personale di ognuno e, nel seguito della loro storia civile, il diritto riservato a coloro che godevano della cittadinanza romana.A questa divinità i Romani avevano innalzato due templi, uno nel Foro e l’altro nell’Aventino. La dea veniva raffigurata come una donna, con ai piedi un gatto, recante in una mano uno scettro e nell’altra mano un berretto frigio.

« È meglio, in verità, non comandare nessuno che servire qualcuno: perché senza comandare è concesso vivere onestamente, in servitù non c’è possibilità di vivere. »

 

 
 
« L’ateismo autentico, in quanto assertore di libertà metafisica (che sta a base di ogni altra libertà umana) ha un senso soltanto ed esclusivamente se è in grado di condurre sul piano sociale all’affermazione e alla diffusione della libertà in ogni suo aspetto e ad ogni livello. Se questa indispensabile prerogativa non viene rispettata l’ateismo viene tradito nella sua stessa essenza e, paradossalmente, un regime che “imponga” l’ateismo e che nel contempo non rispetti la libertà di praticare ogni fede religiosa senza restrizioni risulta per ciò stesso negatore dell’ateismo, il quale non può essere che radicalmente libertario.»

Nei termini qui posti parrebbe che la libertà metafisica debba essere considerata una “madre di tutte le libertà” tale da ammettere tutte le libertà, compresa quella religiosa. In tal senso questa libertà si configura addirittura come origine della stessa libertà religiosa nel senso di un “esercizio della religione” compatibile con l’irreligione. Pur escludendosi, dunque, religiosità e irreligiosità potrebbero convivere.

Per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla.

(TRATTO DA WIKIPEDIA)

CONCETTO DI DEMOCRAZIA.

Democrazia

 Risultati immagini per concetto di democrazia

Il concetto di democrazia non è cristallizzato in una sola versione o in un’unica concreta traduzione, ma può trovare e ha trovato la sua espressione storica in diverse espressioni e applicazioni, tutte caratterizzate per altro dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare.Benché all’idea di democrazia si associ in genere una forma di Stato, la democrazia può riguardare qualsiasi comunità di persone e il modo in cui vengono prese le decisioni al suo interno (per esempio il Papa viene eletto da una ristretta cerchia e anche lo furono i primi quattro Califfi[differenziare democrazia da aristocrazia/oligarchia]).Tra gli antichi greci, la cui lingua ha dato origine alla parola, Platone ne parla approfonditamente nel suo trattato Πολιτεία (La Repubblica) (cap. VI), nonché nel suo dialogo Πολιτικός (Politico), dandone peraltro un giudizio negativo: per lui il governo dovrebbe essere tenuto dai filosofi, in una sorta di tecnocrazia.Anche Aristotele esplora approfonditamente il concetto nel suo trattato Τὰ πολιτικὰ (Politica) e anche lui la giudica una forma di stato non opportuna, che facilmente si trasforma in tirannide (libri III e IV) (diverso è però rispetto a Platone lo stato ideale che propone).Polibio nelle sue Storie (libro VI) distingue tre forme di stato “buone” (monarchia, aristocrazia e democrazia) e tre negative (tirannide, oligarchia e oclocrazia); ideale è per lui la costituzione romana, che combina le tre forme da lui giudicate buone. Più tardi ritorna sull’argomento Plutarco in un saggio inserito nei cosiddetti Moraliae intitolato Περὶ μοναρχίας καὶ δημοκρατίας καὶ ὀλιγαρχίας (“Monarchia e democrazia e oligarchia”)Il termine “oclocrazia“, letteralmente “governo della massa”, fu introdotto proprio da Polibio per indicare una forma degenerata di democrazia, dove domina non più la volontà del popolo ma gli istinti di una massa variamente istigata da demagoghi o reazioni emotive.Risalgono al pensiero greco anche alcuni concetti collaterali che hanno grave importanza nelle democrazie moderne, p.es. quello di uguaglianza davanti alla leggeisonomia, p.es. in Clistene.A Roma fu coniata la parola repubblica (res publica = cosa pubblica), che intendeva presentare lo stato romano come proprietà comune di tutti. La situazione storica concreta fu diversa, e comunque subì una notevole evoluzione nel corso dei secoli. Ad ogni modo, a distanza di secoli dalla nascita della repubblica, Cicerone nel suo De re publica condivide la definizione attribuita a Publio Cornelio Scipione Emiliano, secondo cui res publica è res populi, cosa del popolo.Il pensiero politico di Cicerone dà particolare importanza alla concordia ordinum, la concordia tra i ceti sociali, che rappresenterebbe una sorta di compromesso tra una vera democrazia e un’oligarchia puraIl concetto di democrazia fu ampiamente dibattuto durante l’Illuminismo. Molto significativo, tra gli altri, il contributo di Jean-Jacques Rousseau, per il quale il potere che spetta al popolo sarebbe inalienabile e non rappresentabile: la democrazia o è diretta o non èMontesquieu nel suo scritto “Lo spirito delle leggi” (1748) enuncia la teoria della separazione dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), applicabile in via teorica a tutte le forme di governo, anche non democratiche, e di fatto utilizzata in quasi tutte le democrazie moderne.In tempi più recenti è celebre la definizione che ne diede Abramo Lincoln nel suo discorso a Gettysburg (1863): la democrazia è «il governo del popolo, da parte del popolo, per il popolo». Questa definizione è stata ripresa nell’introduzione alla costituzione francese del 1958 (Quinta Repubblica).

Forme di democrazia

La prima classificazione della democrazia può essere tra democrazia diretta e democrazia indiretta.

  • Nella democrazia partecipativa si raccolgono tutti quegli strumenti utili che forniscono informazioni stimolando la collaborazione tra cittadini e rappresentanti, ma di per sé questa forma di democrazia non contempla strumenti per attribuire potere legislativo ai cittadini.
  • Nella democrazia deliberativa, la volontà del popolo non viene espressa tramite l’elezione di rappresentanti, ma attraverso un processo deliberativo.
  • Nella democrazia diretta, il potere sovrano è esercitato direttamente dal popolo, come avveniva nell’antica Grecia, dove i cittadini (esclusi schiavi, donne e cittadini stranieri) si riunivano nell’agorà (oggi la piazza) per discutere attivamente di leggi o posizioni politiche da prendere.
  • Nella democrazia indiretta o rappresentativa il potere sovrano è esercitato da rappresentanti eletti dal popolo (il Parlamento). Ad esempio, l’Italia è una repubblica parlamentare (quindi a democrazia indiretta) che usa come unici strumenti di democrazia diretta il referendum, l’iniziativa popolare e la petizione popolare; i cittadini sono comunque liberi di candidarsi (entrare in politica) per diventare rappresentanti, qualunque sia il loro stato sociale.

Diritti di cittadinanza

Per diritti di cittadinanza s’intende l’insieme dei diritti civili, politici, sociali accanto ai diritti di terza generazione che sono alla base della democrazia moderna. Essi giungono a una consistente affermazione nel XX secolo. La loro estensione alle classi basse della popolazione dipende infatti dall’evoluzione del concetto di Stato a quello di nazione e da quello di sudditi a quello di cittadini.

Nell’antica Grecia la parola democrazia nacque come espressione dispregiativa utilizzata dagli avversari del sistema di governo di Pericle ad Atene. Infatti kratos, più che il concetto di governo (designato da archìa) rappresentava quello di “forza materiale” e, quindi, “democrazia” voleva dire, pressappoco, “dittatura del popolo” o “della maggioranza”. I sostenitori del regime ateniese utilizzavano altri termini per indicare come una condizione di parità fosse necessaria al buon funzionamento di un sistema politico: “isonomia” (ovvero eguaglianza delle leggi per tutti i cittadini) e “isegoria” (eguale diritto di ogni cittadino a prendere parola nell’assemblea). Peraltro, a queste forme di eguaglianza si legavano i principi di parresìa (libertà di parola) ed eleutherìa (libertà in genere). La democrazia ateniese si contraddistingue per due peculiari caratteristiche: il sorteggio nelle cariche pubbliche e l’assemblea legislativa a democrazia diretta composta da tutti i cittadini.

(tratto da Wikipedia)

CONCETTO DI MONARCHIA.

Monarchia

La monarchia è una forma di governo in cui la carica di capo di Stato è esercitata da una sola persona, come suggerisce l’etimologia del lemma (dal latino tardo mona°rcha(m), che è dal greco monárchis, composto di mónos (μόνος) “solo, unico” e -archìs (ἄρχω), da árchō, “governare, comandare”), per tutta la durata della sua vita o fino alla sua rinunzia (abdicazione).Questa figura è il monarca ed è considerato un membro a parte rispetto al resto delle persone dello Stato che sono suoi sudditi. Quando il monarca cessa le sue funzioni viene sostituito da uno nuovo, solitamente secondo un criterio ereditario nel contesto di una stessa famiglia, detta dinastia; si parla dunque di successione al trono. Ciò nonostante non mancano casi di elezione, come nel Sacro Romano Impero e in Haiti, o casi di adozione. Talvolta la successione dinastica avviene alla morte di un primo monarca eletto, come accadde in Svezia per l’attuale casa regnante.

 Da sinistra verso destra: re Haakon VII di Norvegia, lo zar Ferdinando I di Bulgaria, re Manuele II di Portogallo, il kaiser Guglielmo II di Germania, re Giorgio I di Grecia e re Alberto I del Belgio. Seduti da sinistra verso destra: re Alfonso XIII di Spagna, re Giorgio V del Regno Unito e re Federico VIII di Danimarca.La monarchia affonda le sue radici nella remota antichità in stretta connessione con la coscienza religiosa dei vari popoli. Tra il III millennio a.C. e il I millennio a.C. in Egitto, in Assiria e a Babilonia si realizzò un progetto di divinizzazione del monarca, passando attraverso stadi intermedi: prima re-sacerdote, poi ministro di dio, infine emanazione di dio o dio stesso. Presso gli ebrei l’avvento della monarchia coincise con l’unificazione del territorio; il monoteismo di questo popolo sbarrò la strada alla divinizzazione del monarca, che si dispiegò invece in Persia. In Grecia la forma monarchica già presente a Micene venne soppiantata per lungo tempo dalla struttura oligarchica o democratica delle città-stato, per tornare vitale con l’impero macedone di Filippo e Alessandro Magno. Secondo il principio aristotelico, la monarchia è una delle tre forme sane di governo, assieme ad aristocrazia e politeia, mentre la sua forma degenerata è la tirannide.

Roma la monarchia fu la prima forma di governo (VII-VI a.C.), ma ebbe come contrappeso il Senato e i comizi popolari: questa situazione preparò il passaggio alla repubblica e continuò anche nella prima fase dell’impero, almeno fino a Vespasiano (70-79 d.C.) che formalizzò la successione ereditaria, dove l’Imperatore veniva formalmente investito del potere dal Senato dal popolo. Il principato e l’impero a Roma ebbero la forma di monarchia sia ereditaria sia elettiva, in quanto l’imperatore era o un erede del princeps defunto oppure era scelto per acclamazione da parte gli eserciti nelle province oppure per elezione da senato o ordine pretoriano tra gli eredi o infine tra chi ritenevano più opportuno: non solo chi fosse il migliore a ricoprire quel ruolo, ma soprattutto chi meglio potesse soddisfare gli interessi della parte elettrice.

La monarchia germanica e feudale

Per i popoli barbarici il Re era essenzialmente il capo militare e solo successivamente si trasformò in capo politico. La sua scelta avveniva per elezione e il potere restò quindi a lungo limitato dalle assemblee dei “liberi” prima e dei “grandi” poi. La forma monarchica assoluta e divinizzata lasciata in eredità dal mondo romano faticava a conciliarsi con la forte tendenza germanica all’autonomia individuale. Definitiva stabilità fu raggiunta solo con l’incoronazione di Carlo Magno il 25 dicembre 800. Infatti il potere della dinastia carolingia veniva da Dio, tramite il pontefice, e non più dal popolo ed era assai più estesa che in precedenza. Poiché la base di consenso non doveva più essere ricercata nei legami tribali, divenne predominante il vincolo feudale che poneva al vertice del sistema il Re, ma attribuiva anche grandissimo potere alla nobiltà terriera.

Monarchia assoluta e monarchia costituzionale 

Quando, a partire dalla fine dell’XI secolo, l’omogenea struttura feudale cominciò a trasformarsi in un complesso più articolato, la monarchia venne a porsi come indispensabile strumento di mediazione tra le varie forze in campo (nobiltà e borghesia, centri cittadini e campagna feudale). Dove le forze centrifughe non prevalsero si diffuse una monarchia dalle nuove caratteristiche (SpagnaFranciaRegno Unito, etc.), centro di un’estesa burocrazia, motore di una capillare rete finanziaria, organizzatrice di un forte esercito stanziale. Tale forma di governo centralizzata fu detta “monarchia assoluta”, e in essa il Re rivestì non più il ruolo di arbitro, posto in posizione di superiorità rispetto ai diversi gruppi sociali, ma quello di fonte del diritto.Secondo Jean Bodin il sovrano assoluto si riveste di una sovranità che appartiene originariamente al popolo, ma di cui questo può spogliarsi in modo irrevocabile, conferendola ad un principe. Ciò può avvenire per favorire l’opera di revisione e modernizzazione del diritto che il sovrano feudale, sostanzialmente custode delle tradizioni, non poteva svolgere appieno. In questo senso il sovrano assoluto, invece, è legibus solutus, cioè libero dal vincolo costituito dalla legislazione precedente. Il coinvolgimento a Corte della grande nobiltà favorirà questo processo di accentramento del potere, impedendo all’aristocrazia di ostacolare la burocratizzazione del territorio.Negli ultimi secoli il termine monarchia viene anche impiegato, spesso nell’espressione monarchia costituzionale, per indicare forme di governo in cui esiste un sovrano, ma il suo potere è più o meno limitato dalla presenza di parlamenti, secondo forme che sarebbero più propriamente aristocratiche o democratiche.Il Regno Unito fu la prima monarchia in cui il Re era limitato nei suoi poteri a causa della “Magna Charta“.

Attualmente in Europa l’unico Stato dove vi è una monarchia assoluta è lo Stato della Città del Vaticano. In Asia alcune monarchie, come l’Arabia Saudita, sono assolute.Il Vaticano ha una forma di governo monarchica in cui la Costituzione assegna la pienezza e totalità dei poteri (esecutivolegislativo e giudiziario) al Pontefice. Essa tuttavia è una monarchia assoluta elettiva a carattere vitalizio, cioè il Papa non ha il potere di scegliersi il successore che invece dev’essere scelto dal Sacro Collegio Cardinalizio. Esistono inoltre altre forme di autolimitazione del potere temporale dei pontefici. Comunque la forma monarchica più diffusa in Occidente è attualmente la monarchia parlamentare.

(TRATTA DA WIKIPEDIA)

 

CONCETTO DI DITTATURA

Dittatura

La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggicostituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato.In senso lato, dittatura ha quindi il significato di predominio assoluto e perlopiù incontrastabile di un individuo (o di un ristretto gruppo di persone) che detiene un potere imposto con la forza. In questo senso la dittatura coincide spesso con l’autoritarismo e con il totalitarismo. Sua caratteristica è anche la negazione della libertà di espressione e di stampa. La dittatura è considerata l’opposto della democrazia. Va inoltre detto che il dittatore può giungere al potere anche attraverso mezzi democratici (valga l’esempio di Adolf Hitler, il cui partito raggiunse la maggioranza relativa dei voti nelle elezioni di luglio e del novembre 1932). La salita al potere di una dittatura è favorita da situazioni di grave crisi economica – per esempio dopo una guerra – sociali – lotte di classi – politiche – instabilità del regime precedentemente esistente.

Cenni storici

Il termine dittatura ha origine nella Repubblica romana, dove indicava l’ufficio del dittatore e la durata di quell’ufficio. Infatti la carica dell’antico dittatore romano – che assumeva il potere prevalentemente in tempo di guerra – era circoscritta nel tempo durando circa sei mesi. Il dittatore era un capo militare (un Dux), nominato dai Consoli Repubblicani Romani su proposta del Senato romano; i consoli non potevano nominarsi dittatori, e il Senato poteva in ogni momento far decadere il mandato del dittatore. La nomina di un dittatore aveva luogo solo in circostanze particolarmente delicate o pericolose per lo Stato Romano, in cui era necessario che una sola persona prendesse le decisioni, al posto del senato. Furono nominati dittatori ad esempio Cincinnato, durante la guerra contro gli Equi e Quinto Fabio Massimo durante la Seconda guerra punica, entrambi momenti in cui era a rischio l’esistenza stessa di Roma.Nell’epoca moderna, a Ginevra, il riformatore Giovanni Calvino organizzò una teocrazia dittatoriale fondata su un rigido moralismo e un fanatismo che non lasciava scampo a nessuno e i suoi successori non furono da meno.Un esempio di dittatura con forti motivazioni etiche, su basi teologiche e morali, è quella instaurata da Oliver Cromwell (ispirandosi all’esempio ginevrino) in Gran Bretagna tra il 1645 e il 1658, nata dalla ribellione al Sovrano Carlo I, giustiziato nel 1649 con l’accusa di immoralità, tirannia, tradimento e omicidio.L’accezione negativa di dittature è nata con la Rivoluzione Francese: il Terrore instaurato da Robespierre fu chiamato Dittatura con riferimento a un regime politico tirannico. Karl Marx riteneva che tutti i regimi politici fossero in fin dei conti delle dittature, e per questo parlava della necessità di instaurare una dittatura del proletariato come fase propedeutica per il passaggio dal Capitalismo al Comunismo. Questa idea fu poi alla base dell’affermazione del Comintern secondo cui non vi era differenza tra Fascismo e sistemi rappresentativi occidentali.Il comunismo autoritario aveva in sé delle forti connotazioni dittatoriali, che hanno trovato applicazione nel bolscevismo e soprattutto nello stalinismo. È nel XX secolo che le dittature nelle più svariate parti del mondo, un po’ in tutti i continenti (EuropaAmerica latinaAfricaAsia), trovano la loro massima espressione con il loro carico di sofferenza, guerre, soprusi, violazione dei diritti umani fino a crimini di guerra o contro l’umanità.

Classificazione delle dittature

Le dittature della storia moderna si classificano in base a due variabili: l’intensità e l’ideologia. L’intensità prende in considerazione la raffinatezza e l’efficacia del potere, il rapporto tra forza e consenso, il grado di pluralismo, il ricorso alla mobilitazione di massa. L’ideologia prende in considerazione l’atteggiamento sociale e i valori di fondo della dittatura, l’atteggiamento verso l’ordine politico-sociale esistente, il tipo di rappresentanza di classe.In base all’intensità generalmente si distingue tra AutoritarismoCesarismo e Totalitarismo.

  • Nell’Autoritarismo ovvero la dittatura della repressione: il mantenimento e consolidamento del potere si basa in via prevalente o esclusiva sulla repressione, poiché, instaurandosi in società tradizionali, il regime non vive la necessità di coinvolgere le masse tramite ricorso frequente e costante alla propaganda. Lascia quindi una certa libertà e autonomia, non avvertendo l’esigenza di controllare tutti gli aspetti della società. Talvolta rappresenta il tentativo di alcune élite conservatrici di bloccare il processo di modernizzazione, talaltra il tentativo del ceto dominante di favorire la modernizzazione traghettando la società verso un nuovo ordine. In base all’ideologia si distingue tra:
  • Il Cesarismo ovvero la dittatura del “capo” (“uomo della Provvidenza”, “padre del popolo”): è la categoria in cui Max Weber e Antonio Gramsci facevano ricadere le dittature del loro tempo. Questi regimi non si basano solo su strumenti di repressione, ma anche sul consenso. Sono incentrati sulla figura di un capo carismatico e su un forte apparato statale. All’ideologia si sostituisce il carisma del capo. Caratteristica di questa dittatura è la mediazione tra interessi contrastanti. Il termine deriva dalla dittatura di Cesare nell’antica Roma. In base all’ideologia si parla di:
  • Il Totalitarismo ovvero la dittatura del controllo totale: è il tipo più moderno di regime dittatoriale. Oltre alla repressione, all’ideologia e al capo si aggiunge la presenza del regime in ogni ambito. Il concetto è sviluppato nelle Origini del Totalitarismo di Hannah Arendt. Ritiene l’autrice che il totalitarismo necessiti di tre fattori per potersi sviluppare: una società industriale di massa, la persistenza di un’arena mondiale divisa e lo sviluppo della tecnologia moderna. Secondo la Arendt gli elementi distintivi del totalitarismo sono l’ideologia e l’uso del terrore, e la massima espressione del medesimo il lager (Germania nazista) e il gulag(Unione Sovietica), dove avviene la cancellazione dell’individualità tramite un dominio assoluto sulle persone. Esempi furono lo Stalinismo in U.R.S.S. e il Nazionalsocialismo di Adolf Hitler in Germania. Un esempio attuale è la Corea del Nord di Kim Jong-il e suo figlio Kim Jong-un.Mussolini e Giovanni Gentile, uno degli ideologi del Fascismo, ritenevano il loro regime un totalitarismo (considerandolo ovviamente in un’accezione positiva). Nonostante ciò, molti storici sostengono che quella di Mussolini fosse una dittatura autoritaria e non totalitaria, siccome, formalmente, il re era più importante del Duce e diversamente da come avveniva nella Germania nazista o nell’Unione Sovietica stalinista, il fascismo non aveva il controllo totale degli organi di sicurezza e d’ordine, pertanto il fascismo, a volte, viene definito un totalitarismo imperfetto.
 (TRATTO DA WIKIPEDIA)

CONCETTO DI DEMAGOGIA.

Demagogia

Demagogia è un termine di origine greca (composto di demos, “popolo“, e aghein, “trascinare”) che indica un comportamento politico che attraverso false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore a fini politici o per il raggiungimento/conservazione del potere.

Definizioni

Lo storico Tucidide definiva “demagoghi” (capi popolo) tutti gli Ateniesi che, in seguito alla morte per peste di Pericle nel 429 a.C., cercavano di prendere il suo posto ingannando e seducendo l’assemblea popolare ateniese, tramite false promesse e istigazione contro gli avversari politici.

Fu Platone, nel “Politico” e nelle “Leggi”, a dare un’ulteriore definizione di demagogia: questa è nient’altro che la forma di governo corrotta che deriva dalla democrazia, forma corrotta del governo di molti. Detto ciò, e considerando che la sua preferenza andava a una costituzione mista che comprendesse il meglio delle tre forme di governo virtuose (monarchia, aristocrazia e democrazia), Platone aggiunge che in caso di governo corrotto la forma migliore tra le tre possibili (tirannideoligarchia e demagogia) era proprio la demagogia, perché almeno veniva salvaguardata la libertà.Successivamente, Aristotele approfondì ulteriormente la definizione: lo Stagirita, nella “Politica”, afferma che la demagogia (bisogna però notare che Aristotele non usa questo termine, ma ricorre a “democrazia”, capovolgendone quindi il significato rispetto a Platone) è la peggiore possibile tra le forme di governo, poiché mira a favorire in maniera indebita i poveri rispetto ai ricchi, incorrendo nell’errore di considerare tutti gli uomini uguali in tutto, mentre sono uguali solo per natura, per la quale non si può dedurre che è come un caso particolare come la democrazia.

Esempi storici

  • Alcibiade, celebre generale ateniese, perseguì una politica di potere personale piuttosto che venire incontro ai bisogni del popolo. Durante la guerra del Peloponneso promosse il tentativo di conquista della Sicilia (che ebbe esito disastroso) facendo leva sulla vanità degli ateniesi e promettendo che sarebbe stata una facile vittoria. Condannato a morte, non esitò a schierarsi dalla parte dei nemici di Atene pur di salvarsi.
  • Nell’età imperiale romana (I – III secolo d.C.), quando una parte sostanziale della società era composta da nullatenenti e disoccupati, il potere politico favorì e assecondò le aspettative e i bisogni primari di questa fetta della popolazione, per ottenere consensi ed evitare rivolte. Il risultato è ben descritto dal poeta Giovenale in un celebre motto: “panem et circenses” cioè “pane e spettacoli del circo”. Venivano elargite razioni di cibo, denaro e spettacoli pubblici. I costi altissimi venivano sobbarcati dalle province dell’impero che pagavano ingenti tasse alla capitale.
  • Ne I promessi sposi, è un demagogo il personaggio di Antonio Ferrer, acclamato dal popolo per aver dimezzato il prezzo del pane con effetti immediati positivi (tutti avevano il pane), ma con effetti a lungo termine disastrosi (la farina scarseggiò sempre di più finché i popolani affamati assaltarono un forno, episodio descritto da Manzoni basandosi su un fatto realmente accaduto).

Rapporto con la massa

Spesso il demagogo fa leva su sentimenti irrazionali e bisogni sociali latenti, alimentando la paura, l’odio o la rabbia, ecc. nei confronti dell’avversario politico o di minoranze utilizzate come “capro espiatorio e come “nemico pubblico”, utile alla formazione di un fronte comune, uniformato temporaneamente dalla medesima lotta e dunque scevro di dissenso interno.Nella casistica dei mezzi demagogici, vengono indicati anche l’utilizzo di un linguaggio politico derisorio verso gli avversari o caratterizzato da una vistosa enfatizzazione degli effetti negativi delle loro politiche.Il fattore demagogico è dunque parte del populismo, in quanto il suo strumento è la costruzione ideologica del consenso” Eppure, il rapporto di influenza può essere biunivoco, cioè anche dal basso verso l’alto, alterando la stessa stabilità del processo decisionale e la capacità di leadership: spesso “si decide, basandosi su un algoritmo costruito per intercettare il consenso espresso dagli umori di quel momento. Dell’ultimo momento”

(TRATTO DA WIKIPEDIA).

CONCETTO DI POPULISMO.

Populismo

Il populismo (dall’inglese populism, derivato da populist tramite traduzione del russo народничество: narodničestvo) instaura “una relazione diretta, non tradizionale, tra le masse e il leader, che porta a quest’ultimo sia la fedeltà delle prime, sia il loro sostegno attivo nella sua ricerca del potere, e questo in funzione della capacità carismatica del leader di mobilitare la speranza e la fiducia delle masse nella rapida realizzazione delle loro aspettative sociali nel caso in cui egli acquisti un potere sufficiente”.Il populismo può essere sia democratico e costituzionale,sia autoritario: in una società di massa, esso nega o svaluta il ruolo della classe dirigente,esaltando in modo demagogico e velleitario il popolo,sulla base di principi e programmi generalmente socialeggianti

Definizione

La parola populismo può avere numerosi campi di applicazione ed è stata usata anche per indicare movimenti artistici e letterari, dove ha contraddistinto la tendenza a idealizzare il mondo popolare come detentore di valori positivi; ma il suo ambito principale rimane quello della politica.

In questi ultimi anni l’uso che i politici e i mass media fanno del termine “populismo” si è significativamente diffuso e viene usato in un’accezione denigratoria di soggetti politici che, criticando le élite ed esaltando “il popolo” come fonte unica di legittimazione del potere, si fanno sostenitori di istanze popolari che però comporterebbero un superamento dei limiti di diritto posti dalla Costituzione all’esercizio del potere politico stesso.

Per alcuni tale nozione non implicherebbe un raggiro del popolo (come invece la demagogia) e la sua accezione negativa risalirebbe a fenomeni politici passati che non descriverebbero il significato attuale del termine. Per costoro si definirebbe anche un populismo di sinistra e un populismo di destra con caratteristiche peculiari diverse.Tuttavia per altri, la parola conserva il senso dispregiativo sinonimo di demagogia.In ogni caso, in ambito politico “si assiste spesso a un paradosso: chi grida al populismo galoppante al contempo si ritrova a rincorrere, a inseguire il populismo sul suo stesso terreno”. In questo ambito vi è, poi, chi distingue tra uso del populismo fatto dall’opposizione e fatto dal governo.

(tratto da wikipedia)

CONCETTO DI NAZIONALISMO.

Nazionalismo

Si definisce nazionalismo quell’insieme di idee, dottrine e movimenti che sostengono l’importanza del concetto di identità nazionale e di Nazione, intesa come collettività ritenuta depositaria di valori tipici e consolidati del patrimonio culturale e spirituale di un popolo/etnìa, essendo tale patrimonio la risultante di uno specifico percorso storico. Secondo alcuni fu proprio l’illustre scienziato Andrea Guarnieri De La Riveira a definire il nazionalismo come un concetto di esaltazione della nazionalità.

Alcune classificazioni

Il termine fu usato per la prima volta dal filosofo tedesco Johann Gottfried Herder (Nationalismus) intorno al 1770, ma divenne di uso comune solo negli ultimi decenni dell’Ottocento. Le prime manifestazioni del nazionalismo si hanno durante la Rivoluzione Francese ed in seguito nei paesi occupati dalle truppe napoleoniche; è accettato da quasi tutti gli storici il nesso tra diffusione del nazionalismo e sviluppo industriale di un paese, come pure quello tra nazionalismo ed alfabetizzazione delle masse popolari; in tal senso l’età napoleonica costituisce un chiaro spartiacque tra una Europa pre-nazionale, dove l’identità dei vari Stati è costituita dalla continuità dinastica, ed una Europa dove il soggetto primo ed ultimo della politica interna ed estera è costituito dallo Stato-Nazione. Affinché questo passaggio si completasse era necessaria la eliminazione dell’Impero (inteso come Stato plurinazionale) come modello politico; in questo senso tutte le principali guerre del XIX secolo per terminare con la Grande Guerra contribuiscono alla creazione di Stati nazionali dalle ceneri di Stati plurinazionali come l’Impero Asburgico, l’Impero Ottomano e l’Impero russo.Il nazionalismo si è fatto sempre più aggressivo legandosi in vari modi all’irrazionalismo filosofico ed artistico: si producono la nazionalizzazione delle masse(G. Mosse) in politica interna e la spartizione coloniale del mondo in politica estera. Questo processo è accompagnato da guerre ma anche da periodi di pace; si segnalano il primo Congresso di Berlino (1878) in cui vengono ridefinite le sfere di influenza nei Balcani, ed il secondo Congresso di Berlino (1885), dove vengono ridefinite le aree di espansione coloniale di Francia, Inghilterra, RussiaBelgio e Germania. Il regista di queste operazioni diplomatiche è il cancelliere tedesco Otto von Bismarck (1862-1890). Infine la prima Guerra Mondiale (e soprattutto l’epilogo costituito dalla pace di Versailles) non risolve del tutto i problemi suscitati dal nazionalismo imperialistico, ma anzi ne crea di nuovi e più gravi, con la nascita di nuovi nazionalismi ancora più aggressivi ed incontrollabili (FascismoNazismo).

Sul piano teorico ed ideologico il nazionalismo, inizialmente unitario, ben presto si differenzia in varie tipologie tra cui ricordiamo:

Louis Snyder, nel suo The meaning of nationalism (1954) ha proposto un approccio storico-cronologico individuando quattro forme di nazionalismo succedutesi nel tempo:

  • Nazionalismo integrativo (1815-1871) che coinvolse ad esempio i processi unificativi di stati come Italia e Germania;
  • Nazionalismo smembrante (1871-1890) che vide protagoniste le minoranze di imperi in dissolvimento come quello Austroungarico e Ottomano;
  • Nazionalismo aggressivo (1900-1945) causa scatenante delle due guerre mondiali e quindi profondamente intrecciato con l’Imperialismo;
  • Nazionalismo contemporaneo (dal 1945 in poi) che si caratterizza per uno sforzo per l’espansione economica e neoimperiale dei due principali attori della guerra fredda (USA e URSS), e per la spinta alla decolonizzazione in Asia, Africa e Medio Oriente.

E. J. Hobsbawm (Nation and nationalism, 1990) accoglie la tesi di proposta da Miroslav Hroch sulla divisione dei movimenti nazionalistici in tre fasi:

  1. la riscoperta letteraria e folklorica della cultura popolare;
  2. l’agitazione politica del nazionalismo militante di piccoli gruppi;
  3. l’adesione a movimenti di massa.

Il politologo contemporaneo Walker Connor si sofferma sullo studio dei moderni nazionalismi classificandoli non solo sotto un profilo storiografico ma anche sociologico, secondo il quale la promozione e la tutela della Nazione è un sentimento legato alle esperienze che connettono l’individuo con gli elementi materiali ed immateriali del suo territorio.

Il nazionalismo dalle radici alla prima guerra mondiale

In generale si distingue tra il nazionalismo democratico o liberale, che si affermò in Europa e America Latina durante la prima metà dell’Ottocento, ed il nazionalismo della seconda metà del XIX secolo. Il primo pensava alla nazione come comunità che coesiste pacificamente e pariteticamente con altre nazioni(tipica ad esempio di Giuseppe Mazzini), mentre il secondo è legato alla reazione contro la democrazia parlamentare ed all’espansionismo delle nazioni d’Europa impegnate nella gara di supremazia extraeuropea, il colonialismo. Nella prima metà dell’Ottocento il nazionalismo, nell’accezione più alta del termine, cioè come espressione suprema dell’idea di nazione, si sviluppò con maggior vigore in quei paesi che non si erano ancora dotati di uno stato unitario, e cioè la Germania e l’Italia. Quando ciò avverrà, negli anni sessanta di quello stesso secolo, gli equilibri europei verranno sconvolti e con essi si accelererà lo sfascio dei vecchi imperi multinazionali (soprattutto dell’Impero austro-ungarico e di quello euroasiatico Ottomano), mentre il nazionalismo assumerà caratteri diversi negli Stati-nazione: in Inghilterra si identificò con la missione imperiale britannica, in Germania si sforzò di creare uno stato autoritario a forte vocazione protezionista e con suggestioni pangermaniste (von Treitschke e von Sybel anticipate già da Fichte), in Francia si strinse attorno al tradizionalismo monarchico e cattolico della destra di Barrès, manifestatosi in occasione dell’affare Dreyfus.

 (tratto da Wikipedia)

CONCETTO DI ANARCHIA.

Anarchia

 La “A cerchiata“, uno dei simboli anarchici, molto diffuso dopo la metà del XX secolo, rappresenta la frase “Anarchy is Order” (Anarchia è Ordine)
« L’anarchia, è l’ordine senza il potere »

L’anarchia (dal greco anticoἀναρχία, ἀν, assenza + ἀρχός, governo o principio) è l’organizzazione societaria agognata dall’anarchismo basata sull’idea libertaria di un ordine fondato sull’autonomia e la libertà degli individui, contrapposto ad ogni forma di potere costituito compreso quello statale.Nell’accezione contemporanea nasce terminologicamente con gli scritti del filosofo Pierre-Joseph Proudhon nella prima metà del XIX secolo, affondando idealmente in concetti propri di Thomas More (Utopia), dell’illuminismo (Condillacde Sade, in parte RousseauDiderot) e di William Godwin. Contributori allo sviluppo del pensiero anarchico, quasi contemporanei a Proudhon, furono l’inventore e scrittore Josiah Warren, il rivoluzionario e filosofo Michail Bakunin, lo scrittore Lev Tolstoj e, limitatamente ad alcuni sviluppi sopravvenuti nel secolo successivo, il filosofo individualista Max Stirner.Le interpretazioni che gli storici, i politici, e gli stessi anarchici danno dell’anarchia sono varie e ramificate. Nel corso della storia, con anarchia, infatti, non si individua un’univoca forma politica da raggiungere, e soprattutto non si concordano necessariamente i mezzi politici da utilizzare, spaziando dalla nonviolenza al pacifismo e all’insurrezionalismo rivoluzionario. Tutto lo spettro anarchico ha tuttavia come nucleo ideologico centrale un elemento comune: la necessità dell’annullamento dello Stato, o in ogni caso delle più incombenti forme di potere costituito. Tutti gli anarchici sono cioè concordi nel considerare l’abolizione del potere condizione necessaria e obiettivo finale dell’evoluzione sociale. L’annullamento del potere dello Stato non implica l’annullamento dell’organizzazione sociale, implica l’evoluzione verso una società non gerarchica, in cui spesso viene sostenuta anche l’abolizione della proprietà privata.Le suddette interpretazioni implicano, almeno dal punto di vista fattuale, una gamma di movimenti e linee di pensiero che spaziano dall’Anarco-pacifismo e l’Anarchismo cristiano di Lev Tolstoj, all’Anarco-comunismo di Pëtr Alekseevič Kropotkin, all’insurrezionalismo di Errico Malatesta, ai movimenti anarchici contemporanei d’ogni genere, a volte slegati dalle teorie fondamentali e dal loro sviluppo storico.Il termine Anarchia era ed è a volte impropriamente utilizzato per descrivere il caos nel primigenio significato mitologico e situazioni di disordine sociale quindi di illegalità, spesso mutuando significati propri del caos inteso nel senso fisico di disordine entropico. Per evitare questa confusione tra termine politico e gergale, e per sfuggire a censure, venne utilizzato contemporaneamente, precisamente dal 1857, il termine libertario, coniato da Joseph Déjacque, scrittore anarchico, e subito utilizzato largamente in Francia aggirando la censura statale. Acrazia infine è analogo termine, di uso francofono, meno diffuso in lingua italiana. Anarchia, libertarismoacrazia diventano quindi sinonimi a partire dalla seconda metà del XIX secolo, con sfumature relative al contesto ed alle epoche. Con Anarchia si intende la prospettiva politica ed il progetto sociale, mentre con Anarchismo, in modo più stringente si intende la teoria in sé ed il ramificato movimento concreto di lotta, in gran parte continuazione ideale dell’opera della Rivoluzione francese, epurata dai relativi errori, descritti da Godwin nel saggio Giustizia politica.

(tratto da wikipedia)

CONCETTO DI RIVOLUZIONE.

Rivoluzione

Il termine rivoluzione (dal latino revolutio -onis, “rivolgimento, ritorno”, derivato dal verbo revolvĕre “rovesciare”) nel suo significato più ampio indica qualsiasi cambiamento radicale nelle strutture sociali come quello operato ad esempio dalla rivoluzione industriale, da quella tecnologica o in particolare da quella culturale come auspicavano gli illuministi nel secolo XVIII con la redazione dell’Encyclopédie:La rivoluzione come fenomeno storico è un processo rapido o di lunga durata, non sempre violento, con il quale classi o gruppi sociali, più o meno ampi, si ribellano alle istituzioni al potere per modificarle e determinare un nuovo ordinamento politico.Nella filosofia politica è l’ideale della realizzazione storica di un radicale cambiamento, ispirato da motivazioni ideologiche, nella forma di governo di un paese con trasformazioni profonde di tutta la struttura socialeeconomica e politica.Lo stesso Ferrero sostiene che la prima forma di rivoluzione (“silenziosa”) e la seconda (“rumorosa”) si sono unificate nella Rivoluzione francese  per cui nella storiografia occidentale la rivoluzione “rumorosa” del 1789 (la presa della Bastiglia) è stata vista come la causa di quella “silenziosa” caratterizzata dal consolidamento delle istituzioni liberali e democratiche  Per questa sua particolarità storica la Rivoluzione francese assume nella cultura politica occidentale un valore esemplare che non viene riconosciuto invece né a quella inglese, né a quella americana che pure erano cronologicamente precedenti.Comunemente assimilato alla rivoluzione è il cosiddetto “colpo di Stato” che secondo Raymond Aronsarebbe invece «opportuno riservare […] al cambiamento di Costituzione decretato illegalmente dal detentore del potere (Napoleone III nel 1851), o alla presa del potere da parte di un gruppo di uomini armati, senza che questa conquista (sanguinosa o no) comporti necessariamente l’avvento di un’altra classe dirigente o di un altro regime. La rivoluzione implica molto più del ‘togliti di là, così mi ci metto io’.»Una rivoluzione infine si distingue da una rivolta in quanto quest’ultima è generalmente priva di organizzazione e mancante di teorizzazioni ed ideologie che la identifichino o la trasformino in un fenomeno più complesso dell’azione immediata.

La visione marxista

Nella visione marxista la rivoluzione è uno dei temi centrali della storia. Già la fine dell’era feudale viene vista come un processo rivoluzionario – generato dalla rivoluzione industriale – di cui la borghesia assume il ruolo di protagonista, che si appropria dei mezzi di produzione.Secondo Karl Marx «la borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l’immutato mantenimento del vecchio sistema di produzione. Il continuo rivoluzionamento della produzione, l’ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca dei borghesi fra tutte le epoche precedenti».Ma lo sviluppo delle forze produttive diventa tale da non essere adeguato ai rapporti di produzione, questo genera la crisi e una nuova transizione rivoluzionaria. La rivoluzione proletaria è una inevitabile rivoluzione sociale e/o politica nella quale la classe proletaria rovescerà il capitalismo.

 (tratto da Wikipedia)

LE 12 MONARCHIE EUROPEE DA SFRATTARE NEI PALAZZI DEL POPOLO.

Quali sono le monarchie in europa oggi? Quali sono i sovrani, le famiglie reali, i re e le regine più famosi nel vecchio continente? Scopri info e curiosità sulle 12 monarchie Europee attuali ed i loro sovrani!

Re e Regine non sono solo un ricordo del passato: ancora oggi molti Paesi hanno una propria monarchia, che però negli anni ha cambiato forme e ha subito alcune modifiche di potere. Ad esempio sono ben poche oggi le monarchie assolute; predominano invece quelle parlamentari. In calo anche le monarchie costituzionali.
Vediamo quali monarchie esistono oggi in Europa.

1 – Belgio

01 re filippo belgio

  • Tipo di monarchia: Parlamentare
  • Nome del sovrano: Flippo
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 1831

La monarchia belga, di tipo parlamentare, non vede un immediato passaggio al potere in caso di morte del predecessore: il nuovo Re viene eletto solo in seguito al giuramento costituzionale. La monarchia belga è sempre stata conforme ai principi della rivoluzione liberale.

2 – Gran Bretagna

02 elisabetta ii

  • Tipo di monarchia: Parlamentare
  • Nome del sovrano: Elisabetta II
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 927
 Quella britannica è una delle più antiche monarchie del mondo: sebbene la data di inizio sia discutibile, la si fa risalire al dominio del Re Atelstano iniziato nel 927. E’ da oltre 4 secoli però che la sovranità completa non è più nelle mani del monarca: nel 1689 con il Bill of Rights venne infatti stabilita la sovranità parlamentare.(ORA SONO FUORI DALL’U.E.)

3 – Danimarca

03 margherita ii

  • Tipo di monarchia: Parlamentare
  • Nome del sovrano: Margherita II
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 933

Anche la monarchia danese è una delle più storiche del mondo. Il primo Re che unificò l’allora frammentato regno di Danimarca fu Aroldo I Dente Azzurro, in carica dal 933. Fino al 1900 la Danimarca è stata una monarchia costituzionale e, prima ancora, fino al 1660, una monarchia assoluta.

4 – Liechtenstein

04 giovanni adamo ii

  • Tipo di monarchia: Costituzionale
  • Nome del sovrano: Giovanni Adamo II (titolare), Luigi (reggente)
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 1608

Più che di monarchia, nel caso del Liechtenstein si parla di “principato“. Il primo principe fu Carlo I, che regnò dal 1608 al 1627. L’attuale Principe Giovanni Adamo II nel 2004 ha ceduto il potere decisionale al figlio Luigi.

5 – Lussemburgo05 enrico lussemburgo

  • Tipo di monarchia: Parlamentare
  • Nome del sovrano: Enrico
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 963

La storia del ducato di Lussemburgo ha origini verso la fine del I secolo dopo Cristo. Nel 1815 il ducato di Lussemburgo fu elevato a titolo di granducato. Attualmente il Lussemburgo è una monarchia parlamentare con il potere legislativo affidato al parlamento unicamerale.

6 – Norvegia

06 harald v novergia

  • Tipo di monarchia: Parlamentare
  • Nome del sovrano: Harald V
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 872

Nonostante le prime informazioni imprecise, si stima che il regno di Norvegia ebbe inizio nell’872 con Harald I. Oggi le funzioni del Re sono soprattutto cerimoniali. Egli nomina formalmente anche i ministri.

7 – Paesi Bassi

07 guglielmo alessandro paesi bassi

  • Tipo di monarchia: Parlamentare
  • Nome del sovrano: Guglielmo Alessandro
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 1747

Sebbene già prima esistesse il Regno dei Paesi Bassi, fu solo nel 1747 che venne ufficialmente dichiarata la monarchia costituzionale, in seguito divenuta parlamentare. Anche in questo caso al Re spetta un ruolo principalmente cerimoniale. Il potere esecutivo è nelle mani del governo.

8 – Monaco

08 alberto di monaco

  • Tipo di monarchia: Costituzionale
  • Nome del sovrano: Alberto II
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 1297

Anche nel caso di Monaco si parla di Principato: l’attuale Principe è Alberto II. Dal 1911 il Principato di Monaco è una monarchia costituzionale ereditaria, con un sistema di governo monocamerale.

9 – Spagna

09 filippo vi spagna

  • Tipo di monarchia: Parlamentare
  • Nome del sovrano: Filippo VI
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 1479

La monarchia spagnola ha alle spalle una gloriosa storia di sovranità, quando la Spagna tra il XVI e il XIX sec era a capo di un vastissimo impero coloniale. Il Re ha oggi un ruolo di rappresentanza e di garante dell’unità e della democrazia.

10 – Svezia

10 carlo xvi gustavo svezia

  • Tipo di monarchia: Costituzionale
  • Nome del sovrano: Carlo XVI Gustavo
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 945

Anche la storia dei sovrani svedesi è molto antica e alternata tra diversi casati. Il parlamentarismo, presente già 3 secoli fa, è stato reintrodotto nel 1917 da Gustavo V di Svezia.

11 – Città del Vaticano

11 papa francesco

  • Tipo di monarchia: Assoluta
  • Nome del sovrano: Papa Francesco
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 33 d.C.

Ed ecco la monarchia più lunga del mondo: quella Papale, iniziata nel 33 d.C. con San Pietro. La monarchia della Città del Vaticano è assoluta e definita anche “teocratica“, ovvero con la sovranità esercitata in modo simbolico dalla divinità. Si tratta di una monarchia a elezione.

12 – Andorra

  • Tipo di monarchia: Parlamentare
  • Nome del sovrano: –
  • Anno in cui è iniziata la monarchia: 1278

Andorra è un microstato situato sui Pirenei, tra la Spagna e la Francia. Il suo coprincipato è di tipo parlamentare, ed è definito “diarchico” poiché la reggenza spetta a due persone esercitanti lo stesso potere con pari dignità: coprincipati di Andorra sono il Presidente della Francia e il Vescovo della città spagnola di La Seu D’urgell.

(ricopiato su facebook – da  travel365.it)

Tutte queste  monarchie europee sono anacronistiche  .I  loro componenti sono delle persone  che “mangiano a ufo” da anni e altre da secoli sopra le spalle del Popolo.

(Secondo una diffusa tradizione, vi era un’iscrizione in lingua latina: Ad usum fabricae (abbreviato in  A.U.F.) che contrassegnava nell’antichità, durante il loro trasporto mediante carri o barconi risalenti fiumi, i materiali destinati alla costruzione delle maggiori cattedrali italiane, quali il duomo di Milano, San Pietro a Roma, Santa Maria del Fiore a Firenze, ad opera delle Fabbricerie. Secondo altri, la scritta A.U.F. avrebbe significato Ad urbis fabricam.A Milano, invece, la scritta sarebbe stata Ad UFA, con il significato di Ad Usum Fabricae Ambrosianae. Secondo queste tradizioni, l’iscrizione avrebbe gradualmente assunto il significato di gratuitamente, senza pagare, poiché tali materiali – in virtù della loro destinazione – erano liberi da ogni dazio o tributo. E dall’acronimo A.U.F. viene fatto derivare il modo di dire mangiare a ufo (o a uffa) (variante del mangiare a sbafo), cioè il consumare un pasto gratis, senza sborsare alcuna somma di denaro.Vanno registrate altre ricostruzioni simili dell’etimologia di a ufo. Secondo alcuni, deriverebbe da Ex Uffo, sigla apposta sulla corrispondenza degli uffici di governo fiorentini, che la rendeva esente da spese postali.
Secondo altri A.U.F. deriverebbe da Augustus Fecit, scritta fatta apporre dagli imperatori, nel periodo di ferragosto (feriae augusti), in luoghi appositi, dove il popolo poteva mangiare e bere gratis.
Non tutti i linguisti sono concordi su queste etimologie, che non sembrano essere documentate).

E’ ora che questi individui si procaccino il loro vivere  con le loro mani e non con i soldi dei sudditi.

VIA TUTTI I REGNANTI EUROPEI VERA ZAVORRA PER IL POPOLO SOVRANO.

W LA REPUBBLICA

( DAL  SITO:LAVOCEDEISENZAVOCE.IT CHE VI INVITIAMO DI LEGGERE)

Gli EROI di Barcellona… di questa Unione Europea dei bottegai e banchieri :Non certamente del POPOLO e delle sue primarie esigenza di LIBERTA’ e DIGNITA’ individuale….

Stravince il “SI” Vincono i Catalani e non sono stati pochi i  cittadini  che pur di andare a VOTARE COME LORO DIRITTO DEMOCRATICO E CIVILE.

Hanno sfidato le botte e la morte  sotto le manganellate e gli scarponi della POLIZIA   SPAGNOLA   “che ci ha messo molto di suo” nel PICCHIARE,STRATTONARE,CALCIARE CON INAUDITA VIOLENZA “COMPIACIUTA”. SOPRATTUTTO ANZIANI E DONNE.

Questa mattina vari giornali e partiti italiani sono  per la Spagna, sminuendo  l’ardore  e la bramosia dei Catalani  per la libertà da conquistare da anni.Non è vero neanche  che la partecipazione  dei secessionisti catalani  era in minoranza.

(Sono stati manganellati e spintonati  anche  i POMPIERI per difendere i CITTADINI INERMI)

LA VIOLENZA  INDISCRIMINATA  CONTRO GENTE PACIFICA CON LE BRACCIA ALZATE E’ UNA VERGOGNA  CHE ACCOMPAGNERA’  PER SEMPRE LA SPAGNA E DI RIFLESSO ANCHE L’UNIONE EUROPEA (IO NON MI SONO MAI SENTITO E NON MI SENTIRO’ MAI EUROPEO: MA SOLTANTO ITALIANO)

L’ALTRA SCONFITTA , DEBOLE,INCAPACE E SEMPRE LATITANTE E’ L’EUROPA DELLA MERKEL & COMPAGNI BOTTEGAI,BANCHIERI E FACCENDIERI,NON CERTAMENTE IL POPOLO CHE LO TENGONO SEMPRE DA PARTE E ALL’OSCURO DI TUTTI I LORO COMPLOTTI E MANEGGI INTERNAZIONALI. LE ISTITUZIONI SI CONFERMANO NUOVAMENTE  INCONSISTENTI,INETTE E INERMI  COME SUL GRANDE CAOS MIGRANTI CHE CI HANNO BUTTATO LA CROCE ADDOSSO SOLTANTO A NOI ITALIANI E AI GRECI.MINANDO L’AUTORITA’ DEGLI STATI CHE ORMAI PER COLPA LORO NON SONO PIU’ SOVRANI E INDIPENDENTI COME LA NOSTRA  AMATA TERRA ITALIANA,URGENTEMENTE DA RISCATTARE PER L’AVVENIRE DEI NOSTRI GIOVANI E PER IL RISPETTO E LA DIGNITA’ DI TANTISSIMI ANZIANI LASCIATI ALLA DERIVA.

CON UNA CASTA DOMINANTE ,ARROGANTE E SOPRATTUTTO BORIOSA. PRENDENDO  ORDINI DAI BANCHIERI E FILIBUSTIERI CHE SI INGOZZANO CON I NOSTRI SUDATI  SOLDI  PER FARCI “PASCOLARE” CAMPANDO SUL FILO APPENA  DELLA DIGNITA E DELLA DISPERAZIONE. ...

LUNGA VITA AI CATALANI E A TUTTA LA CATALOGNA W IL LORO CORAGGIO NEL COMBATTERE LA SPAGNA A MANI NUDE , CON LA VOCE E IL CERVELLO. W LA LIBERTA’.W LA DIGNITA’ E IL RISPETTO DEI POPOLI LIBERI.

 POLIZIA VIGLIACCA E INUMANA ,SENZA RISPETTO PER LE DONNE GLI ANZIANI E I RAGAZZI TUTTI DISARMATI  E CON LE BRACCIA IN ALTO.

 “VERGOGNA”

QUESTA VIGLIACCHERIA NON SI VEDEVA PIU’  DAL FRANCHISMO SPAGNOLO.

LA SPAGNA HA PERSO  CONTRO LE UMILIAZIONI E LE SOTTOMOSSIONI,SOFFERENZE E PESTAGGI DEI CATALANI DI TUTTE LE ETA’ E SESSO.NON HANNO RISPETTATO NESSUNO NELLA LORO SPIETATA INCURSIONE CONTRO GLI INERMI  CATALANI.I FERITI IN QUESTO MOMENTO SONO PIU’ DI 800.

“IN UNA EUROPA IMBARAZZATA SILENZIOSA  E VILE E CON UN PAPA CIECO E SORDO   PER GLI EUROPEI. MA VIGILE PER GLI AFRICANI.E COSA FA LA MONARCHIA SPAGNOLA? 

*vergogna*

Io sto con i Popoli inermi.Oggi è quello  Catalano e non  con gli incivili e vigliacchi che parlano soltanto con il manganello,spintoni e  calci……w la liberta’ dei popoli oppressi.-